Niccolò Ferri
Che bello, dicevi
che bei disegni. Perdonami
In fondo, è solo la mia mano che trema
è la mia mano
quante volte dovrò fare l'alba, ancora
domani e poi domani
e sette altri orizzonti, sempre
vaghi nel colore delle albe per sbaglio
profughi di un altro tradire non corrisposto.
Nel mio torrente infame
galleggiano tra le onde e l'alba
i pescatori di fame e rimproveri
e nel brusio delle altre solitudini
gli altrui disegni e le rabbie da poco
sono lanterne e suoni di campane.
Antichi, sospirati lupi di mare
che additano il porto e l'orizzonte
alle osterie di sottocoperta
Non c'è mai abbastanza rosso
nelle mie poesie
Gli specchi
raccontavano i tradimenti concentrici
ai figli della nostra mala pietà. Noialtri
guardavamo il Cigno passare
si fa per dire, la graziosa agonia
come smemoratezza battesimale
nel frondoso fatalismo dell'arte per forza.
Eppure
la vaga rondine di primavera
imprecava che il momento non era ancora
e che la fine non si sapeva
Col cielo innanzi
la rapsodia dei nostri notturni
parve una novella per bambini
un'amicizia dei piedi e delle mani
o una ninnananna di campo
O forse era soltanto un modo diverso
per non sapere niente
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