sabato 17 novembre 2018

Tipe da Instagram


1)      la finta modella
Quella che paga per farsi fare le foto nemmeno va presa in considerazione. Al massimo ha bisogno d’una mano d’aiuto per capire quanto sia poraccia.
Quelle che invece si sparano le pose finto artistiche meritano un approfondimento.
a) fotografate dal proprio ragazzo. Lo sanno benissimo, di stare con un coglione, e lo sfruttano a ragion veduta. Generalmente lui è un debosciato pieno di soldi, e di corna.
b) fotografate dalla propria bff. Queste invece non si accorgono dell’inganno. La vostra amica che vi fa le foto in realtà vi invidia, anzi vi odia proprio dal profondo, e conserva tutte le foto in cui siete venute di merda pronta a sputtanarvi. Il motivo per cui, nonostante siate bellocce e abbiate migliaia di like, nessuno uomo vi sfiora da anni, sta nelle maledizioni potentissime che quel roito grassoccio che vi fa da fotografa personale vi lancia ad ogni scatto.
c) fotografate da fotografi fintoprofessionisti. Allora, menzione speciale per quei tizi che anni fa hanno investito i loro risparmi in una reflex decente ed hanno aperto un profilo .ph su Instragram: voi siete i veri geni del ventunesimo secolo. Grappoli di fica aggratis, e magari ve la danno pure.
Tutte le tipologie di finto modelle sembrano dominate dall’incrollabile convinzione di essere delle fiche stratosferiche. Invece, nonostante si comprino i follower e si facciano fotografare sempre più nude, continuano a ricevere i soliti 200 like dei soliti 200 segaioli. Figliole, è ora di fare una riflessione. Avete 8000 follower e una foto a tette gnude raccatta 150 like, io ho 250 seguaci ma una foto del mio gatto di cuoricini ne riceve 30. Io due domandine comincerei a farmele.

2)      l’acculturata
Categoria recentissima. Ha cominciato col postare roba di Frida Kahlo, adesso è passata a Marina Abramovic. Fino a ieri l’altro il momento più culturale della sua esistenza erano le repliche di Uomini & Donne over 50. Di solito si rifanno il profilo, per nascondere le inevitabili foto da maiala di pochi mesi prima.

3)      l’artista
La peggiore. Ti ammorba coi suoi disegnini, quadretti, gioielli fatti con i materiali di recupero, e se la tira neanche fosse la Canalis però col cervello della Hack. Ovviamente, ha il talento di una nutria spiaggiata.

4)      la fotografa
Se fotografa le amiche bone, la possiamo tollerare. Se pretende di fare foto artistiche, gesùmmaria.

5)      la promoter
Si diverte solo lei. Fa la pr in qualche disco scrausa che si prodiga di far passare come il posto più in voga del momento; oppure la bartender; oppure l’istruttrice di fitness. In ogni caso, ti massacra il cazzo con pubblicità varie in cui ovviamente mercifica il proprio corpo. Alla faccia dell’evoluzione culturale.


AGGIORNAMENTO DEL 15/12/18


1)      QUELLA CHE SI FIDANZA
      Categoria leggermente più difficile da individuare, perché più sfuggente. Me ne sono accorto dalla sparizione delle stories di questa tipa, oggettivamente bona. Se non vedo più le cazzate di un botolo non ci faccio caso, ma quando per giorni mancano determinati stacchi di coscia qualcosa dentro di te si rompe. A un certo punto riappare, però non più nelle solite pose ammiccanti e seminude. Anzi, non è mai da sola, ma sempre avvinghiata ad un tipo meglio identificato come “amore mio”. Da lì in poi, è un bombardamento di foto che testimoniano la loro invincibile unione. Dopo un paio di mesi, nuovo silenzio della tipa. Un paio di settimane e ricomincia con le foto da maiala.

2)      LA FISSATA
      Questa non è solo rompicazzo sui social, è sicuramente pericolosa nella vita reale. Monotematica e martellante su un argomento che di solito fa venire l’orticaria. Come minimo è vegana, femminista, nazigattara, canimegliodellepersone, cinquestelle, novax, nosex eccetera eccetera eccetera. La maggior parte delle volte si scopre che s’è fatta ingabbiare in quelle strutture di vendita piramidali ed è piena di debiti in banca e creme al cetriolo in garage.


CURVATURA DELLE STORIES
Salvo rarissime eccezioni (tra cui il sottoscritto), la quantità di stories pubblicate è inversamente proporzionale alla quantità di sesso praticato.

Gli adolescenti, la musica e i BombaBomba


Premessa: Ho pensato molto se pubblicare o meno questo pezzo: contrasta col solito livore di tutto il blog; temevo di passare per adulatore; serve a poco parlare di gusti musicali.
Ma poi m’è capitato di vedere la Dark Polo Gang a X-Factor, e questa combo di due tra i peggiori mali della musica (trap&talent) m’ha dato la scossa. Quindi ora ve lo beccate fuori tempo massimo, sperando (lo so, sono presuntuoso) che possa dare un minimo contributo alla prosecuzione di questa imprevedibile reunion.

