mercoledì 18 marzo 2020

CANTO DEI BRIGANTI

Niccolò Ferri

Torna la bruma, è nuovamente sera.
Ritorna Cesare eroe trionfante, gloria
d'obelischi su cui ne' sangue sarà ritratto
ne' ricordo mai di martiri contro il tempo

E poi c'eravamo noi, sepolti
tra le cartoline venute da lontano
dalle mani di amici, dal cuore dell'Europa
dalle valli scheletriche di forestieri
senza vittorie ne' fotografie
dai volti secchi.
C'eravamo noi, cavalieri ultimi
di questa Storia dei ricordi brevi
a spaccare le armature gusci di noce
a arrotondare i pugnali contro i lampi della credulità
ai cippi di pietra grezza che le memorie offrirono al camposanto
e ai draghi di muschio, freddi
fiamme del bosco.
E cavalieri ci chiamammo, e ci chiamarono
perché alla guerra c'invocò
la Musa. Il patimento degli sconfitti secolari
fu la nostra moira fra i frastuoni
degli amori persi, ricordi
che se ne vanno con la marea alta.
E ci sentimmo certo soli, al dolore
riconciliati dal dolore e dalle canzoni
che certo più tristi delle nostre nubi
c'incalzarono, di modo che ci dissero briganti
e ciò che rubavamo non era, in fondo, che una vita
questa vita che non è molto, e in cui le divise sono già d'avanzo

Ed era ovvio per noi, nudi, vederne la follia

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