Mogol ha 82 anni. Perché non è in pensione? Perché deve
esistere in Italia, sempre e per tutte le categorie, la distinzione tra normali
e celebri? Mi sembra che a 67 anni, se sei un NIP (non important paraculo), ti
mandino in pensione per forza.
Cosa consente al signor Rapetti di presiedere la Società
Italiana Autori ed Editori nonostante alla sua età le persone siano più
impegnate a lottare contro l’invecchiamento (e tutto quel che ne consegue)
piuttosto che per i diritti d’autore?
“E’ stato il più grande paroliere italiano” direte voi.
Pfui, rispondo io. A parte che decisamente non è vero, perché la summa di tutti
i testi di Mogol non vale un appunto scritto da Battiato su un fazzoletto in un
bar, e certo non finiranno mai sulle antologie come quelli di Guccini, ma poi
chi l’ha detto che questo ti trasformi automaticamente nella persona giusta per
una carica?
A me, sentire che il Presidente della Siae “ascolta
pochissima musica” e “non ha visto SanRemo” fa rabbrividire. Basta pure per
chiederne le dimissioni, a dirla tutta.
Mogol, hai rotto i coglioni. Hai 82 anni ed è evidente che
tu stia rincoglionendo; cioè, un coglione fascista lo sei sempre stato, ma
prima stavi attento a non darlo troppo a vedere. Vabbè che ora va di moda, ma insomma…
Non esagerare, Giulio.
Eppure, questa vicenda mi sembra lo specchio perfetto dell’Italia.
Vince il Festival un ragazzo italiano, e tutti a gridare allo scandalo perché ha
origini egiziane. Non mi sembra che quando El Shaarawy segna con la Nazionale
il pubblico non esulti. Non mi sembra ci siano state rivolte popolari contro le
vittorie al Festival di Anna Oxa. Ah già, lei ha un colore della pelle più
accettabile, e poi è (era) gnocca.
Le soluzioni a questa rivolta dell’opinione pubblica sono
state: intervento di Ministri del Governo per dire che si deve far scegliere il
vincitore solo al televoto (hanno parecchio da fare i nostri governanti a
quanto pare), così che si possano riapprezzare Marco Carta e Valerio Scanu come
massimi rappresentanti della canzone italiana; altro intervento governativo per
imporre un 33% di musica italiana nelle radio.
A parte che dai rilevamenti emerge che già il 45% della
musica che passa parla la nostra lingua, visto che questo ipotetico provvedimento nasce come reazione allo scalpore suscitato da una
canzone italiana cantata da un neGro, cosa dobbiamo intendere per musica
italiana? Cantata nella nostra lingua oppure eseguita solo da persone autoctone?
Cioè, per capirsi, Sting che canta in vernacolo senese è meno italiano dei
Lacuna Coil che cantano in inglese? O viceversa? Perché fatico a comprendere.
E più di me, fatica Mogol. Che si è ovviamente detto d’accordo,
perché più roba italiana passa e più lui è un bel presidente! Ma soprattutto
più gli si gonfiano le tasche. Si sgonfieranno invece le tasche di quelle
radio, non poche, alcune storiche e con davvero una bella programmazione, che
mandano già solo musica italiana. Perché
la devo imporre anche agli altri? Non siamo nel libero mercato, non siamo il
grande Occidente, la patria della libertà? Se non ti piace quel che passano le
radio, comprati dei cd. Questo sì che aiuterebbe gli artisti.
Poi, chi lo stabilisce cosa trasmettono le emittenti radio?
Le major discografiche. Dunque io mi dovrei sentir propinare la peggio merda
che esce dai talent (leggetevi una recente intervista a Red Ronnie sull’argomento,
se apro sta parentesi facciamo notte) perché così incassate? Prendete sti
regazzini, gli fate stampare un paio di singoli e poi li buttate via. Poi ci
lamentiamo della qualità della nostra musica.
PS: Soldi di Mahmood è la canzone italiana più ascoltata di
sempre su Spotify. Un successo clamoroso, al pari di Occidentali’s Karma
(povero Gabbani, anche lì dovremmo aprire una parentesi sugli “uccisi dalle
case discografiche”, ma vi basti guardare la faccia di Roberto Angelini quando
gli rammentano Gatto Matto per capire tutto). Dunque la giuria di qualità non
aveva tutti i torti. C’era Mauro Pagani ragazzi, altro che Mogol. Uno è un
musicista, l’altro un vecchio demente.
PPS: la canzone di Ultimo è ributtante. Oscena, banale e
nemmeno orecchiabile. La questione non è “come mai non abbia vinto” ma “come
cazzo ha fatto ad arrivare secondo”. Come dite? Con i voti delle regazzì e con
quelli dei call center comprati dalle case discografiche? Eh ma tanto il prossim’anno
tutto al televoto, così sarà meglio. Ecco, mentre sto bimbetto (ma chi cazz’è
poi) se ne stava a piagnucolare in sala stampa, io sognavo che la Bertè
entrasse e lo incenerisse sputando fuoco dalla bocca. O che Silvestri, Rancore
e Ghemon lo corcassero di mazzate.
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