sabato 17 novembre 2018

Tipe da Instagram


1)      la finta modella
Quella che paga per farsi fare le foto nemmeno va presa in considerazione. Al massimo ha bisogno d’una mano d’aiuto per capire quanto sia poraccia.
Quelle che invece si sparano le pose finto artistiche meritano un approfondimento.
a) fotografate dal proprio ragazzo. Lo sanno benissimo, di stare con un coglione, e lo sfruttano a ragion veduta. Generalmente lui è un debosciato pieno di soldi, e di corna.
b) fotografate dalla propria bff. Queste invece non si accorgono dell’inganno. La vostra amica che vi fa le foto in realtà vi invidia, anzi vi odia proprio dal profondo, e conserva tutte le foto in cui siete venute di merda pronta a sputtanarvi. Il motivo per cui, nonostante siate bellocce e abbiate migliaia di like, nessuno uomo vi sfiora da anni, sta nelle maledizioni potentissime che quel roito grassoccio che vi fa da fotografa personale vi lancia ad ogni scatto.
c) fotografate da fotografi fintoprofessionisti. Allora, menzione speciale per quei tizi che anni fa hanno investito i loro risparmi in una reflex decente ed hanno aperto un profilo .ph su Instragram: voi siete i veri geni del ventunesimo secolo. Grappoli di fica aggratis, e magari ve la danno pure.
Tutte le tipologie di finto modelle sembrano dominate dall’incrollabile convinzione di essere delle fiche stratosferiche. Invece, nonostante si comprino i follower e si facciano fotografare sempre più nude, continuano a ricevere i soliti 200 like dei soliti 200 segaioli. Figliole, è ora di fare una riflessione. Avete 8000 follower e una foto a tette gnude raccatta 150 like, io ho 250 seguaci ma una foto del mio gatto di cuoricini ne riceve 30. Io due domandine comincerei a farmele.

2)      l’acculturata
Categoria recentissima. Ha cominciato col postare roba di Frida Kahlo, adesso è passata a Marina Abramovic. Fino a ieri l’altro il momento più culturale della sua esistenza erano le repliche di Uomini & Donne over 50. Di solito si rifanno il profilo, per nascondere le inevitabili foto da maiala di pochi mesi prima.

3)      l’artista
La peggiore. Ti ammorba coi suoi disegnini, quadretti, gioielli fatti con i materiali di recupero, e se la tira neanche fosse la Canalis però col cervello della Hack. Ovviamente, ha il talento di una nutria spiaggiata.

4)      la fotografa
Se fotografa le amiche bone, la possiamo tollerare. Se pretende di fare foto artistiche, gesùmmaria.

5)      la promoter
Si diverte solo lei. Fa la pr in qualche disco scrausa che si prodiga di far passare come il posto più in voga del momento; oppure la bartender; oppure l’istruttrice di fitness. In ogni caso, ti massacra il cazzo con pubblicità varie in cui ovviamente mercifica il proprio corpo. Alla faccia dell’evoluzione culturale.


AGGIORNAMENTO DEL 15/12/18


1)      QUELLA CHE SI FIDANZA
      Categoria leggermente più difficile da individuare, perché più sfuggente. Me ne sono accorto dalla sparizione delle stories di questa tipa, oggettivamente bona. Se non vedo più le cazzate di un botolo non ci faccio caso, ma quando per giorni mancano determinati stacchi di coscia qualcosa dentro di te si rompe. A un certo punto riappare, però non più nelle solite pose ammiccanti e seminude. Anzi, non è mai da sola, ma sempre avvinghiata ad un tipo meglio identificato come “amore mio”. Da lì in poi, è un bombardamento di foto che testimoniano la loro invincibile unione. Dopo un paio di mesi, nuovo silenzio della tipa. Un paio di settimane e ricomincia con le foto da maiala.

2)      LA FISSATA
      Questa non è solo rompicazzo sui social, è sicuramente pericolosa nella vita reale. Monotematica e martellante su un argomento che di solito fa venire l’orticaria. Come minimo è vegana, femminista, nazigattara, canimegliodellepersone, cinquestelle, novax, nosex eccetera eccetera eccetera. La maggior parte delle volte si scopre che s’è fatta ingabbiare in quelle strutture di vendita piramidali ed è piena di debiti in banca e creme al cetriolo in garage.


CURVATURA DELLE STORIES
Salvo rarissime eccezioni (tra cui il sottoscritto), la quantità di stories pubblicate è inversamente proporzionale alla quantità di sesso praticato.

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