Il 2 novembre si riuniscono i Bombabomba ed io sono molto, molto felice di questo fatto (chi non viene fa caare).
Primo, perché sono un appassionato di musica in generale, di reggae in particolare, e andare a vedere dei concerti dal vivo è senz’altro il mio vizio preferito. E Markone e Cillo in combinazione sono tanta roba già col sound system, quando alle spalle hanno invece una formazione di musicisti coi controcazzi beh… se non venite fare caare.
Secondo, perché per me la musica è importante. Le sensazioni che dà, ma soprattutto i messaggi che riesce a veicolare, e i BombaBomba hanno rivestito un ruolo essenziale nella formazione del mio carattere. Marco e Marcello mi conoscono entrambi di persona, ma non credo sappiano quanto hanno influito le loro parole nella mia crescita.
Anche i miei amici a cui non piace il reggae conoscono i loro testi, per averli sentiti fino allo sfinimento nella mia macchina, o essere venuti a qualche serata in giro. Hanno avuto, quindi, quella funzione aggregatrice di solito riservata, per quelli dei miei anni, agli 883 e/o a Ligabue. Cantare Referendum in Lada Niva diretti al Centro Sociale… a 18 anni, cosa potevamo chiedere di più?
Comunque, non c’è solo questo. Come direbbe Michele Apicella, le parole sono importanti. Le parole che un adolescente ascolta uscire dal proprio stereo, ancora di più. Qui è il momento di aprire una riflessione più ampia: sto invecchiando, quindi chiaramente mi sembra che le nuove generazioni siano una banda di debosciati senza valori, e che molto sia determinato dalla musica che ascoltano. Mi spiego meglio: gli adolescenti della mia generazione sono cresciuti con i grandi cantautori, con Caparezza, coi Modena Ramblers, tutta gente politicamente schierata larga a sinistra, tutta gente che cantava di pace, fratellanza, rispetto. A questi ognuno aggiungeva qualcosa a seconda del gusto personale. Io a 14 anni presi di nascosto a mio papà il cd di Duri i Banchi dei Pitura Freska per masterizzarlo (non volevo che mi considerasse quel che ero: un fattone) e m’innamorai follemente della musica in levare; qualcuno poi mi disse “Ehi, senti questi, sono di Pistoia” ed ecco che dai 16 i BombaBomba fanno parte della mia vita. Ne sono molto contento, perché riconosco loro di aver avuto un’influenza positiva sul mio modo di pensare, di relazionarmi con il mondo circostante. Hanno contribuito a rendermi una persona curiosa, a non avere pregiudizi, ad essere sempre pronto ad accogliere tutti i punti di vista, a capire che con l’educazione ed il buonsenso si può dominare il mondo. A rivedere molti dei concetti che mi erano stati proposti fino a quel momento, a pensare alla felicità mia e di chi mi sta a cuore più che alle condizioni imposte dalla società.
Eppure, nonostante tutti questi messaggi positivi, le mie cazzate le ho fatte, anche belle grosse. Però penso che se mi fossi ascoltato sti cazzo di rapper fake sarebbe andata molto peggio. Lo so, è un discorso da ottantenne reazionario, ma non credo d’essere del tutto fuori di strada a dire che testi che inneggiano al sessismo, alla violenza ed al consumo di droghe pesanti certo non bastano da soli a renderti un delinquente, ma diciamo che t’incoraggiano su quella strada. Senza dubbio non mi dicono che nel mondo c’è bisogno della mia parola per portare avanti ideali di pace e collaborazione.
E poi, come dice il Generale, se canti di un qualcosa che non t’è capitato, “son solo fregnacce senza significato”. La differenza è tutta qui, tra l’ascoltare fuffa finto delinquenziale oppure canzoni autentiche. Nelle nuove leve vedo smarrito quel senso, magari fittizio, di unità che avevamo noi a sedici anni; la convinzione che le convinzioni degli adulti fossero vecchie, le nostre migliori, che il mondo andasse cambiato in meglio. Cioè, non il mondo, ma gli uomini che lo vivono, “perché siamo noi che dobbiamo cambiare, siamo noi l’unica cosa da rifare”.
PS: Lo so, la butto sempre in politica. Ma scorgo, nell’abissale scollatura tra l’apparato del PD e la sinistra reale, quella delle fabbriche, dei Circoli Arci e dei movimenti studenteschi, anche una frattura musicale. L’impegno politico, quello autentico, giacché la parola dovrebbe significare “interessarsi della vita cittadina”, è del tutto assente in questa nuova infornata di cantanti hipster. Lagne, lagne, e ancora lagne. Se non ti vuoi impegnare allora tanto vale che mi canti roba allegra, direbbe (con ragione) Bugo.
E invece se gli attuali sedicenni ascoltassero quel che ascoltavamo noi dieci (anche quindici) anni fa, probabilmente ci sarebbe una base più solida per costruire qualcosa di concreto a sinistra. Ragazzi, riemergete dall’ascolto dell’ultima fatica di *inserire nome di rapper fintogangsta* e ascoltatevi Compresse. Vi farà bene.
PPS: Lo so che ci sono ancora artisti impegnati, e anche tra quelli della nuova generazione, solo non mi sembra facciano tutta sta gran presa sul pubblico. Cioè, fanno tendenzialmente caare. Come voi se non venite venerdì.

mercoledì 14 novembre 2018

Davvero siete ancora grillini?


Cos’hanno in comune un fascista, un misogino e un raccomandato? Sono tutti nella lista dei giornalisti liberi (ben 8) stilata dal nuovo Catone il Censore, aka Alessandro di Battista, uno che ha certo lo spessore politico, etico e morale per pontificare sulle più note firme del giornalismo italiano.
Difficile immaginare una rettifica più schifosa dopo aver definito la categoria piena di pennivendoli e puttane. Eppure, che il M5S avesse un problema coi media era evidente dagli esordi; ve lo ricordate, quando andare in TV comportava l’immediata espulsione dal Movimento, senza neanche passare dal blog? Bei tempi, con quei grillini ingenui, candidi, che forse credevano davvero di poter cambiare le cose.; la Taverna che si fa buttare fuori dall’aula strillando contro i decreti che passano con il voto di fiducia.
Ora che sono al Governo, hanno scoperto che blindare un decreto con la fiducia (pur avendo una maggioranza larghissima) non è poi così male, ed inoltre sono OVUNQUE. Tempo fa, il Ministro Bonafede ammetteva di aver saltato un Consiglio dei Ministri per farsi intervistare dalla Berlinguer.
Ma le epurazioni non sono finite, e ieri i Cingustarz hanno stabilito un nuovo record: buttare fuori un proprio membro solo per essersi attenuto a quelle che sono (dovrebbero essere) le linee politiche del Movimento. Perché, o siamo veramente tutti così coglioni come quelli che l’hanno votati, o ci dobbiamo ricordare di quanto hanno rotto il cazzo contro i condoni. Specie Luigi di Maio, quello che vive in una palazzina abusiva, ingrandita negli anni e poi via via condonata, quello che diceva se faccio un condono ad Ischia mi iscrivo al PD, quello che poi l’hanno eletto nel collegio di Ischia e magicamente ha cambiato idea.
Però lo sappiamo, la coerenza non è certo l’arma vincente del Giggino nazionale, quindi i pentaSenatori ritrovatisi in Commissione a decidere sul DL Genova, devono essersi trovati in grave imbarazzo leggendo del condono per Ischia (e anche, voglio sperare, dell’innalzamento di 20 volte della tolleranza di idrocarburi nei fanghi usati in agricoltura). Seguire le ultime indicazioni del Di Maio, ormai ridotto a patetica macchietta del futuro appeso di Piazzale Loreto, oppure tenere la linea indicata da TUTTO IL MOVIMENTO FIN DALLA SUA NASCITA?
Bene, Gregorio de Falco, che non è un politico navigato, ha fatto la scelta sbagliata: ha votato secondo coscienza, ma soprattutto ha votato rispettando il mandato degli elettori che lo hanno scelto. Quindi, è ovviamente stato espulso.
Niente tv, e sono dappertutto. Niente condoni, e li infilano vigliaccamente in un decreto che non può non passare. Niente Autostrade nella ricostruzione del Ponte Morandi, e invece o lo fanno loro o siamo ancora al palo. Niente alleanze con chi urla “Vesuvio lavali col fuoco”, e invece hanno regalato l’Italia a Salvini.
Se avete votato 5 Stelle e siete pentiti, vi capisco. Magari siete pure di sinistra, e volevate dare una lezione a questa classe dirigente borghesuccia che ha perso completamente di vista operai e studenti. Era una cazzata eh, perché se ritenevate il PD troppo poco di sinistra avreste dovuto votare PIU’ a sinistra, non più a destra. Se invece ancora li difendete, nonostante abbiano disatteso TUTTE e dico TUTTE le promesse elettorali, con una velocità e una faccia di merda che neanche Berlusconi ai tempi d’oro, allora siete proprio dei coglioni, e vi meritate la Taverna. Come moglie.

