domenica 29 marzo 2020

Una lista di belle cose.

Rey Kalaria
Mi piace il silenzio
Mi piace trovare la luna di giorno
Mi piace toccarmi la barba
Mi piace l'odore della terra dopo la pioggia
Mi piacciono le ore tolte al sonno
Mi piacciono le persone, da lontano di più
Mi piace svegliarmi a fatica
Mi piace pensare a ruota libera
Mi piacciono le olive
Mi piace la frutta acerba
Mi piace il formicolio sulla pianta del piede, dopo tanto tempo in piedi
Mi piace strizzare gli occhi e guardare il sole finché posso
Mi piace bere l'acqua a garganella
Mi piace fischiettare
Mi piace il blu
Mi piace il fastidio della pioggia, a gocce grosse, sulla schiena
Mi piace la sensazione di pausa gravitazionale, in macchina, a cavallo tra la salita e la discesa
Mi piace la levigatura profonda al confine tra l'iride e la pupilla
Mi piace giocare a calcio, spesso
Mi piace tanto giocare a palla
Mi piace il tentativo di sguardo
Mi piace lo scricchiolio del ghiaccio al contatto con l'amaro
Mi piace la lotta alle tristezze che s'intravede nella felicità delle persone
Non mi piace, nei momenti di squilibrio tra la leggerezza del mio essere e la pesantezza dell'anima, sentire il rumore delle vite che si spezzano intorno al globo
Non mi piace.
 

venerdì 27 marzo 2020

Uomo creatore di oracoli

Francesco Chironi

Uomo creatore di oracoli
Sfrutti il sapere universale
Deleghi la tua ombra
Alla ricerca del tuo corpo
Crei il sapere dal sapere
E l’ignoranza dall’ignoranza
Riempi un pieno stracolmo
Affamato ingrato
Raschi il fondo e ti graffi
Cambi il tempo spensierato
E lo getti nel pozzo
Usi mani da incudine
Abusi i meriti di nostra madre

mercoledì 25 marzo 2020

Delirio del 19/06/2016

Marco Landucci

Vasco
Le sbornie
Le acquate
Sentirsi ogni tanto un po' hipster
Le serate flop
Le fie random
Le serate devasto
Le paranoie
Siamo già a Pistoia?
Le fie da paranoia
Ragioniere batti?!
Me la metto la camicia?
C'è una festa a Firenze
Mi sono innamorato
Facciamo una bevuta poi le chiedo il numero
Ho il ruzzo
Ce l'hai posto in macchina?
Sì ma vado a sentire il reggae
Esco con una
Che ansia
Le chiavi di casa
Skippa
T'ho fatto un cd
Passala
Son cotto
Bona lei
Ancora una volta l'alba
Ne deve valere la pena
Un'altra Ceres?
Volano gli uccelli volano
Fratello
Drummino accendino
Voglio smettere
Incontri scontri rimorsi e ricorsi
Morsi sul collo
Non voglio crescere mai
Andiamo a un concerto
No cash c'è solo il letto
Fratello l'ho già detto
Via bona che palle

domenica 22 marzo 2020

La saga di Loris #2

Il Ciarlatano

Loris unn'è colpa nostra
è che per farti respira'
sai quanto ci costa?

Te tanto sei lì vicino al finale
e ogni giorno per noi
è un'altra cambiale

Loris si vede che sei tanto stanco
nemmeno ti si conta
quando si more in branco

Tanto ormai un tu servi a una sega
La tua anima fine come un filo di seta

E' che a noi ci faresti un favore
sai noi abbiamo parecchio a cui rinunciare

Secondo te posso fare a meno
di un ano bianco o un'ottava di seno?

O una bici d'oro e d'argento e di diamanti i pedali
che vale più o meno 3/4 ospedali?

Automobili grosse che vanno veloce
che ti levano il respiro, l'aria e la voce

No Loris spiacente un ce la sentiamo
preferiamo mori' che darti una mano

Poi tanto hai fatto la guerra
ora riposati un po' lì,
lì sotto terra

Ma ti ricordi di Loris,
quello basso un po' tondo?
Sì ma m'importa una sega
tanto un'era il mi nonno

mercoledì 18 marzo 2020

CANTO DEI BRIGANTI

Niccolò Ferri

Torna la bruma, è nuovamente sera.
Ritorna Cesare eroe trionfante, gloria
d'obelischi su cui ne' sangue sarà ritratto
ne' ricordo mai di martiri contro il tempo

E poi c'eravamo noi, sepolti
tra le cartoline venute da lontano
dalle mani di amici, dal cuore dell'Europa
dalle valli scheletriche di forestieri
senza vittorie ne' fotografie
dai volti secchi.
C'eravamo noi, cavalieri ultimi
di questa Storia dei ricordi brevi
a spaccare le armature gusci di noce
a arrotondare i pugnali contro i lampi della credulità
ai cippi di pietra grezza che le memorie offrirono al camposanto
e ai draghi di muschio, freddi
fiamme del bosco.
E cavalieri ci chiamammo, e ci chiamarono
perché alla guerra c'invocò
la Musa. Il patimento degli sconfitti secolari
fu la nostra moira fra i frastuoni
degli amori persi, ricordi
che se ne vanno con la marea alta.
E ci sentimmo certo soli, al dolore
riconciliati dal dolore e dalle canzoni
che certo più tristi delle nostre nubi
c'incalzarono, di modo che ci dissero briganti
e ciò che rubavamo non era, in fondo, che una vita
questa vita che non è molto, e in cui le divise sono già d'avanzo

Ed era ovvio per noi, nudi, vederne la follia

lunedì 16 marzo 2020

LIBRI DEL PASSATO

Giulio Paci

Certi libri esisteranno solo nel passato. Altri saranno nuovi libri. Questo vuol dire che è memoria ormai comune, la guerra, le feste dei cabaret, le passeggiate lungo il fiume, i vicoli delle donne, i vicoli delle cacate. Sono certo cose che continuano ad esistere. Un tempo c’erano le partenze. Poi le morti. Ora stiamo tornando, e stiamo consigliando a tutti di tornare. Oggi però ci occupiamo del giorno, come un giorno successivo ad un altro. Oggi è l’abitudine ciò che risulta vero, quel che suggerisce le parole a chiunque indossi una penna. Per questo non serve parlar di niente se non grazie alla poesia. Per avere ancora un’idea del tempo come tempo che scorre, come tempo che esiste. E non sia l’uomo, un uomo del ritorno alla casa, ma ogni uomo la casa di cui l’uomo ha bisogno. 

giovedì 5 dicembre 2019

Non smettere di sognare troppo presto - per F

Non smettere di sognare troppo presto
nessuna resa al pessimismo conforme
al mediocre susseguirsi delle norme
sputare sangue in silenzio per restare onesto

Lungo sentieri battuti da passi ansanti
pesanti per le lunghe battaglie
svilite
ridotte a teatri d'inutili schermaglie
alza lo sguardo sul dolore e scopri
che non c'è fine
ripetersi incessante di strade millenarie
eppure sempre diverse si scontrano
coi pochi beati illusi
con masse di greggi ottusi
feroci e zelanti ogni novità rinnegano
dietro ogni curva tendono ingannevoli muraglie
delle loro incrollabili paure

Immobile è l'uomo che muore