giovedì 30 aprile 2020

Il primo giorno felice

Giulio Paci

So che vivrò per sempre. La cosa per cui sentirò maggiormente la mancanza  è il silenzio. Ciò che mi comprendeva e mi lasciava essere un uomo buono. Se ora è tardi è tardi per sempre.

L’uomo non visto resterà l’uomo che non si vede, finché una notte scomparirà anche lui senza sapere cos’era l’amore, senza aver avuto mai una donna. Giovane o no, ho piantato dei semi ovunque ed ora è nata una foresta. Finché cresceranno fiori la natura avrà speranza e la memoria servirà solo al canto delle stagioni. Conto di far presto. Non sono i ricordi  ma è la vita che mi ha lasciato solo. La campana suona ad ogni ora. Si mangia per due volte al giorno un lungo pasto. La guerra fa orrore. Più che i morti sono i vivi. Si crede ci sia ancora una fine, un traguardo, dopo di che le cose inutili scompariranno. Le parole scompariranno. La storia avrà assunto un nuovo significato. Dormiremo riuniti e senza vestiti. Nudi com’erano un tempo i roghi, i sogni dei bambini e i bambini. Qualcuno sarà sveglio per sorvegliare il continuo della festa. Creeremo il pane dal niente e ne saremo capaci. Percorreremo la vita con la sola forza dell’immaginazione. Poiché anche l’amore cambia insieme con la noia. Come il nulla che ad oggi è il suo scontento. E non è amore l’amore quanto il non sapere cosa sia, questo rende la vita una cosa rara. Innocua è la fine di tutto. Per questo gli uomini muoiono mentre io vivrò per sempre. La prima cosa, il cielo e la terra. Nascere dunque è trovarsi in mezzo a loro. Si può nascere, se così si vuole.

martedì 28 aprile 2020

L'abito che indosso

Manuel M.
Nudo sono nato e nudo morirò.
Eppure nudo, mai lo sono stato.
Quando mi spogliavo vestivo l'abito più pesante.
Ma se lo avessi tolto,
Per voi mai sarei esistito.

domenica 26 aprile 2020

L'anno sabbatico di un clown: febbraio

Rey Kalaria

Finalmente sto mese finisce sto cazzo di tirocinio (servizio civile)
Mi sono sentito, per tutto il tempo, la penultima scelta seduto in panchina.
Ma il ventisette è il mio compleanno, e posso distarmi pensando alla vecchiaia che incombe. E ai capelli che cadono.
Va bene così, ho avuto il tempo per capire che le mie capacità vogliono almeno portarmi ad un misero standard di sopravvivenza. Mi hanno già detto che hanno intenzione di assumermi... che privilegio.
Devo andare a trovare Bazze (mio cugino) e lo zio. È uscito dall'ospedale ma non sta un granchè.
Come un vigliacco, comincio già a metabolizzare la fine.
Rei svegliati! A che ora vai allo stage?
Che ore sono?
È domenica e sono le 8 e 30
Cazzo! Posso sciacquarmi solo il viso. Scordati il lavarsi i denti. Per la colazione non ci pensare nemmeno, sono tre anni che non la fai. Ciao ma'...
Devo smetterla di bere la sera, se la mattina dopo “lavoro”.
Merda non ho soldi per il casello, li ho investiti tutti per il tabacco.
Almeno domani riscuoto in pizzeria, almeno pago anche il casello a griccia del mese scorso.
Buongiorno, scusate ho fatto un po' tardi.

venerdì 24 aprile 2020

Sguardo ingrato di un essere altezzoso

Francesco Chironi

Sguardo ingrato di un essere altezzoso
Sappiamo tutti come cambia la luna
Alcuni si scordano dei volti
E soprattutto della propria bocca
Tenera incudine mi schiacci il petto
Potere e volere sono il tuo Io
Cambia atteggiamento nel tuo corpo
Salti i pasti per ringraziarti e vomiti
parole per pretendere attenzioni
Cogli i desideri che ti dono
o gettali nel pozzo
non ci sono vie di mezzo
Ho visto la distanza che separa il nostro orgoglio
Stupide scimmie agli ordini di noi stessi
i soliti che feriscono
cadono
e non ripartono.
Solo l'amaro ci accompagna
dopo tutto

martedì 21 aprile 2020

Diario di un abbandono: 5 febbraio

Marco Landucci

Sarà meglio scrivere prima o dopo essersi masturbati? Bella questione. Cioè, no. Perché uno arriva a un certo punto nella vita, durante un rapporto che insomma comincia a definirsi serio, e un'età quasi adulta, che uno pensa che smetterà di farsi le seghe. Cioè, no. Perché uno le seghe non smette mai di farsele, però ecco diciamo che uno, durante un rapporto che comincia a definirsi adulto, e un'età quasi seria, potrebbe pensare piuttosto se sia meglio scrivere prima o dopo aver scopato.
Io scrivo per scopare, fossi figo utilizzerei l'addominale, quindi raggiunto l'obiettivo, e specialmente se la cosa si evolve, la qualità e la quantità dei miei scritti cala drasticamente... Converrete con me che a quel punto tra scopare e scrivere non c'è proprio più partita.
Invece quando mi trovo costretto ad impiegare in altri modi il tempo che avrei decisamente speso più volentieri a letto, altri modi che non siano solo il dialogo umano-felino e la masturbazione, mi trovo spesso con la voglia di scrivere. Converrete con me che dovrei impiegare, per il bene di tutti, questo tempo scopando.