venerdì 5 ottobre 2018

La verità dietro al reddito di cittadinanza. Lettera a Luigi di Maio.


Caro Luigi di Maio,
oggi voglio cercare di scriverti con pacatezza, al contrario del solito. E’ vero, sul mio blog ti ho spesso insultato, è solo che la stupidità (vera o presunta) mi manda in bestia.
Allora, siamo quasi coetanei, quindi dovremmo capirci per quel che concerne il linguaggio. Nonostante abbia qualche anno in meno di te, però, penso di poterti dare una lezione importante riguardo il mondo del lavoro.
Premessa: vengo da una famiglia di contadini, e quindi l’estate, durante gli studi, era sì periodo di svago, ma anche di fatica, visto che mio nonno mi usava come rimpiazzo degli operai in ferie. Questo però mi ha permesso, a 18 anni, di comprarmi la macchina coi miei risparmi, e soprattutto di entrare già nell’ottica lavorativa.
Quindi, quando dopo un esame all’università ho detto a mia madre “smetto di studiare” e lei mi ha risposto “ok, smetto di mantenerti”, non mi sono trovato del tutto impreparato. Certo, mi sono dovuto adattare, trovandomi per un certo periodo anche a fare la guardia notturna, oppure arrangiandomi con un solo pasto al giorno perché non me ne potevo permettere due, ma son sempre riuscito a cavarmela in qualche modo.
Ti racconto questo non per prendermi meriti o carità, ma solo per legittimare le mie parole. Ho vissuto ogni tipo di sopruso e umiliazione: stipendi non pagati (interamente o in parte), contratti non rispettati (SEMPRE), turni da manicomio; per esempio, mentre ti scrivo, sono al quindicesimo giorno consecutivo, e devo arrivare a diciotto. A settembre ho lavorato ventinove giorni su trenta, e son fortunato, perché almeno questi mi pagano. Certo, la domenica conta come un giorno feriale e gli straordinari sono in regalo, ma ho trovato quasi sempre di peggio.
Eccolo, il vero problema: il lavoro c’è, manca la voglia di pagarlo. Mancano i controlli a quei grandissimi figli di troia dei PADRONI, che poverini piangono, pagano troppe tasse. Anch’io vorrei piangere, a bordo della mia Maserati, sulla quale fra l’altro pagherò le stesse tasse del povero coglione di operaio che sfrutto. Voi la chiamate flat tax, io la chiamo provvedimento tipico dei vostri alleati vicini alle grandi lobby industriali (oltre che reale motivo per cui CR7 è venuto a giocare in Italia).
Quindi, avete puntato sull’assistenzialismo, un colpo al cerchio e uno alla botte. “Aboliremo la povertà”; l’hai detto davvero, incredibile. Intanto, è uno schiaffo a tutte le persone come me, che pur di lavorare hanno accettato di tutto, paghe da fame comprese. Adesso guadagno circa 1200€, di cui 400 se ne vanno in benzina. Chi me lo fa fare di continuare, se resto a casa e me ne danno 780? La dignità. Ma c’è dignità nell’essere costretti ad accettare che un miliardario testa di cazzo si rifiuti di pagarti la maggiorazione festiva, perché tanto se gli dici di no ti licenzia e trova un altro?
E poi è venuto fuori il vero motivo per cui date pane alla folla. Per i vostri interessi: questo reddito arriverà sotto forma di bancomat e sarà del tutto tracciabile. Ergo, compri quello che vogliamo noi e, soprattutto, dove vogliamo noi. La più schifosa e palese manovra di corruzione mai vista. La roba da mangiare la compri da Carrefour, che ci ha dato una mazzetta più grossa della Coop. Oppure, i vestiti all’Oviesse, perché uno dei soci è cugino della moglie di un sottosegretario. E via così.
Ridateci Andreotti, per pietà.

sabato 18 agosto 2018

Il panino Goditroia e la fuffa femminista


Delle edizioni di MusicaW a cui ho partecipato ho perso il conto. Ogni volta, ogni anno, con qualsiasi artista, mi son sempre divertito e ho sempre apprezzato lo spirito della manifestazione. Per me, pistoiese rimasto orfano del Blues, e comunque troppo giovane per averne goduto appieno l’atmosfera, il festival di Castellina è una piccola oasi nel deserto.

