Ho giocato per anni coi sentimenti delle persone. Spesso inconsciamente, anzi è più corretto dire che li ignoravo o non ero proprio in grado di capirli. Perché ero completamente indifferente ed insensibile ai miei. Ho vissuto nella totale noncuranza del mio essere, indirizzato lungo i binari del giusto e del socialmente accettabile manco fossi uno dei primi seguaci di Lutero, misurando la mia meschina nullità col potere che avevo sugli altri, su quanto sarebbero stati disposti ad amarmi nonostante ricevessero in cambio falsità e dolore. Agivo e pensavo non per mio volere, ma per imposizione esterna o, peggio, per inerzia; senza riflettere sul fatto che, mentre tutto mi scivolava addosso, negli altri avrebbe potuto provocare reazioni di vario tipo.
Un talento naturale di attore, così bravo da ingannare se stesso, convinto d'essere anche regista e sceneggiatore quando invece della mia esistenza ero a malapena una comparsa. E lanciavo strali di onestà, lealtà e verità a chi voleva starmi intorno, un po' per quest'inganno, un po' cosciente di fare violenza al mio vero essere, pur senza sapere chi fosse costui né se l'avessi potuto trovare da qualche parte, dentro di me, in qualcuno o in 20 euro dati ad una nigeriana.
Scoprire, o perlomeno accettare di aver saputo, di essere un'altra persona, a 25 anni, è stata una bordata mica da poco. E da solo non ce l'avrei mai fatta, quindi anche se ti ho odiato tanto per il modo forse la violenza morale era necessaria; e poi, una piccola vendetta per tutta quella che avevi subito ci stava. Mi sono chiesto spesso perché tu mi avessi lasciato... adesso mi chiedo come mai non tu l'abbia fatto prima. Forse riuscivi a vedere sotto la scorza del personaggio che mi ero costruito, forse mi conoscevi meglio di quanto mi conoscessi io (anzi, sicuramente): ed i ricordi di quando mi sentivo un tutt'uno con me stesso, e di quando riuscivo ad amarti senza sotterfugi, me li tengo stretti e dolcissimi. Per il resto, il mio meccanismo di rimozione procede senza soste e senza sconti; sono una persona che non ricorda, perché sono una persona che non si è vissuta.
Quante volte avrei voluto urlare che ti amavo, che fregacazzi di come va il mondo a me interessa soltanto di noi due, che le persone hanno anche dei difetti (già, ho scoperto di non essere infallibile) e che è anche quello che ce le fa amare; quante volte ho sacrificato la felicità sull'altare dei programmi futuri. Adesso vorrei aver vissuto tutti quei momenti in cui il cuore mi scoppiava di noi ma facevo il possibile per metterlo a tacere. Bell'idiota, nessuno me li renderà.
Ed anche credere di poter recuperare è stata una stronzata. La felicità non la vendono un tanto al chilo, non è che si accumula, che puoi dire ho passato anni a non essere me stesso ed adesso mi riprendo tutto di colpo. Si rischia di fare peggio, che essendo la mia specialità è quel che son riuscito a fare meglio, dopo aver preso coscienza di me.
Sembra una vendetta del mio subconscio: mi hai ingannato per anni? Hai vissuto solo di superego? Bene, ora ti faccio spurgare tutte le pulsioni represse. Contro di te, ovviamente. Come se non fosse un colpo abbastanza grosso da reggere conoscersi a 25 anni. Immagino che di solito si prenda coscienza di sé almeno una quindicina d'anni prima.
Non ci sono tappe da bruciare, emozioni da recuperare o da rivivere meglio, c'è solo tutto quel che ho buttato a male credendo in cose che non mi appartenevano. C'è solo il rimpianto di essersi sprecati per non voler capire chi fossi. Ma il rimpianto non aiuta, e neanche la reazione infantile e brutale.
Perché quella strada comunque la stavo percorrendo con passione, una passione eterodotta d'accordo, ma viva; non credevo in quel che facevo, ma lo facevo credendoci. Poi, ho passato due anni a sprecare tempo pensando che tutti gli anni precedenti fossero tempo sprecato. Due anni di angosce, di terrore, ritrovatomi in mezzo ad una strada (anche letteralmente) senza capire come mai fosse quella, la strada, e come ci fossi arrivato. Bum, di colpo, eccomi.
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