martedì 24 novembre 2020

L'uomo di nessuno

Giulio Paci
 
Potrei dire che tu c’eri
E che ci sei sempre stata,
È così che ho scoperto di essere
Solo una verità richiesta

Volevo iniziare parlando di una caffetteria. Mi sono svegliato e ho immaginato di parlare a un cane. Un cane che se ne stava andando. Non so perché una caffetteria, mi piace il caffè, ma non perché io bevo molti caffè. Ho pensato di trovarmi in questo locale, non ho avuto fretta di chiarire a me stesso se esserne il padrone o uno dei clienti seduti al tavolino. Forse perché non aveva importanza. Quello che mi viene in mente è solo un grido, forse una richiesta di aiuto. Quel dire, guardate, sono qui, ho creato questo posto affinché possiate trovarmi e venire da me. So per certo che un invito così non è mai gradito, non è così che si fanno avanti le persone. Inoltre ho il sospetto di non saper chi chiamare, non sapevo a chi rivolgermi. E se fosse stata una donna allora è certo fosse una donna qualsiasi. Quanto di più sincero si trovava in me è quanto più di sbagliato io mi trovo a dover ammettere e prendere per vero. Non c’era nessuno. Nemmeno il cane. Non aprirò mai una caffetteria perché non ho il denaro. E sinceramente, a parte essere diventato, si può dire, uno scrittore, non credo di poter avere altri grandi successi o ambizioni. Un po’ per l’età, ma questa è una scusa che non tiene. Un po’ per errore del prima e dei dopo che non sarò certo io a capire. A poterne assumere la prova. Dunque sono tutto quello che sarei potuto diventare. Comunque, non è per questo che stavo pensando a una caffetteria. Il sottotitolo potrebbe essere l’amore. Ciò che vivo, malgrado la solitudine, ben sapendo di essere un uomo di nessuno.

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