Anzitutto, per la buona musica. Quest’anno, causa lavoro, mi son goduto solo Seasick Steve ed è stata l’ennesima, ottima, scoperta. Se mi chiedete un ricordo particolare, l’aver visto quel grandissimo artista di Fausto Mesolella prima che lo colpisse una morte improvvisa. Ne avrei altri ma di solito se li porta via la sbornia che invariabilmente raccatto.
Poi, per l’organizzazione. Esattamente quel che ci si aspetta in un piccolo paese toscano: gratis, alla buona, con simpatia e quel po’ di grezzume che ci contraddistingue. E poi, non ci scordiamo che dietro a tutto questo ci son dei volontari! A proposito, faccio mea culpa: non ho lasciato offerte quest’anno. Non ho nemmeno comprato, non trovandola, la maglietta come faccio sempre (forse le avevano finite)… Rimedierò il prossimo anno sicuramente.
E’ facile pensare che uno dei principali introiti del festival derivi dagli stand di ristorazione. I panini sono fenomenali, poco da dire. Premetto che io il Goditroia non l’ho mai mangiato, perché non mi piacciono i wurstel. Ma quando sono arrivato e ho scoperto delle polemiche, dopo essermi fatto una grassa risata, mi sono offuscato. In un Paese dove un Ministro si permette di dire che delle persone, se non emigravano, non morivano, e nessuno s’indigna, prendersela con un panino mi pare francamente esagerato.
Io invece me la prendo con lei, cara signorina Eleonora Luciotto. Ho fatto un giro sul suo pomposissimo blog, una versione terzo millennio del “faccio cose, vedo gente” di morettiana memoria (immagino che pure Moretti lo consideri sessista). Dunque lei, livornese, che si vanta d’essere tanto acculturata e di collaborare con fior fior di riviste, aver avviato i meglio progetti d’integrazione, aver fondato le meglio associazioni, quindi d’essere una persona che campa di cultura, era la prima volta che andava a MusicaW… bell’acculturata de sto cazzo! Lei mi sembra proprio una di quelle che Proietti definisce “le signore impellicciate delle prime”: quelle che l’importante è farsi vedere, anche se di fondo non s’è capito un cazzo (oh, mi scusi se ho usato la parola cazzo per ben tre volte in poche righe, adesso passerò pure io per misogino).
Da cosa lo deduco che era la sua prima partecipazione? Semplice, quel panino è nel menù da quando ne ho memoria. Esiste anche un’altra probabilità, ovvero che per rilanciare la sua popolarità (non vedo un suo articolo su gay.it da oltre un anno) abbia sfruttato questa tristissima occasione. In ogni caso, complimenti per la figura di merda.

giovedì 16 agosto 2018

follie a cinque stelle

#1 Gli insegnamenti honesti di Giggino

Luigi di Maio ha già dato ampiamente prova di essere una mente brillante, ma la sua ultima uscita, da sola, batte tutte le precedenti. “L’incidente di Marcinelle insegna che non si dovrebbe emigrare”.
Sulle prime pensavo fosse una fake news. Poi ho sentito quelle parole uscire dalla sua bocca e mi son chiesto davvero quanto manchi alle squadracce con le camicie nere in giro per il Paese, mandate dalla Lega; quelle mandate dal Movimento Cingustarz si distingueranno per le camicie di forza. Perché questi sono fuori di testa, non c’è altra spiegazione.
Le spiegazioni invece le voglio dal nostro Ministro del Lavoro 0, nel senso dei giorni da lui lavorati durante la di lui miserabile esistenza. E se erano Italiani, Giggì, che dicevi? Che non si dovrebbe nascere?
Ma tu, che spesso (e giustamente!) ti sei vantato delle tue origini meridionali (“io sono un uomo del Sud, mai potrò allearmi con la Lega” cit.), lo sai che nel Sud Italia l’emigrazione è tornata ad essere una necessità, perché altrimenti si muore di fame, o di mafia? (che poi spesso i due fenomeni sono correlati) Lo sai che, numeri alla mano, esiste in giro per il mondo un’altra Italia?
Io credo che se una cosa del genere l’avesse detta al Circolino lo scemo del paese, ché ogni paese ne ha uno, l’avrebbero comunque insultato tutti. Invece è uscita dalla bocca di un Vicepremier. Fosse stato Berlusconi a dirlo adesso ci sarebbero Travaglio, Scanzi e la Taverna a gridare SCAHNDALO HONESTAAAAAA PER I POVERI NECRI SCRAFAZZATI, incatenati davanti Palazzo Chigi mentre si fustigano la schiena in segno di vicinanza per la povera sorte di quella gente.
Quindi, riassumiamo, il Vicepremier e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico dell’Italia, Stato facente parte del G8, dell’Unione Europea e della Nato, quindi a pieno titolo considerabile nazione occidentale avanzata, nel diciassettesimo anno del terzo millennio ha giustificato la morte di persone che stavano lavorando dicendo che era meglio se se ne restavano a casa loro. Possiamo applicare questo principio praticamente a tutto. Era meglio se gli altri Stati europei lasciavano correre sull’invasione della Polonia da parte di Hitler, era meglio se la Franzoni non faceva figli, era meglio se dio cane t’avevano tirato sotto colla macchina da piccino, pezzo di merda.

#2 Le arringhe honeste di Paoletta
C’è un particolare, nell’agghiacciante arringa della Vicepresidente del Senato, che sulle prime non avevo considerato, e che invece adesso m’è apparso chiaro nella sua totale oscenità.

Quell’attacco finale al Pd il cui “primario erano le bbbanche”. Al di là del chiedersi in relazione a cosa fosse primario (interesse? scopo? ghiacciolo alla menta?) emergono due considerazioni. La prima è la furberia per ottenere l’approvazione degli analfabeti funzionali: la questione vaccini si pone perché il Pd, invece di pensare alla nostra salute, tutelava i propri interessi economici. Ma probabilmente mi sono spinto troppo oltre nella disamina del linguaggio Tavernico, e dovrei fermarmi all’equazione Pd-banche-honestàààà.
E poi, se giustamente (giustamente!) si accusano i Governi precedenti di aver tagliato la spesa sanitaria, ma allora anche eliminare l’obbligo vaccinale non sarebbe stato funzionale a quella decisione? E qui la Taverna s’è fatta sgamare, ha scoperto il giochino, il vero motivo per cui la sua parte politica insiste tanto sulla questione. Io non credo (ma forse ho troppa fiducia nel genere umano) che questa gente sia così stupida dal voler negare gli evidenti progressi della scienza e della medicina. Tuttavia, hanno da tagliare, e allora fanno leva sulla vostra, di stupidità (che avete già ampiamente dimostrato votandoli): sperano che, rendendo facoltativo il ricorso alle vaccinazioni, si riesca ad abbassare la spesa sanitaria. Senza dover ricorrere a misure più drastiche, invero necessarie, che andrebbero contro al loro programma populista.
E, considerando che dopo 4 mesi dall’insediamento del Governo, non si hanno ancora notizie di flat tax, reddito di cittadinanza, abolizione delle accise sulla benzina, restituzione dei 49 milioni di euro rubati dai loro alleati, forse temono che qualcuno inizi a svegliarsi dal come di Honestà & Coherenza in cui vi hanno fatto sprofondare.
Speriamo inventino presto il vaccino contro le teste di cazzo. Loro, ma soprattutto voi.

