sabato 7 luglio 2018
L'Inculata Sociologica del Movimento 5 Stelle
Hanno tradito anche Travaglio. Il loro alfiere, il grande profeta, l’uomo innamorato dell’honestà che per anni ci ha massacrato le palle su quanto tutta la Casta facesse schifo, mentre quelli del M5S avrebbero recitato il ruolo di salvatori della Patria. Forse ci credeva davvero, lo sputasentenze, sfruttando quelle casse di risonanza del pensiero finto sinistroide che sono le trasmissioni di Santoro e il Fatto Quotidiano.
Ecco allora che, sulle comode ali dell’antiberlusconismo, partiva la crociata di un fascista, divenuto idolo di una larga parte dell’opposta fazione. C’era da capirli, quegli elettori ex PCI delusi dalla nuova (vecchia) nomenklatura, che invece di schiacciare Silvio se l’era fatto quasi amico e aveva preferito concentrarsi sulla distruzione di tutto ciò che fosse più a sinistra di lei; che poi, se il comunista doveva essere Bertinotti, si spazzava via pure da solo a colpi di Rolex e cene da Confindustria.
Ed erano tanti, questi elettori delusi, troppi per non approfittarne; tra di loro, alcuni erano convintamente di sinistra, ma la maggior parte era solo convinta di esserlo. Bastava che arrivasse un po’ di crisi a far scendere i loro ragionamenti dalla testa alla pancia, perché si scoprissero i loro istinti.
Il momento propizio per Grillo & Casaleggio: un comico che non fa ridere ed un industriale che non si capisce bene come abbia fatto i soldi; due categorie che sugli italiani fanno una presa incredibile. (Chiedere a quello che incarnando entrambi i personaggi ha governato vent’anni). Con la propaganda del fido Travaglio hanno preso per mano tutti gli orfani del komunismo e li hanno traghettati là dove volevano, là dove avrebbero trovato altro terreno fertile: nel populismo vuoto e becero. Là dove era facile far confluire i voti della vera faccia del M5S, quella che somiglia tanto al PNF, altro “movimento partito a sinistra” e poi finito dove sappiamo tutti. A destra, dunque, prendere voti era ancor più semplice: leghisti delusi dall’abbandono del Sogno Padano e/o dalle ruberie di un partito che credevano lontano dalle logiche di Roma ladrona; fascisti troppo sessisti per votare la Meloni ma non abbastanza stupidi per votare Storace, o Fiore, o Casabau; berlusconiani ormai rassegnati a constatare il declino del loro messia; ex democristiani che, grazie un retaggio di propaganda durata sessant’anni, non avrebbero mai votato quei comunisti del Pd (con alla guida un ex dc, ma vabbè, alla sinistra piace perdere voti da ogni parte, la sinistra è nata per perdere, il centro sinistra per perdere in modo ridicolo). E poi, è noto, gli elettori di destra votano maggiormente con l’istinto (anche perché… con cos’altro?), e tutti lo fanno quando la situazione generale comincia ad offuscarsi.
Mancava solo un leader, e non è certo un caso se le due personalità che sono emerse sono due bellocci: il sinistroide Di Battista ed il più reazionario Di Maio. La scelta di quest’ultimo è stata dettata da una pura e semplice indagine di mercato, essendo entrambi i candidati sprovvisti di idee e caratura politica: ci mettiamo quello la cui faccia ci garantisce più voti. Poi, sotto con la campagna elettorale, con concetti semplici, vuoti, ripetitivi: altro punto di contatto colle simpatiche canaglie nerovestite. Il martellante mantra Honestà&Coherenza, nonostante le dichiarazioni del Di Maio siano più volubili di una donna in fase mestruale; l’idea di essere i soli garanti della democrazia, dell’uno! vale uno!, anche se basta che un parlamentare pentastellato si azzardi a cantare fuori dal coro che subito lo epurano, o come se gli iscritti ad un blog possano essere una credibile rappresentazione di 60 milioni di persone; lo spacciarsi per garanti di una Costituzione che a più riprese hanno dimostrato di non conoscere e di non rispettare, date le recenti dichiarazioni (ed azioni) xenofobe, senza contare i loro agghiaccianti alleati, in aperto contrasto con l’Articolo 3; la crociata contro Berlusconi quando a lui devono la spettacolarizzazione, la divizzazione della figura del leader politico che è la maschera dietro cui si nasconde il Nulla, del loro programma e delle loro competenze. Ci avete fatto caso? Di Maio può dire tutto, i suoi elettori si sono retrocessi ad ultrà. Insistono sul fatto che il Presidente del Consiglio deve essere eletto dal popolo (anche se la Cohstituzione dice altro) e poi ci mettono un tizio che non era nemmeno candidato. E nessuno che dica loro: ma ci state prendendo per il culo?
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