Francesco Chironi
Camminare in questa città è camminare nei corridoi di casa: sai dove vai anche al buio. Riempie di tempo, non c'è dubbio, ma sono comunque domiciliari.
Sentirsi rinchiuso in casa perché fuori è freddo, ci sono pericoli e il doppio dei problemi che possono annidarsi qui, tra le mura.
C'è la pioggia e c'è anche il sole, il tuo sole.
Noi amanti della luna, piccola, pallida, eppure tanto profonda da far dimenticare il ricordo della luce. Insomma siamo pessimi ottimisti, ma almeno ci proviamo e questo ci rende fieri.
Un centimetro è l'infinito in questa piscina di catrame.
Però che peccato sprecare tutto quel fervore che senti nell'incontrare difficoltà, quella grinta in più che avresti se non dovessi pensare a quel senso di delusione di non riuscire a farcela, quella disperazione di dover tirare avanti se non vuoi provare quel senso di delusione. Ma di nuovo mi consola quella gioia nel vedere che anche se non hai scalato tutte le montagne sei arrivato a metà della catena montuosa.
Eppure sono qui, in bilico tra due fronti: uno pieno di paure, novità, sofferenze, crescite e bellezza; l'altro altrettanto colmo di abitudini, sicurezze, intolleranza, familiarità e bellezza.
C'è la guerra, volano proiettili decisi e ritirate fugaci. Mi ritrovo in mezzo con un paio di mutande per nascondere gli ultimi segreti e uno scontrino con gli insegnamenti dei miei: uno scritto in grassetto e l'altro ormai troppo sbiadito
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