mercoledì 4 novembre 2020

Aspettando una stella cadente

 

Niccolò Ferri

 

Che bello, dicevi

che bei disegni. Perdonami

In fondo, è solo la mia mano che trema

è la mia mano

quante volte dovrò fare l'alba, ancora

domani e poi domani

e sette altri orizzonti, sempre

vaghi nel colore delle albe per sbaglio

profughi di un altro tradire non corrisposto.

Nel mio torrente infame

galleggiano tra le onde e l'alba

i pescatori di fame e rimproveri

e nel brusio delle altre solitudini

gli altrui disegni e le rabbie da poco

sono lanterne e suoni di campane.

Antichi, sospirati lupi di mare

che additano il porto e l'orizzonte

alle osterie di sottocoperta


Non c'è mai abbastanza rosso

nelle mie poesie


Gli specchi

raccontavano i tradimenti concentrici

ai figli della nostra mala pietà. Noialtri

guardavamo il Cigno passare

si fa per dire, la graziosa agonia

come smemoratezza battesimale

nel frondoso fatalismo dell'arte per forza.

Eppure

la vaga rondine di primavera

imprecava che il momento non era ancora

e che la fine non si sapeva

Col cielo innanzi

la rapsodia dei nostri notturni

parve una novella per bambini

un'amicizia dei piedi e delle mani

o una ninnananna di campo

O forse era soltanto un modo diverso

per non sapere niente

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