Giulio Paci
Esistono luci che intravedono
Un silenzio.
Allora, vivo. Lei può dirlo.
È ciò che il legno disse al focolare, quella volta e poi mai più. Non è vero quanto si dice, che la poesia serve a ricordare. Se anche questo è vero, lo è solo per un fatto di giustizia delle parole. Non è meno vero che la poesia serva alle cose belle, affinché la bellezza rimanga tra noi e duri in eterno. La poesia ha un segreto che dovrebbe lasciar pensare, non tanto a quello che dice, nemmeno alla persona che ha scritto. È il tempo. È un fatto temporale. Vi è una persona spesso buona e generosa che non riesce a usare la propria memoria. Scrivere serve a eludere questo tipo di eventi. A restituire una traccia al mondo che altrimenti andrebbe trovata chissà dove. È un estremità in questo senso. Quell’uomo è malato e ancora non lo sa. Continua a usare parole, parole di cui solo lui conosce l’ordine, la mano del giocatore. Immaginatevi un uomo guardare il cielo in un pomeriggio d’estate. Un uomo che pensa o almeno ci prova, nell’intenzione. Un uomo per fortuna innamorato. È tutto finito. Egli vive una storia diversa. Emozioni di passaggio. Emozioni che nemmeno vede, tradotte a casaccio, rese vane al pari della verità, così che il narratore, l’altro che gli sta dietro, l’ombra che si è nascosta, possa star sicuro a dire, tenetelo lontano, non sa quel che dice. Il mondo ci piace così com’è. Non abbiamo bisogno di persone come lui, di fedi troppo importanti, di ragioni troppo sbagliate, troppo chiare. Servendomi di lui io vi restituisco la libertà. Non un uomo. Non è quello che mi avete chiesto.
La voce è anche lei una piccola rendita del tempo. Andava bene così: uno e non più di uno. È ben comodo. Non ha opinioni. Ha un debole per chi, come lui, si lascia pensare. Però mi sorride perché lo vuole. È l’unica cosa importante per noi. Non ci conosciamo più di così. Dice sempre molte cose. Ma con me parla una sola lingua. Ha il ben volere di guardarmi. Chi insiste a fare il contrario è costretto a spendersi al posto mio.
Sono le persone come lui ad essere come i fiori d’acqua, gli unici fiori rimasti ormai, sulla terra. Sono fiori di una strana lucentezza. È un fatto culturale che ci si ricordi di essersi già trovati davanti a loro, in un sogno, in un momento di evanescenza delle piccole cose, che rendono e hanno reso il mondo più grande della nostra stanza d’albergo. Ormai. Si, perché il mondo poteva benissimo restare grande come all’inizio. Non è vero che è ancora uguale a prima. Sono questo tipo di fiori a ricordarlo. Essi hanno, sì e no, le parole che riusciamo a dare. Muoiono, scompaiono, insieme alla pioggia. Chiaramente. Poiché non servono più a niente. Riescono a crescere, nascono, fioriscono dal loro seme, appena ne sono sicuri. L’ultima goccia se n’è andata, caduta. Ogni goccia è un seme che non sapevamo. Questa forse è l’altra faccia del vento. Quando la gente come lui viene presa e messa lì, dov’è che tutti ridono, si lamentano e non hanno niente. Un uomo a cui è stato tolto il sogno della propria vita. A cui la vita è stata rubata. Costretto a lottare. Per rimettersi in piedi. Senza far niente. Rinunciando al proprio coraggio, si è fatto aiutare. È l’uomo più egoista e eccentrico che abbia mai conosciuto. Diventato sempre più trasparente. Se una donna dovesse vederlo, prenderebbe le misure a qualcosa, ma non ne siamo certi.
Tutto prosegue alla stessa maniera. Ce ne siamo accorti. Per questo abbiamo bisogno di errori. Pensieri sbagliati. Per chi scrive è diverso. Deve poter dire simili verità, simili sciocchezze. È chi scrive questo valore delle cose. Poiché chi scrive è l’immagine da cui nasce questo segreto. Conoscessimo a fondo la sua vita, ce ne accorgeremmo, abbandoneremmo la penna, i fogli bianchi, la carta di giornale. Vita, vita e nient’altro. La noia di questo secolo, il benessere raggiunto dice questo. L’ambizione si è arresa a muovere il male, a divertirsi, per mano del niente, del vuoto, dei piccoli atti egoistici. Nessuno riesce a dichiarare più niente. Nessuno può decidere da solo cosa e quando ascoltare. Siamo lì, ognuno con la faccia di fronte a quella di un altro. Crediamo a tutta la realtà che ci viene data. Abbiamo fiducia di credervi. Serve a qualcosa, è l’unica speranza rimasta. D’altronde, è ancora l’unico modo per far proseguire la specie. Un sorriso. E poi? Poi lascerò passare ancora un giorno. Mica importa, un bacio, nemmeno so ricordarne la sensazione. Mi pare forse, quella cosa, che mi ricordava di avere una mente, un filtro, una possibilità. Se le cose stanno così, posso solo accontentarmi dei baci e le carezze di mia madre. D’altronde l’ho già detto. È un fatto che si sia smesso di ricordare.
Ho visto un uomo sedersi e mangiare. Ho visto un uomo seduto mangiare un buon pasto. Sulla tavola dei fiori d’acqua. Perdonare il tempo. Perdonare il tempo per la sua offerta. Ho già visto quella donna. Ho già visto quell’uomo esser costretto a fingere non sia mai accaduto niente. Ci sono amori che vivono ringraziando una possibilità, rimanendo fedeli a quello che si deduce dalla reale intenzione di ciascuno. E nessuno degli amanti ha mai detto una parola. Un modo per sognare. Quanto basta a restare indifferenti senza troppe parole. Mai detto io non ti lascio più. Cos’è che veramente ho pensato, sono stato io. Non posso più andare oltre a quello che sei. Sono ormai scomparso dalla luna.
Lo so. È inutile io ti guardi. È già diventato inutile tutto l’amore che riusciremo a darci. Chi sei, non l’ho mai saputo. Eppure qualcosa me lo hai detto, sono io ad averlo veduto, io, con i miei occhi e basta. Qua una partenza è sempre una falsa partenza. Un altro modo per diventare ridicoli. Un modo per crescere, che equivale a sentire sempre meno, serve a eludere qualsiasi pensiero. Fedeli alla realtà, gli uomini, andrebbe chiesto a mia madre. Non so cos’altro vuoi farmi vivere. Ma è certo ne uscirò solo e senza sforzo. Perché la fantasia muoia. L’amore resti soltanto una promessa, un coraggio, l’unica maniera di viversi. Mi hai sempre dato la possibilità di risultare naturalmente il timbro della mia voce. L’espressione di una pausa che certo non potrai dire soltanto mie. I pensieri. I pensieri restano, quell’inutile differenza tra il sole e il cielo sottostante. Ci sono un sacco di persone intenzionate a prendersi cura di me, ma non fanno attenzione, credo sia una scusa per guadagnare un po’ di benessere dalla disperazione troppo facile a crearsi in un’anima vuota. Tanto, loro, dalla loro parte, hanno ancora la dignità. La vita. La vita per loro è ancora un fatto di possibilità.
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