C'è da dire che perlomeno i miei amici hanno il tatto di non dirmi quelle stronzate tipo devi ricominciare da te stesso, dalle piccole cose, ti devi trovare una passione. O forse me lo dicono e io non li ascolto. Pazienza, li ringrazio comunque per il buon senso di evitarmi il pietismo. Ascoltano, c'ho bisogno di spurgare, se non s'è ancora capito. Se per dimenticarti mi fai continuare a scrivere e magari questo zibaldone depresso e sconnesso mi frutta dei soldi, potrò anche perdonarti per come cazzo ti stai comportando.

domenica 19 aprile 2020

Quando c'è e quando no

Il Ciarlatano

Quando non c’è scrivi citando i poeti maledetti e antichi scrittori.
Quando è lì ti dimentichi dei versi di Dante e D’Annunzio; dei racconti di Verga o delle domande poste da Socrate e Platone. Finisci per lasciare andare parole così come faceva Marinetti.

Quando manca ti vengono le parole così.
Quando c’è muovi i diti a caso solo per far rumore, ma a patto che sia a tempo e agilmente scandito in quattro quarti. Osservi ciò che crei ma rimani deluso da come tutto sia piatto e sterile. Mentre la signora Banalità cola dai bordi del foglio.

Quando è assente ci metti poco a esprimere qualcosa di profondo e riflessivo.
Quando invece no, rimani lì a chiederti se sia saggio perdere dell’ inutile tempo prezioso e fragile, dal punto di vista del cosmo, standosene qui a illudersi che valga la pena scrivere ciò che si prova
A chiedersi per l’ennesima volta se ne valga la pena e a domandarsi: “in fondo per chi?”.

Quando è da ere che non la vedi e cerchi di scrivere i tuoi versi poetici,assolutamente per niente ridondanti e privi di ego sia chiaro, con parole arruffate da destini fasulli gettati come pensieri al vento,stando attento minuziosamente che tutto abbia un senso e non sia banale. Son sempre la voce del tuo cuore.
Quando è lì, invece, ami commuoverti senza pensarci due volte, mentre scrivi pensieri diretti quanto innocenti.

Quando va via sei tranquillo e non pensi a quei momenti in cui scavi solchi profondi, usi i ricordi come appiglio.
Vedi dei vuoti incolmabili, mostri ancora vivi, sensi di colpa, frasi dette per odio, domande interrotte da colpi di pianto.
Speri di addormentarti senza che fuori ci sia nessuno.
Speri che qualcuno ti cerchi e qualcuno no.
Ti domandi chi sei stato e forse non vuoi rispondere.
Tutto intorno a te urla e graffiato da tutto ciò che ti circonda ti ostini a non ascoltare.
Quando c’è ti viene una semplice paranoia, ma tranquillo amico mio.

Quando non ti fa compagnia, credo che le cose siano in qualche modo più chiare.
Quando invece ne hai un po’ fai confusione. Le parole fuggono via e i concetti sprofondano velocemente; cerchi di recuperarli, ma si sono tramutati in pensieri di troppo. Spariti.

Quando la usi provi giustamente rimorso
Quando non la usi almeno non provi quel senso di colpa dettato da moralisti, perbenisti e altri mostri di vario genere. Mostri pronti a massacrare di giudizi violenti, ragazzini troppo impauriti per stare al mondo.

Quando non c’è ti senti soddisfatto e cerchi un finale col botto.
Quando c’è non ti viene, ti arrendi e infatti la smetti.


sabato 18 aprile 2020

IL POETA

 Niccolò Ferri

Col tuo coraggio di lampioni e rami
secchi,vigliacco dell'ultima ora
sapresti leggere
la primavera in una sigaretta
o nel tempo che te la mette
in bocca?
L'intersezione di pochezze
folli è la tua casa
nel novilunio, la mia condizione
di morto astratto
Sei qui?
perché io forse non ci sono
più
Nessun problema. Non ho
che due occhi, come voi, sconvolti
Occhiali scuri eccentrici muri
Così giovane e già
morto di poca aria. La gente
non chiede mai, ma ride
Che fai, non rispondi?
Muri carneficine senza portale
quante cose da non poter dire
domande da cambiare
o posti dove non tornare.
Ai morti respiranti per caso
mando abbracci da ieri
Non ci arriveranno
stasera. Io
mando abbracci
da domani
come scusa per essere tra voi

Ho conosciuto
la luna dei portici
le pagherò da bere, all'alba
Brindisi e tintinnio
di lacrime.
Perché qui qualcosa accade
non è vero?
Soltanto che io
non so cos'è