Niccolò Ferri
- Ecco che un altro amico ci ha lasciati - disse un primo.
- Non ci posso ancora credere che non sia più con noi - continuò un secondo con dolore - era un caro amico, gli volevo bene, ed era troppo giovane per andarsene -
L'aria si era fatta stretta, triste, in pochi avevano il coraggio di dire una parola, la maggior parte dei presenti si limitava ad andare avanti e indietro intorno ad una luce soffusa, la malinconia era padrona della situazione.
- Come è successo? - una voce si levò in maniera confusa dalla massa di presenti.
- E' stato ucciso, come quasi tutti i nostri, del resto. - affermò con autorità quello in disparte, che era evidentemente il capo dell'assemblea.
- La situazione è intollerabile - gridò qualcuno, e nel tono della voce si poteva intuire un sentimento misto di rabbia, frustrazione e dolore per la perdita dell'amico - Abbiamo avuto già quindici vittime negli ultimi due giorni - continuò - quindici vite spezzate prematuramente, ed oggi la lista va ad aumentare -
Tutti erano visibilmente stanchi della situazione, delle troppe vittime, dell'alone di morte che li circondava. La paura era troppo grande, i più deboli temevano persino di uscire da soli.
- Non possiamo stare fermi qui senza fare niente, dobbiamo reagire, anche nel nome dei nostri compagni che ci hanno lasciato, perchè la loro memoria non venga infangata dalla nostra codardia – esclamò una voce decisa e sprezzante, tipica dei giovani. A questo punti tutti incominciarono ad urlare, erano esaltati da ciò che avevano udito, e più che mai intenzionati ad organizzare squadre di guerriglia e di resistenza per far fronte al problema.
All'improvviso il cielo si oscurò, e dall'alto una grande ombra calò su tutti i presenti.
- Oh no! - erano terrorizzati - il nemico è arrivato, ci ha scoperti! -
Ma era troppo tardi. Si trovarono tutti schiacciati da una grande zanzariera di plastica.
- E' dura la vita di una mosca al giorno d'oggi - pensarono, mentre le coscienze andavano affievolendosi.
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