Avevo dieci anni, il 20 luglio 2001. Avevo dieci anni quando
ho capito da che parte stare. Quando ho visto i signori in divisa, le forze
dell’ordine, quelli che ci dovrebbero proteggere, ammazzare un ragazzo. E fare una mattanza alla Diaz.
Diciotto anni fa eravate contenti che avessero ammazzato
Carlo Giuliani. Me li ricordo i vostri commenti. Se l’era meritato, la zecca
comunista, e poi aveva un estintore in mano. Avete prima provato ad incolpare i
manifestanti, poi siete riusciti a far passare da martire quell’assassino in
divisa. Impunito come da copione.
Eppure Carlo Giuliani è stato ammazzato mentre difendeva (in modo, ok, discutibile) le
stesse cose che adesso volete voi. Voi che avete brindato alla sua morte,
deriso la vita di un ragazzo di vent’anni la cui colpa era avere delle idee. Vi
rinfresco un po’ la memoria, giacché con le ultime elezioni avete dato prova di
averne bisogno. Cosa dicevano i no global? Quei puciosi di merda sostenevano
che il libero mercato avrebbe ucciso la piccola e media impresa italiana; che
un Paese che si reggeva sull’unicità e sulla diversità si sarebbe schiantato
contro i giganti multinazionali; che il ceto medio sarebbe stato schiacciato
dalle logiche di potere; che i ricchi sarebbero diventati più ricchi e i poveri
più poveri; che gli organismi di decisione e controllo sovranazionali avrebbero
fatto tutto, meno i nostri interessi
Cosa dice adesso il vostro Capitano? Le stesse identiche
cose. Eh ma lui le dice bene. Eh ma per me, cari voi che avete esultato per la
morte di Carlo, meritereste la stessa fine. Un colpo di pistola in fronte e
tanti saluti.
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