Francesco Chironi
Per tutti quelli a cui dovrei parlare non mi basterebbero le parole il tempo e l’amore
Potrei sentirmi importante e continuare per ore a raccontare cos’è che mi porta dolore, ma finisco sempre a parlare a un signore che quieto sente il malore come una condizione normale. Saprei scegliere le parole, ma mi manca il colore per disegnare un quadro della situazione generale, ma grazie alle canzoni che sto ad ascoltare riesco per un poco a sentirmi un ladro, a non sentirmi banale. Che poi un po’ banale lo sono lo stesso, qui seduto sul letto a guardare il soffitto, con la buia speranza di trovare il perdono che dovrei dare da anni a me stesso, ma continuo perplesso a guardare al di là della mia situazione attuale. Come un rito da cui non si fugge mi avvito al mio mito, che forte mi regge, e ne faccio una legge che diventa ancestrale, come se la redenzione che voglio perpetuare mi salvi da pensieri che non riesco a placare. “Ti fai troppi problemi..” sento urlare da lontano, ma non capisco la fonte, aspetto di capire quella voce da villano cosa intende dire ma ascolto il silenzio come in vetta a un monte. “Non sprecare il tuo potenziale” è la frase ignorante che mi accompagna da quando ero un infante, infatti potrei diventare un ottimo fante a servizio del re che non riconosco, cercando da me la strada che sta dentro a sto bosco senza guide cartine o suggerimenti, per questo molto spesso mi chiedo che ti aspetti? Un tappeto rosso, luci e cospetti? È una scelta che ho fatto, non troppo cosciente quando venne a mancare quel poco di tatto che sarebbe servito a pensare al presente, e non ritrovarmi col passare degli anni a combattere mostri e a riparare danni. Ma quel che è successo ormai è successo, non posso cambiare il tempo pregresso, non posso slegare un groviglio contorto che appresso mi porto da tutta la vita, posso chiederti solo quando sarà finita se poteva esserci un modo diverso, se poteva esserci una via d’uscita e non un circolo vizioso perverso.
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