giovedì 30 aprile 2020

Il primo giorno felice

Giulio Paci

So che vivrò per sempre. La cosa per cui sentirò maggiormente la mancanza  è il silenzio. Ciò che mi comprendeva e mi lasciava essere un uomo buono. Se ora è tardi è tardi per sempre.

L’uomo non visto resterà l’uomo che non si vede, finché una notte scomparirà anche lui senza sapere cos’era l’amore, senza aver avuto mai una donna. Giovane o no, ho piantato dei semi ovunque ed ora è nata una foresta. Finché cresceranno fiori la natura avrà speranza e la memoria servirà solo al canto delle stagioni. Conto di far presto. Non sono i ricordi  ma è la vita che mi ha lasciato solo. La campana suona ad ogni ora. Si mangia per due volte al giorno un lungo pasto. La guerra fa orrore. Più che i morti sono i vivi. Si crede ci sia ancora una fine, un traguardo, dopo di che le cose inutili scompariranno. Le parole scompariranno. La storia avrà assunto un nuovo significato. Dormiremo riuniti e senza vestiti. Nudi com’erano un tempo i roghi, i sogni dei bambini e i bambini. Qualcuno sarà sveglio per sorvegliare il continuo della festa. Creeremo il pane dal niente e ne saremo capaci. Percorreremo la vita con la sola forza dell’immaginazione. Poiché anche l’amore cambia insieme con la noia. Come il nulla che ad oggi è il suo scontento. E non è amore l’amore quanto il non sapere cosa sia, questo rende la vita una cosa rara. Innocua è la fine di tutto. Per questo gli uomini muoiono mentre io vivrò per sempre. La prima cosa, il cielo e la terra. Nascere dunque è trovarsi in mezzo a loro. Si può nascere, se così si vuole.

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