giovedì 16 aprile 2020

IL VECCHIO

Giulio Paci

Telefonammo senza sapere chi fosse l’uomo, in quella stanza. Ci avevano ripromesso di lasciarlo parlare, di stare in silenzio quand’era lui che parlava. Così che non si sarebbe innervosito. Altrimenti sarebbe stato tutto vano, i nostri giorni al massimo avrebbero continuato a trascorrere tranquilli, senza sorprese. Avevamo bisogno però che le nostre abitudini cambiassero. Avrebbe dovuto dircelo lui, quel che avremo fatto, dov’è che si doveva andare, quante ciotole di riso comprare e se l’acqua sarebbe stata buona ancora per giorni. Il nostro era un piano che avevano seguito in tanti. Bastava che gli telefonassimo Lui era lì per quello. Era il suo lavoro ma forse non gli importava. In fondo, dov’è che vivevamo le famiglie si assomigliavano un po’ tutte. C’era da ridere all’idea che compilasse nient’altro che il foglio della spesa. Per quanto riguarda il tempo, doveva affacciarsi alla finestra e guardare il cielo. Cielo che anche noi potevamo guardare. Mia madre tremava al solo pensiero di mettere un soldo in quel telefono. Non ne avevamo molti. Sarebbe costata una scatola di fagioli in meno, ecco tutto. La rassicurai. Sarei stato io a mangiarne di meno. Ma avevo il presentimento che quella telefonata avrebbe cambiato tutto. Altrimenti per quel vecchio sarebbe andata male, lo avrei calunniato in ogni dove, non lo avrebbe chiamato più nessuno. Già lo vedevo, solo, dietro la gabbia in cui resisteva da anni,  con il suo alberello messo nel vaso, annaffiato ogni tanto, con l’acqua che cadeva da un buco nel soffitto. Se ne stava alla scrivania quell’uomo. Aveva davanti a se il telefono. Il telefono era nero. Tasti bianchi che le sue enormi dita facevano fatica a muovere. Io e mia madre ci guardammo negli occhi. Eravamo alla stazione di polizia. Ci fecero entrare, ci accomodammo dietro al vetro di una stanza. Dietro si vedeva quel vecchio. Lui non ci poteva vedere. Non aveva l’alberello, ne un buco sul soffitto. Era disteso sul letto. Ci dissero che ancora la gente lo andava a trovare spesso, voleva parlargli, la situazione non era cambiata. Quando mia madre seppe questo per un attimo si fermò a fissarlo senza dire niente.

-       Sono 50 cent. – Disse il poliziotto.
-       Non fa niente, gli dica che siamo passati. –

Quando uscimmo mia madre sorrideva. Quella visita gli aveva migliorato lo spirito. E’ certo che quando non si guarda il cielo per giorni fuori c’è ancora gente che guarda in alto e pensando a te, stupido vecchio, non può dire nient’altro, che…

-       Sono sicura che sarebbe felice di essere qui con noi, piccino mio. –

Poi sarebbe il silenzio. E con il silenzio tutto diventa più facile. E’ con il silenzio che le persone imparano a volersi bene, diceva mia madre, quando la tavola era vuota e fuori dalla porta ascoltavamo seduti la notte, con qualche rumore lontano di gente di cui non conoscevamo il nome ma che sentivamo vicine, già dentro la nostra casa.

Nessun commento:

Posta un commento