martedì 31 luglio 2018

Apartheid culturale


C’è un’aria che manca l’aria. Gaber, come spesso capita ai poeti autentici, c’era arrivato anni prima, passando per allarmista, retorico, infausto cantore della sua prossima fine.
E invece eccoci. E non è solo questione di razzismo, ma d’odio e d’ignoranza, che poi ne sono le componenti fondamentali. Le colpe vengono da lontano e tante, troppe, sono quelle della sinistra, prima fra tutte quella d’aver insediato un corpo docente, figlio del ’68, d’ignobili scansafatiche, di inetti, di persone adatte a tutto meno che a formare dei giovani; uno stipendio statale per tutti, e tutti contenti.
Come pensavate che potessero venire su, questi giovani, adesso quaranta/cinquantenni (Salvini quanti ne ha? Sarà un caso?), cresciuti a promozioni regalate e un bel 36 alla maturità? Il pensiero di chi avrebbe dovuto istruirli era levarseli dai coglioni al più presto, anche perché quasi sicuramente non avrebbero avuto niente da insegnare. Adesso i social ci stanno dando le dimensione della loro ignoranza, e fa paura.
Solo che il silenzio è uguale a morte. Eccola, l’altra grande colpa della sinistra: aver cessato di esistere. A forza di rincorrere i voti di un Paese che di sinistra non è, invece di rimanere ferrea sulle sue posizioni, ha sbiadito sempre più i suoi toni e colori, fino a sparire. Invece dell’opposizione dignitosa s’è lasciata sedurre dal potere (ah no, scusate, questo il Pci l’ha sempre fatto, ma guai a dirlo eh), è scesa a patti col nemico, ha regalato un potere immenso a Berlusconi. E la gente che di sinistra era davvero s’è sentita ferita e abbandonata. Ha chiuso la bocca e poi anche il cervello, reagendo nel peggiore dei modi: si lamentava che il Pd non era abbastanza di sinistra, e ha votato più a destra. Ma non voglio fare un’altra pallosa indagine sociologica di questo buffo fenomeno.
Ricordo che da piccolo c’era un signore, all’edicola del paese, che comprava il Giornale e lo ripiegava di modo che non si vedesse che quotidiano era. Un giorno dietro di lui c’era Antonio il boscaiolo che urlò forte: “A me tu mi dai il Manifesto, ma dalla parte che si veda bene il che è, perché io sono comunista e di certo non me ne vergogno”. Questa situazione si è capovolta in pochissimo tempo. E intendiamoci, i coglioni nostalgici derDucie son sempre esistiti, solo che prima se ne guardavano bene (salvo qualche raro antieroe masochista) dal manifestarlo pubblicamente.
Il fatto che molti degli episodi d’intolleranza di questi giorni si siano verificati nella periferia romana è sintomatico: in quei luoghi da sempre fermenta il neofascismo. Guarda caso, sono periferie degradate, in cui regnano l’ignoranza e la delinquenza. Ma fino a pochi anni fa se ne stavano chiusi nei loro garage, fra le moto rubate, a strafarsi di crack e a prendere la setticemia con dei tatuaggi orrendi. Adesso, si sentono legittimati a mettere in pratica la legge del più forte.
Ecco, nei confronti di questa gente sono razzista anch’io. E ho la pretesa d’esserlo molto più di loro. Ma, di preciso, chi sono “loro”? Gli ignoranti. Questa plebaglia che non sa le tabelline e non riesce a comprendere un testo semplice come quello che sto scrivendo, che pretende di avere più diritti di tutti quelli che non la pensano (ma pensano davvero?) come loro, siano i froci, i negri, gli storpi ecc. ecc. Questa gente che si lamenta che “ci rubano il lavoro”: oh nini, se ti porta via il lavoro un disgraziato venuto da 10000km che non sa la tua lingua, non ha una casa e un soldo in tasca vuol dire che vali meno di zero.
Anzitutto, non voglio che la mia cultura d’italiano, e ancor prima di toscano, sia infangata da questi analfabeti cerebrolesi. Pensare che uno straniero possa accomunare questi encefalogrammi piatti e me, come comuni discendenti di Dante o di Boccaccio, mi fa rabbrividire. Pensare che questi ectoplasmi neuronali si sentano addirittura più italiani di me, che sfruttino il Rinascimento come giustificazione del loro stupido patriottismo, mi fa orrore. Non posso tollerare che il resto del mondo pensi che abbiamo le stesse radici culturali. Non è così.
Si sono inventati la Padania? Bene, diamogliela. Che si chiudano là, ma che lo facciano per bene, e sul serio. Solo veri Italiani. Niente negri da sfruttare in agricoltura, niente muratori albanesi a fare i lavori a nero, niente puttane dell’Est sulle strade. Niente elettrodomestici cinesi. Niente macchine tedesche. Che si realizzino la tanto agognata autarchia. Vanno ghettizzati. Lasciati marcire in quella piana di merda.
E, beninteso, tutta la roba realizzata dagli stranieri gli deve essere usurpata. Le terme euganee o l’arena di Verona son roba romana, e allora o pagano un affitto allo Stato italiano oppure gliene vietiamo l’accesso e lo sfruttamento. E la storia di Romeo e Giulietta? Lucrare sulla fantasia di un extracomunitario?!?! Ma siamo impazziti?

sabato 14 luglio 2018

Ritorno al Medioevo. La mozione Mazzeo e Gori del 12/07/1018 (sì, millediciotto).


Premessa: il 12 di luglio due intelligenze della destra pistoiese hanno presentato una mozione per: ripristino crocifisso in sala consiliare; intitolazione via, piazza o luogo pubblico ad Oriana Fallaci.

