sabato 17 novembre 2018

Gli adolescenti, la musica e i BombaBomba


Premessa: Ho pensato molto se pubblicare o meno questo pezzo: contrasta col solito livore di tutto il blog; temevo di passare per adulatore; serve a poco parlare di gusti musicali.
Ma poi m’è capitato di vedere la Dark Polo Gang a X-Factor, e questa combo di due tra i peggiori mali della musica (trap&talent) m’ha dato la scossa. Quindi ora ve lo beccate fuori tempo massimo, sperando (lo so, sono presuntuoso) che possa dare un minimo contributo alla prosecuzione di questa imprevedibile reunion.

Il 2 novembre si riuniscono i Bombabomba ed io sono molto, molto felice di questo fatto (chi non viene fa caare).
Primo, perché sono un appassionato di musica in generale, di reggae in particolare, e andare a vedere dei concerti dal vivo è senz’altro il mio vizio preferito. E Markone e Cillo in combinazione sono tanta roba già col sound system, quando alle spalle hanno invece una formazione di musicisti coi controcazzi beh… se non venite fare caare.
Secondo, perché per me la musica è importante. Le sensazioni che dà, ma soprattutto i messaggi che riesce a veicolare, e i BombaBomba hanno rivestito un ruolo essenziale nella formazione del mio carattere. Marco e Marcello mi conoscono entrambi di persona, ma non credo sappiano quanto hanno influito le loro parole nella mia crescita.
Anche i miei amici a cui non piace il reggae conoscono i loro testi, per averli sentiti fino allo sfinimento nella mia macchina, o essere venuti a qualche serata in giro. Hanno avuto, quindi, quella funzione aggregatrice di solito riservata, per quelli dei miei anni, agli 883 e/o a Ligabue. Cantare Referendum in Lada Niva diretti al Centro Sociale… a 18 anni, cosa potevamo chiedere di più?
Comunque, non c’è solo questo. Come direbbe Michele Apicella, le parole sono importanti. Le parole che un adolescente ascolta uscire dal proprio stereo, ancora di più. Qui è il momento di aprire una riflessione più ampia: sto invecchiando, quindi chiaramente mi sembra che le nuove generazioni siano una banda di debosciati senza valori, e che molto sia determinato dalla musica che ascoltano. Mi spiego meglio: gli adolescenti della mia generazione sono cresciuti con i grandi cantautori, con Caparezza, coi Modena Ramblers, tutta gente politicamente schierata larga a sinistra, tutta gente che cantava di pace, fratellanza, rispetto. A questi ognuno aggiungeva qualcosa a seconda del gusto personale. Io a 14 anni presi di nascosto a mio papà il cd di Duri i Banchi dei Pitura Freska per masterizzarlo (non volevo che mi considerasse quel che ero: un fattone) e m’innamorai follemente della musica in levare; qualcuno poi mi disse “Ehi, senti questi, sono di Pistoia” ed ecco che dai 16 i BombaBomba fanno parte della mia vita. Ne sono molto contento, perché riconosco loro di aver avuto un’influenza positiva sul mio modo di pensare, di relazionarmi con il mondo circostante. Hanno contribuito a rendermi una persona curiosa, a non avere pregiudizi, ad essere sempre pronto ad accogliere tutti i punti di vista, a capire che con l’educazione ed il buonsenso si può dominare il mondo. A rivedere molti dei concetti che mi erano stati proposti fino a quel momento, a pensare alla felicità mia e di chi mi sta a cuore più che alle condizioni imposte dalla società.
Eppure, nonostante tutti questi messaggi positivi, le mie cazzate le ho fatte, anche belle grosse. Però penso che se mi fossi ascoltato sti cazzo di rapper fake sarebbe andata molto peggio. Lo so, è un discorso da ottantenne reazionario, ma non credo d’essere del tutto fuori di strada a dire che testi che inneggiano al sessismo, alla violenza ed al consumo di droghe pesanti certo non bastano da soli a renderti un delinquente, ma diciamo che t’incoraggiano su quella strada. Senza dubbio non mi dicono che nel mondo c’è bisogno della mia parola per portare avanti ideali di pace e collaborazione.
E poi, come dice il Generale, se canti di un qualcosa che non t’è capitato, “son solo fregnacce senza significato”. La differenza è tutta qui, tra l’ascoltare fuffa finto delinquenziale oppure canzoni autentiche. Nelle nuove leve vedo smarrito quel senso, magari fittizio, di unità che avevamo noi a sedici anni; la convinzione che le convinzioni degli adulti fossero vecchie, le nostre migliori, che il mondo andasse cambiato in meglio. Cioè, non il mondo, ma gli uomini che lo vivono, “perché siamo noi che dobbiamo cambiare, siamo noi l’unica cosa da rifare”.
PS: Lo so, la butto sempre in politica. Ma scorgo, nell’abissale scollatura tra l’apparato del PD e la sinistra reale, quella delle fabbriche, dei Circoli Arci e dei movimenti studenteschi, anche una frattura musicale. L’impegno politico, quello autentico, giacché la parola dovrebbe significare “interessarsi della vita cittadina”, è del tutto assente in questa nuova infornata di cantanti hipster. Lagne, lagne, e ancora lagne. Se non ti vuoi impegnare allora tanto vale che mi canti roba allegra, direbbe (con ragione) Bugo.
E invece se gli attuali sedicenni ascoltassero quel che ascoltavamo noi dieci (anche quindici) anni fa, probabilmente ci sarebbe una base più solida per costruire qualcosa di concreto a sinistra. Ragazzi, riemergete dall’ascolto dell’ultima fatica di *inserire nome di rapper fintogangsta* e ascoltatevi Compresse. Vi farà bene.
PPS: Lo so che ci sono ancora artisti impegnati, e anche tra quelli della nuova generazione, solo non mi sembra facciano tutta sta gran presa sul pubblico. Cioè, fanno tendenzialmente caare. Come voi se non venite venerdì.

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