C’è un’aria che manca l’aria. Gaber, come spesso capita ai
poeti autentici, c’era arrivato anni prima, passando per allarmista, retorico,
infausto cantore della sua prossima fine.
E invece eccoci. E non è solo questione di razzismo, ma
d’odio e d’ignoranza, che poi ne sono le componenti fondamentali. Le colpe
vengono da lontano e tante, troppe, sono quelle della sinistra, prima fra tutte
quella d’aver insediato un corpo docente, figlio del ’68, d’ignobili
scansafatiche, di inetti, di persone adatte a tutto meno che a formare dei
giovani; uno stipendio statale per tutti, e tutti contenti.
Come pensavate che potessero venire su, questi giovani,
adesso quaranta/cinquantenni (Salvini quanti ne ha? Sarà un caso?), cresciuti a
promozioni regalate e un bel 36 alla maturità? Il pensiero di chi avrebbe
dovuto istruirli era levarseli dai coglioni al più presto, anche perché quasi
sicuramente non avrebbero avuto niente da insegnare. Adesso i social ci stanno
dando le dimensione della loro ignoranza, e fa paura.
Solo che il silenzio è uguale a morte. Eccola, l’altra
grande colpa della sinistra: aver cessato di esistere. A forza di rincorrere i
voti di un Paese che di sinistra non è, invece di rimanere ferrea sulle sue
posizioni, ha sbiadito sempre più i suoi toni e colori, fino a sparire. Invece
dell’opposizione dignitosa s’è lasciata sedurre dal potere (ah no, scusate,
questo il Pci l’ha sempre fatto, ma guai a dirlo eh), è scesa a patti col
nemico, ha regalato un potere immenso a Berlusconi. E la gente che di sinistra
era davvero s’è sentita ferita e abbandonata. Ha chiuso la bocca e poi anche il
cervello, reagendo nel peggiore dei modi: si lamentava che il Pd non era
abbastanza di sinistra, e ha votato più a destra. Ma non voglio fare un’altra
pallosa indagine sociologica di questo buffo fenomeno.
Ricordo che da piccolo c’era un signore, all’edicola del
paese, che comprava il Giornale e lo ripiegava di modo che non si vedesse che
quotidiano era. Un giorno dietro di lui c’era Antonio il boscaiolo che urlò
forte: “A me tu mi dai il Manifesto, ma dalla parte che si veda bene il che è,
perché io sono comunista e di certo non me ne vergogno”. Questa situazione si è
capovolta in pochissimo tempo. E intendiamoci, i coglioni nostalgici derDucie
son sempre esistiti, solo che prima se ne guardavano bene (salvo qualche raro
antieroe masochista) dal manifestarlo pubblicamente.
Il fatto che molti degli episodi d’intolleranza di questi
giorni si siano verificati nella periferia romana è sintomatico: in quei luoghi
da sempre fermenta il neofascismo. Guarda caso, sono periferie degradate, in
cui regnano l’ignoranza e la delinquenza. Ma fino a pochi anni fa se ne stavano
chiusi nei loro garage, fra le moto rubate, a strafarsi di crack e a prendere
la setticemia con dei tatuaggi orrendi. Adesso, si sentono legittimati a
mettere in pratica la legge del più forte.
Ecco, nei confronti di questa gente sono razzista anch’io. E
ho la pretesa d’esserlo molto più di loro. Ma, di preciso, chi sono “loro”? Gli
ignoranti. Questa plebaglia che non sa le tabelline e non riesce a comprendere
un testo semplice come quello che sto scrivendo, che pretende di avere più
diritti di tutti quelli che non la pensano (ma pensano davvero?) come loro,
siano i froci, i negri, gli storpi ecc. ecc. Questa gente che si lamenta che
“ci rubano il lavoro”: oh nini, se ti porta via il lavoro un disgraziato venuto
da 10000km che non sa la tua lingua, non ha una casa e un soldo in tasca vuol
dire che vali meno di zero.
Anzitutto, non voglio che la mia cultura d’italiano, e ancor
prima di toscano, sia infangata da questi analfabeti cerebrolesi. Pensare che
uno straniero possa accomunare questi encefalogrammi piatti e me, come comuni
discendenti di Dante o di Boccaccio, mi fa rabbrividire. Pensare che questi
ectoplasmi neuronali si sentano addirittura più italiani di me, che sfruttino
il Rinascimento come giustificazione del loro stupido patriottismo, mi fa
orrore. Non posso tollerare che il resto del mondo pensi che abbiamo le stesse
radici culturali. Non è così.
Si sono inventati la Padania? Bene, diamogliela. Che si
chiudano là, ma che lo facciano per bene, e sul serio. Solo veri Italiani.
Niente negri da sfruttare in agricoltura, niente muratori albanesi a fare i
lavori a nero, niente puttane dell’Est sulle strade. Niente elettrodomestici
cinesi. Niente macchine tedesche. Che si realizzino la tanto agognata
autarchia. Vanno ghettizzati. Lasciati marcire in quella piana di merda.
E, beninteso, tutta la roba realizzata dagli stranieri gli
deve essere usurpata. Le terme euganee o l’arena di Verona son roba romana, e
allora o pagano un affitto allo Stato italiano oppure gliene vietiamo l’accesso
e lo sfruttamento. E la storia di Romeo e Giulietta? Lucrare sulla fantasia di
un extracomunitario?!?! Ma siamo impazziti?