venerdì 5 ottobre 2018

La verità dietro al reddito di cittadinanza. Lettera a Luigi di Maio.


Caro Luigi di Maio,
oggi voglio cercare di scriverti con pacatezza, al contrario del solito. E’ vero, sul mio blog ti ho spesso insultato, è solo che la stupidità (vera o presunta) mi manda in bestia.
Allora, siamo quasi coetanei, quindi dovremmo capirci per quel che concerne il linguaggio. Nonostante abbia qualche anno in meno di te, però, penso di poterti dare una lezione importante riguardo il mondo del lavoro.
Premessa: vengo da una famiglia di contadini, e quindi l’estate, durante gli studi, era sì periodo di svago, ma anche di fatica, visto che mio nonno mi usava come rimpiazzo degli operai in ferie. Questo però mi ha permesso, a 18 anni, di comprarmi la macchina coi miei risparmi, e soprattutto di entrare già nell’ottica lavorativa.
Quindi, quando dopo un esame all’università ho detto a mia madre “smetto di studiare” e lei mi ha risposto “ok, smetto di mantenerti”, non mi sono trovato del tutto impreparato. Certo, mi sono dovuto adattare, trovandomi per un certo periodo anche a fare la guardia notturna, oppure arrangiandomi con un solo pasto al giorno perché non me ne potevo permettere due, ma son sempre riuscito a cavarmela in qualche modo.
Ti racconto questo non per prendermi meriti o carità, ma solo per legittimare le mie parole. Ho vissuto ogni tipo di sopruso e umiliazione: stipendi non pagati (interamente o in parte), contratti non rispettati (SEMPRE), turni da manicomio; per esempio, mentre ti scrivo, sono al quindicesimo giorno consecutivo, e devo arrivare a diciotto. A settembre ho lavorato ventinove giorni su trenta, e son fortunato, perché almeno questi mi pagano. Certo, la domenica conta come un giorno feriale e gli straordinari sono in regalo, ma ho trovato quasi sempre di peggio.
Eccolo, il vero problema: il lavoro c’è, manca la voglia di pagarlo. Mancano i controlli a quei grandissimi figli di troia dei PADRONI, che poverini piangono, pagano troppe tasse. Anch’io vorrei piangere, a bordo della mia Maserati, sulla quale fra l’altro pagherò le stesse tasse del povero coglione di operaio che sfrutto. Voi la chiamate flat tax, io la chiamo provvedimento tipico dei vostri alleati vicini alle grandi lobby industriali (oltre che reale motivo per cui CR7 è venuto a giocare in Italia).
Quindi, avete puntato sull’assistenzialismo, un colpo al cerchio e uno alla botte. “Aboliremo la povertà”; l’hai detto davvero, incredibile. Intanto, è uno schiaffo a tutte le persone come me, che pur di lavorare hanno accettato di tutto, paghe da fame comprese. Adesso guadagno circa 1200€, di cui 400 se ne vanno in benzina. Chi me lo fa fare di continuare, se resto a casa e me ne danno 780? La dignità. Ma c’è dignità nell’essere costretti ad accettare che un miliardario testa di cazzo si rifiuti di pagarti la maggiorazione festiva, perché tanto se gli dici di no ti licenzia e trova un altro?
E poi è venuto fuori il vero motivo per cui date pane alla folla. Per i vostri interessi: questo reddito arriverà sotto forma di bancomat e sarà del tutto tracciabile. Ergo, compri quello che vogliamo noi e, soprattutto, dove vogliamo noi. La più schifosa e palese manovra di corruzione mai vista. La roba da mangiare la compri da Carrefour, che ci ha dato una mazzetta più grossa della Coop. Oppure, i vestiti all’Oviesse, perché uno dei soci è cugino della moglie di un sottosegretario. E via così.
Ridateci Andreotti, per pietà.