Niccolò Ferri
Torna la bruma, è nuovamente sera.
Ritorna Cesare eroe trionfante, gloria
d'obelischi su cui ne' sangue sarà
ritratto
ne' ricordo mai di martiri contro il
tempo
E poi c'eravamo noi, sepolti
tra le cartoline venute da lontano
dalle mani di amici, dal cuore
dell'Europa
dalle valli scheletriche di forestieri
senza vittorie ne' fotografie
dai volti secchi.
C'eravamo noi, cavalieri ultimi
di questa Storia dei ricordi brevi
a spaccare le armature gusci di noce
a arrotondare i pugnali contro i lampi
della credulità
ai cippi di pietra grezza che le
memorie offrirono al camposanto
e ai draghi di muschio, freddi
fiamme del bosco.
E cavalieri ci chiamammo, e ci
chiamarono
perché alla guerra c'invocò
la Musa. Il patimento degli sconfitti
secolari
fu la nostra moira fra i frastuoni
degli amori persi, ricordi
che se ne vanno con la marea alta.
E ci sentimmo certo soli, al dolore
riconciliati dal dolore e dalle canzoni
che certo più tristi delle nostre nubi
c'incalzarono, di modo che ci dissero
briganti
e ciò che rubavamo non era, in fondo,
che una vita
questa vita che non è molto, e in cui
le divise sono già d'avanzo
Ed era ovvio per noi, nudi, vederne la
follia
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