Mi sarebbe piaciuto assistere alla riunione della I° Commissione Consiliare, oggi, a Palazzo di Giano. Mi sarebbe piaciuto guardarli in faccia, i consiglieri Mazzeo e Gori, e chiedere loro se hanno mai letto niente della Fallaci. Considerando l’appartenenza politica, immagino di no.
Io invece ho sempre pensato che il nemico vada studiato e capito. La prima volta che ho letto qualcosa della Fallaci era il 2001 ed avevo dieci anni, ma già allora bollai quel suo “La rabbia e l’orgoglio”, che tanto scalpore fece dopo l’attentato alle Torri gemelle, come osceno, nello stile e nei contenuti. Anni dopo, raggiunta la maturità, l’ho riletto, ma il risultato è stato forse peggiore. Ed ho letto anche quasi tutti i suoi altri libri, perché mi sembrava impossibile si tributassero i meriti di grande intellettuale ad una scrittrice così mediocre, a una donna con delle opinioni grette e dozzinali.
Riflettendo poi ho capito: eleggere a proprio riferimento culturale una donna liberava la destra italiota da quelle accuse di sessismo assolutamente giustificate dai comportamenti del loro allora lider maximo, quel Berlusconi che i rappresentanti attuali fanno rimpiangere quanto a stile e moderazione. Perché, diciamocelo, cari fascistoni, voi pensate d’essere razza superiore; come diceva Gaber: prima classe seconda classe terza classe poi donne poveri negri ecc. ecc.
Continua così a vivere in un clima di perenne campagna elettorale la destra pistoiese, che in un anno ha già dato ampiamente prova di non essere in grado di amministrare un Comune. Allora, via ai provvedimenti inutili e sensazionalistici. Ed anch’io faccio il vostro gioco, a rispondervi, ma proprio non riesco a tenermi dal dirvi che mi fate orrore.
E orrore lo fa soprattutto quel vostro continuo appellarvi ai valori cristiani & cattolici. Quelli che dicono “ama il prossimo tuo come te stesso” o “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, o ancora “porgi l’altra guancia”. Quei valori che smascherano tutta la vostra incoerenza, tutta la feccia che avete al posto del cervello, tutta la feccia di cui quella puttana analfabeta della Fallaci era degnissima rappresentante. Ma sì, incensatela sull’altare dei grandi pensatori del Novecento (in effetti, in confronto all’altro vostro mito, quel Montanelli storico ridicolo e giornalista vergognoso, è un gigante), così potremmo ricordarci per sempre che mentre voi vi affannate a glorificare i degni rappresentanti dei vostri cervelli lobotomizzati, noi i riferimenti culturali ce l’abbiamo avuti eccome.
Voi la Fallaci, noi Nenni.
Voi Neri Parenti, noi Nanni Moretti.
Voi Francesco Baccini, noi Francesco Guccini.
Voi Massimo Boldi, noi Paolo Villaggio.
Voi Filippo Facci, noi Andrea Camilleri.
E la chiudo qui, sennò facciamo notte. Mi raccomando, prima di andare a letto fate una preghiera a quel profugo palestinese che predicava la pace e la fratellanza. Poi andate a commentare sul facebook di Salvini la gioia per l’ennesimo barcone di negri affondato. Ridicoli.

sabato 7 luglio 2018

L'Inculata Sociologica del Movimento 5 Stelle

Hanno tradito anche Travaglio. Il loro alfiere, il grande profeta, l’uomo innamorato dell’honestà che per anni ci ha massacrato le palle su quanto tutta la Casta facesse schifo, mentre quelli del M5S avrebbero recitato il ruolo di salvatori della Patria. Forse ci credeva davvero, lo sputasentenze, sfruttando quelle casse di risonanza del pensiero finto sinistroide che sono le trasmissioni di Santoro e il Fatto Quotidiano. Ecco allora che, sulle comode ali dell’antiberlusconismo, partiva la crociata di un fascista, divenuto idolo di una larga parte dell’opposta fazione. C’era da capirli, quegli elettori ex PCI delusi dalla nuova (vecchia) nomenklatura, che invece di schiacciare Silvio se l’era fatto quasi amico e aveva preferito concentrarsi sulla distruzione di tutto ciò che fosse più a sinistra di lei; che poi, se il comunista doveva essere Bertinotti, si spazzava via pure da solo a colpi di Rolex e cene da Confindustria. Ed erano tanti, questi elettori delusi, troppi per non approfittarne; tra di loro, alcuni erano convintamente di sinistra, ma la maggior parte era solo convinta di esserlo. Bastava che arrivasse un po’ di crisi a far scendere i loro ragionamenti dalla testa alla pancia, perché si scoprissero i loro istinti. Il momento propizio per Grillo & Casaleggio: un comico che non fa ridere ed un industriale che non si capisce bene come abbia fatto i soldi; due categorie che sugli italiani fanno una presa incredibile. (Chiedere a quello che incarnando entrambi i personaggi ha governato vent’anni). Con la propaganda del fido Travaglio hanno preso per mano tutti gli orfani del komunismo e li hanno traghettati là dove volevano, là dove avrebbero trovato altro terreno fertile: nel populismo vuoto e becero. Là dove era facile far confluire i voti della vera faccia del M5S, quella che somiglia tanto al PNF, altro “movimento partito a sinistra” e poi finito dove sappiamo tutti. A destra, dunque, prendere voti era ancor più semplice: leghisti delusi dall’abbandono del Sogno Padano e/o dalle ruberie di un partito che credevano lontano dalle logiche di Roma ladrona; fascisti troppo sessisti per votare la Meloni ma non abbastanza stupidi per votare Storace, o Fiore, o Casabau; berlusconiani ormai rassegnati a constatare il declino del loro messia; ex democristiani che, grazie un retaggio di propaganda durata sessant’anni, non avrebbero mai votato quei comunisti del Pd (con alla guida un ex dc, ma vabbè, alla sinistra piace perdere voti da ogni parte, la sinistra è nata per perdere, il centro sinistra per perdere in modo ridicolo). E poi, è noto, gli elettori di destra votano maggiormente con l’istinto (anche perché… con cos’altro?), e tutti lo fanno quando la situazione generale comincia ad offuscarsi. Mancava solo un leader, e non è certo un caso se le due personalità che sono emerse sono due bellocci: il sinistroide Di Battista ed il più reazionario Di Maio. La scelta di quest’ultimo è stata dettata da una pura e semplice indagine di mercato, essendo entrambi i candidati sprovvisti di idee e caratura politica: ci mettiamo quello la cui faccia ci garantisce più voti. Poi, sotto con la campagna elettorale, con concetti semplici, vuoti, ripetitivi: altro punto di contatto colle simpatiche canaglie nerovestite. Il martellante mantra Honestà&Coherenza, nonostante le dichiarazioni del Di Maio siano più volubili di una donna in fase mestruale; l’idea di essere i soli garanti della democrazia, dell’uno! vale uno!, anche se basta che un parlamentare pentastellato si azzardi a cantare fuori dal coro che subito lo epurano, o come se gli iscritti ad un blog possano essere una credibile rappresentazione di 60 milioni di persone; lo spacciarsi per garanti di una Costituzione che a più riprese hanno dimostrato di non conoscere e di non rispettare, date le recenti dichiarazioni (ed azioni) xenofobe, senza contare i loro agghiaccianti alleati, in aperto contrasto con l’Articolo 3; la crociata contro Berlusconi quando a lui devono la spettacolarizzazione, la divizzazione della figura del leader politico che è la maschera dietro cui si nasconde il Nulla, del loro programma e delle loro competenze. Ci avete fatto caso? Di Maio può dire tutto, i suoi elettori si sono retrocessi ad ultrà. Insistono sul fatto che il Presidente del Consiglio deve essere eletto dal popolo (anche se la Cohstituzione dice altro) e poi ci mettono un tizio che non era nemmeno candidato. E nessuno che dica loro: ma ci state prendendo per il culo?

