Sono rimasto dieci giorni in silenzio, a leggere i commenti
abominevoli della gente perbene sulla morte di Erika. Vergognosi sciacalli,
personaggetti infami che non aspettano altro che poter liberare la frustrazione
delle loro merdose esistenze sugli altri. Ma non starò qui a dilungarmi oltre
su quello che penso di loro, a parte che mi garberebbe vederli schiantare tra
sofferenze atroci.
Quando ho parlato del caso di Erika con le persone di cui ho
stima, chiedendo loro quando smetteremo di far morire i deboli, gli ingenui, i
più fragili, solo per far stare bene chi ha il culo al posto del cuore, tutti m’hanno
dato la stessa risposta: “non sarà l’ultima”.
E infatti, qualche giorno dopo, in altro contesto e in modo
ancor più violento, è Luca Sacchi a rimetterci la vita. Un ragazzo, ucciso da
due ragazzi. La dinamica ancora non è chiara, ma sembra proprio che il movente
di tutto sia una partita di droga, quale essa sia. E giù di nuovo il popolo dei
perbenisti a sgolarsi con la retorica, certo in modo più garbato perché lui
almeno è un uomo, e poi s’è difeso.
Ma il succo è: adesso basta. Basta basta basta. Basta. L’unico
argomento tollerabile se volete parlare di droga è la necessaria, urgente, non
rimandabile legalizzazione totale. I vantaggi sono così tanti e così evidenti
che non serve nemmeno starli ad elencare. L’unico motivo per cui non ci si
adopera in quella direzione è che il mercato nero degli stupefacenti
costituisce una delle maggiori fonti di guadagno della criminalità organizzata.
Quindi, tutti voi che siete contrari, siete complici della
mafia. Siete degli omertosi, siete dei mafiosi, e meritate di marcire in
galera, a riflettere su tutte le morti che avete sulla coscienza.