giovedì 6 giugno 2019

La morte di Carlo Giuliani e le capriole della memoria.


Avevo dieci anni, il 20 luglio 2001. Avevo dieci anni quando ho capito da che parte stare. Quando ho visto i signori in divisa, le forze dell’ordine, quelli che ci dovrebbero proteggere, ammazzare un ragazzo. E fare una mattanza alla Diaz.
Diciotto anni fa eravate contenti che avessero ammazzato Carlo Giuliani. Me li ricordo i vostri commenti. Se l’era meritato, la zecca comunista, e poi aveva un estintore in mano. Avete prima provato ad incolpare i manifestanti, poi siete riusciti a far passare da martire quell’assassino in divisa. Impunito come da copione.
Eppure Carlo Giuliani è stato ammazzato mentre difendeva (in modo, ok, discutibile) le stesse cose che adesso volete voi. Voi che avete brindato alla sua morte, deriso la vita di un ragazzo di vent’anni la cui colpa era avere delle idee. Vi rinfresco un po’ la memoria, giacché con le ultime elezioni avete dato prova di averne bisogno. Cosa dicevano i no global? Quei puciosi di merda sostenevano che il libero mercato avrebbe ucciso la piccola e media impresa italiana; che un Paese che si reggeva sull’unicità e sulla diversità si sarebbe schiantato contro i giganti multinazionali; che il ceto medio sarebbe stato schiacciato dalle logiche di potere; che i ricchi sarebbero diventati più ricchi e i poveri più poveri; che gli organismi di decisione e controllo sovranazionali avrebbero fatto tutto, meno i nostri interessi
Cosa dice adesso il vostro Capitano? Le stesse identiche cose. Eh ma lui le dice bene. Eh ma per me, cari voi che avete esultato per la morte di Carlo, meritereste la stessa fine. Un colpo di pistola in fronte e tanti saluti.

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