mercoledì 27 giugno 2018

Un anno dopo. In risposta a Lorenzo Vannucci sulla Gazzetta di Pistoia.


È passato un anno, egregio sig. Vannucci, ma del vento del cambiamento non s’è avvertita nemmeno una leggera brezza (se non il gelo che ha accompagnato alcune recenti esternazioni del nostro primo cittadino). È passato un anno e, come dimostra il suo articolo (dal tipico stile popolaresco e puerile), ancora non ve ne siete accorti: non c’è più alcuna necessità di questi toni da campagna elettorale. Ci sono affermazioni, nella sua sviolinata al Sindaco, che vanno dall’assurdo al gravissimo. Andiamo con ordine.
“La città ha guadagnato due spazi verdi”: vero. Il plauso, però, va rivolto all’amministrazione precedente. Perché Tomasi avrà pure messo da parte quel principio di competenza che lei definisce “odioso” (che non stabilisce certo il Sindaco quanto le Leggi, queste sconosciute all’italica destra), ma senza dubbio si è dimostrato un mago nell’arrogarsi meriti non propri. Inoltre, più volte lo si è sentito ripetere il mantra “non è di nostra competenza/la colpa è di quelli prima” tanto caro ai politici di tutti gli schieramenti.
Siamo partiti dalle cose semplici, sì, e lo abbiamo fatto male, creando una serie di disagi senza precedenti. Chissà quanta di questa farina (mi si consenta la metafora, dato il lavoro del self made man… nell’azienda di famiglia) viene dal sacco dell’assessore Bartolomei, vero esempio di coerenza politica, già trombato alle primarie Pd ed alle comunali di Marliana (in quota Lega) nonostante l’appoggio diretto di Salvini.
Signor Vannucci, lei sostiene di essersi occupato di edilizia scolastica. Due considerazioni: la prima, la più triste, è che fino a quel punto della sua sottospecie di proclama elettorale la credevo un giovanotto esaltato da quest’ondata di neofascismo, ed invece deve avere raggiunto l’età della ragione; la seconda è che, probabilmente, la sua è soltanto l’ennesima balla: anche il sottoscritto si è occupato di edilizia scolastica, ed ha sempre trovato aperta la porta del Sindaco Berti prima, e del Bertinelli poi… mentre non ho memoria di nessun Lorenzo Vannucci a questi incontri. Ma può darsi che mi sbagli, che sia appena uscito dal Liceo e creda contino qualcosa le rappresentanze studentesche…
Ma è nell’ultima parte, egregio Vannucci, che si raggiungono i toni del delirio. Tomasi ci ha restituito la libertà dopo settant’anni, ha garantito il pluralismo, ci ha liberati da un “retaggio culturale” obsoleto, quasi osceno, “che ci voleva tutti uguali” (almeno i principi fondamentali della Costituzione se li legga, per cortesia, se vuole fare questo mestiere). Sta forse insinuando che i pistoiesi per tutto questo tempo non hanno scelto liberamente d’essere amministrati dalla sinistra? Sta forse insinuando che i suoi concittadini per settant’anni sono stati stupidi, ciechi, ottusi? Ma lei ha una vaga idea di come funziona la democrazia? Probabilmente sì, ma probabilmente non le piace, come alla gran parte del suo schieramento ideologico. Le sue sono parole che, se fossero supportate da un qualche barlume d’intelligenza e di ragionamento, suonerebbero estremamente offensive. Per fortuna sono solo stupide.

Ps: ritengo inopportuna la presenza istituzionale alla giornata del ricordo. Quelle persone meritano d’essere compiante come vittime di una guerra, della più terribile tragedia del mondo moderno, nella quale però furono loro stesse a farci precipitare, trascinando nel dolore, nella disperazione, nell’angoscia una Nazione intera. Quelle persone che, ancor prima dello scoppio delle ostilità, avevano usato la violenza, la persecuzione giuridica, l’esilio e perfino l’omicidio contro i loro concittadini, rei di esprimere idee politiche divergenti. Quelle persone non meritano di essere definite miei connazionali.
Ha citato viale Matteotti: beh io lo preferisco pieno di crateri ma percorso da gente cosciente di ciò che è la nostra Storia Patria, piuttosto che liscio come un biliardo al servizio dei pattinatori dell’ignoranza.

mercoledì 6 giugno 2018

L'uomo che aveva smesso di sognare. 15/04/2014

L'uomo che aveva smesso di sognare giocherellava con l'evidenziatore. Ancora una volta si era dimenticato di portarsi qualcosa da leggere, per far scorrere la normale noia del suo normale lavoro. Era infelice, l'uomo che aveva smesso di sognare, proprio a causa della mancanza di sogni: non aveva più ambizioni per sé o fiducia nel prossimo, e non sognava nemmeno la notte. L'uomo che aveva smesso di sognare viveva per inerzia, in un costante immobilismo dal quale non riusciva ad uscire, perché per scuotersi ci vuole un motivo.

