Tirare a campare, ha ragione Daniele Silvestri, non è più né divertente né originale. Leggendo i giornali, o anche semplicemente guardandosi intorno, si nota un Paese sfiduciato, incapace di programmare un futuro. Fin quando la morale comune sarà intenta a salvaguardare solo il proprio orticello, sorda ai bisogni altrui, delle generazioni successive da essa stessa create, non potrà esserci progresso; e questo si riflette alla perfezione nei signori del Parlamento: perché prendersi la briga di risollevare le sorti dell'Italia, quando possono comodamente galleggiare nelle loro meschinità? E tutto ciò viene loro concesso, giacché altri al loro posto farebbero uguale.
Chi dice che il lavoro non c'è ha torto, ma quegli impieghi mai li farebbe. Io, smessa l'università dopo un solo esame, ho subito al massimo tre mesi di disoccupazione, a patto di accettare ogni mansione, umile, sottopagata, con contratti ben oltre il limite della decenza e della legalità; col senno di poi non lo rifarei: anni di sacrifici e poi nessuno è disposto ad investire su di te, a riconoscerti meriti anche evidenti; sei solo un numero da sfruttare e poi avanti il prossimo, tanto la legge lo permette (o il mercato ti costringe). E così turni di quattordici ore, natali, pasque e capodanni a lavorare, m'hanno reso più cinico e menefreghista, più stronzo e cattivo; la rabbia, la stanchezza, la mancanza di tempo e gli stipendi sempre troppo bassi si sono mangiati tanti amici, tanti progetti, l'impegno politico e la mia passione giornalistica.
Dei miei sogni ho completamente perso le tracce: come faccio a coltivarli, se i soldi che guadagno non mi bastano nemmeno per la benzina necessaria per andare a lavorare? Del denaro non m'importava nulla, adesso son costretto ad adorarlo come un dio lontano e misterioso.
Ed allora cominci a pensare che forse è tutto studiato, apri gli occhi a poco a poco ed il mondo ti si mostra diverso: diventa evidente che chi esercita il potere non ha il minimo interesse verso gli altri, specie i giovani. Ci sono prove enormi. Quante volte, discutendo di politica, avete trovato soluzioni ovvie e facili a problemi che si trascinano da anni? Una marea. Chiunque è in grado di comprendere quanto, nel nostro Paese, i costi della politica siano sproporzionati, o come non si faccia niente per incrementare il turismo (e potremmo campare solo di quello!). Tutto questo è programmato nei dettagli. Chi ci governa ci vuole intontiti, sfiduciati, incapaci di pensare al proprio futuro, alle proprie aspirazioni, perché assorbiti dalla lotta per la sopravvivenza. E come può un popolo ribellarsi seriamente se non ha più niente da chiedere, se non crede in niente, se non ha identità?
Cominciano presto, a distruggere la tua dignità di uomo. Dalla scuola, per esempio, istituzione fatiscente perpetrata in edifici fatiscenti, la cui funzione educativo-istruttiva è messa sempre più a rischio da ogni nuova riforma che la riguarda. Come posso imparare il rispetto per ciò che ho intorno, se c'è il rischio che mi crolli addosso? Cosa mai apprenderò da un corpo docente svilito, continuamente impoverito di strumenti e programmi, oppure smaccatamente rubastipendio? Strutture del tutto fuorilegge, laboratori che cascano a pezzi... ma tanto non ce n'è più bisogno, avendo la Casta, con le ultime riforme, tolto ogni senso agli istituti professionali e tecnici, trasformandoli di fatto in baby sitter a buon mercato, prima di lanciare i giovani allo sbaraglio in un mondo che non offre loro niente. Perché non glielo vuole offrire.
Manca lo scontro generazionale, perché ai più giovani è stata tolta la capacità di elaborare una propria visione del mondo e cercare d'imporla: ed è da questo scontro, tra la versione attuale e quella possibile, che emergono le soluzioni migliori per il futuro. Adesso, invece, loschi figuri da tempo destinati alla pensione sono riusciti a condizionare le sorti di molte generazioni a venire. Ed è palese che le loro idee non sono quelle giuste, che portano solo disuguaglianza sociale, ma certo non saranno loro stessi a modificarle, come invece continuiamo stupidamente a pensare.