L'uomo che aveva smesso di sognare era anche angosciato: lui che era stato un sognatore di prima grandezza, un'immaginazione anche troppo fervida, adesso sentiva solo le pareti vuote della sua mente. Dicono che in casi del genere succeda sempre così. L'uomo che aveva smesso di sognare stramalediva le donne, il tempo ed il governo, ma in fondo sapeva che la colpa era soprattutto sua, che ognuno ha un numero limitato di sogni e che non bisognerebbe bruciarli tutti per incostanza, per pigrizia o per sfortuna. Questo lo deprimeva ancora di più.

L'uomo che aveva smesso di sognare si sentiva solo, e dire che accanto aveva un'anima bella, un'anima di sognatrice capace, qualche volta, di riaccenderlo, di trasferire a lui non i suoi sogni, ma la speranza di sognare ancora. Era stupendo. Peccato che l'uomo che aveva smesso di sognare, a ben vedere, stesse in realtà togliendole quella capacità. Non sognava mai, e lei doveva spendere le sue energie per i suoi sogni, e per aiutare lui a riscuotersi. Si sarebbe bruciata, l'uomo che non sognava mai lo sapeva ma non ce la faceva a dirglielo, lei che era rimasta incantata dai sogni che le dipingeva ancora ne sentiva forte il ricordo, ancora sperava di sentirlo sognare di nuovo.

Guardava fuori, l'uomo che aveva smesso di sognare, guardava una giornata frenetica di rate da pagare, pacchi da consegnare, cantieri da finire, e non provava più empatia per i lavoratori come lui, non lottava più per migliorare il mondo circostante; anzi cambiava idea di continuo, salvo poi arrabbiarsi per la sua incoerenza. L'uomo che aveva smesso di sognare non riusciva nemmeno a diventare opportunista.

L'uomo che aveva smesso di sognare aveva perso anche la dignità. L'uomo non era più.

Accorgersi di sé in netto ritardo

Ho giocato per anni coi sentimenti delle persone. Spesso inconsciamente, anzi è più corretto dire che li ignoravo o non ero proprio in grado di capirli. Perché ero completamente indifferente ed insensibile ai miei. Ho vissuto nella totale noncuranza del mio essere, indirizzato lungo i binari del giusto e del socialmente accettabile manco fossi uno dei primi seguaci di Lutero, misurando la mia meschina nullità col potere che avevo sugli altri, su quanto sarebbero stati disposti ad amarmi nonostante ricevessero in cambio falsità e dolore. Agivo e pensavo non per mio volere, ma per imposizione esterna o, peggio, per inerzia; senza riflettere sul fatto che, mentre tutto mi scivolava addosso, negli altri avrebbe potuto provocare reazioni di vario tipo.
Un talento naturale di attore, così bravo da ingannare se stesso, convinto d'essere anche regista e sceneggiatore quando invece della mia esistenza ero a malapena una comparsa. E lanciavo strali di onestà, lealtà e verità a chi voleva starmi intorno, un po' per quest'inganno, un po' cosciente di fare violenza al mio vero essere, pur senza sapere chi fosse costui né se l'avessi potuto trovare da qualche parte, dentro di me, in qualcuno o in 20 euro dati ad una nigeriana.
Scoprire, o perlomeno accettare di aver saputo, di essere un'altra persona, a 25 anni, è stata una bordata mica da poco. E da solo non ce l'avrei mai fatta, quindi anche se ti ho odiato tanto per il modo forse la violenza morale era necessaria; e poi, una piccola vendetta per tutta quella che avevi subito ci stava.  Mi sono chiesto spesso perché tu mi avessi lasciato... adesso mi chiedo come mai non tu l'abbia fatto prima. Forse riuscivi a vedere sotto la scorza del personaggio che mi ero costruito, forse mi conoscevi meglio di quanto mi conoscessi io (anzi, sicuramente): ed i ricordi di quando mi sentivo un tutt'uno con me stesso, e di quando riuscivo ad amarti senza sotterfugi, me li tengo stretti e dolcissimi. Per il resto, il mio meccanismo di rimozione procede senza soste e senza sconti; sono una persona che non ricorda, perché sono una persona che non si è vissuta.
Quante volte avrei voluto urlare che ti amavo, che fregacazzi di come va il mondo a me interessa soltanto di noi due, che le persone hanno anche dei difetti (già, ho scoperto di non essere infallibile) e che è anche quello che ce le fa amare; quante volte ho sacrificato la felicità sull'altare dei programmi futuri. Adesso vorrei aver vissuto tutti quei momenti in cui il cuore mi scoppiava di noi ma facevo il possibile per metterlo a tacere. Bell'idiota, nessuno me li renderà.
Ed anche credere di poter recuperare è stata una stronzata. La felicità non la vendono un tanto al chilo, non è che si accumula, che puoi dire ho passato anni a non essere me stesso ed adesso mi riprendo tutto di colpo. Si rischia di fare peggio, che essendo la mia specialità è quel che son riuscito a fare meglio, dopo aver preso coscienza di me.
Sembra una vendetta del mio subconscio: mi hai ingannato per anni? Hai vissuto solo di superego? Bene, ora ti faccio spurgare tutte le pulsioni represse. Contro di te, ovviamente. Come se non fosse un colpo abbastanza grosso da reggere conoscersi a 25 anni. Immagino che di solito si prenda coscienza di sé almeno una quindicina d'anni prima.
Non ci sono tappe da bruciare, emozioni da recuperare o da rivivere meglio, c'è solo tutto quel che ho buttato a male credendo in cose che non mi appartenevano. C'è solo il rimpianto di essersi sprecati per non voler capire chi fossi. Ma il rimpianto non aiuta, e neanche la reazione infantile e brutale.
Perché quella strada comunque la stavo percorrendo con passione, una passione eterodotta d'accordo, ma viva; non credevo in quel che facevo, ma lo facevo credendoci. Poi, ho passato due anni a sprecare tempo pensando che tutti gli anni precedenti fossero tempo sprecato. Due anni di angosce, di terrore, ritrovatomi in mezzo ad una strada (anche letteralmente) senza capire come mai fosse quella, la strada, e come ci fossi arrivato. Bum, di colpo, eccomi.