Giulio Paci
Telefonammo
senza sapere chi fosse l’uomo, in quella stanza. Ci avevano ripromesso di
lasciarlo parlare, di stare in silenzio quand’era lui che parlava. Così che non
si sarebbe innervosito. Altrimenti sarebbe stato tutto vano, i nostri giorni al
massimo avrebbero continuato a trascorrere tranquilli, senza sorprese. Avevamo
bisogno però che le nostre abitudini cambiassero. Avrebbe dovuto dircelo lui,
quel che avremo fatto, dov’è che si doveva andare, quante ciotole di riso
comprare e se l’acqua sarebbe stata buona ancora per giorni. Il nostro era un
piano che avevano seguito in tanti. Bastava che gli telefonassimo Lui era lì
per quello. Era il suo lavoro ma forse non gli importava. In fondo, dov’è che
vivevamo le famiglie si assomigliavano un po’ tutte. C’era da ridere all’idea
che compilasse nient’altro che il foglio della spesa. Per quanto riguarda il
tempo, doveva affacciarsi alla finestra e guardare il cielo. Cielo che anche
noi potevamo guardare. Mia madre tremava al solo pensiero di mettere un soldo
in quel telefono. Non ne avevamo molti. Sarebbe costata una scatola di fagioli
in meno, ecco tutto. La rassicurai. Sarei stato io a mangiarne di meno. Ma
avevo il presentimento che quella telefonata avrebbe cambiato tutto. Altrimenti
per quel vecchio sarebbe andata male, lo avrei calunniato in ogni dove, non lo
avrebbe chiamato più nessuno. Già lo vedevo, solo, dietro la gabbia in cui
resisteva da anni, con il suo alberello
messo nel vaso, annaffiato ogni tanto, con l’acqua che cadeva da un buco nel
soffitto. Se ne stava alla scrivania quell’uomo. Aveva davanti a se il
telefono. Il telefono era nero. Tasti bianchi che le sue enormi dita facevano
fatica a muovere. Io e mia madre ci guardammo negli occhi. Eravamo alla
stazione di polizia. Ci fecero entrare, ci accomodammo dietro al vetro di una
stanza. Dietro si vedeva quel vecchio. Lui non ci poteva vedere. Non aveva
l’alberello, ne un buco sul soffitto. Era disteso sul letto. Ci dissero che
ancora la gente lo andava a trovare spesso, voleva parlargli, la situazione non
era cambiata. Quando mia madre seppe questo per un attimo si fermò a fissarlo
senza dire niente.
-
Sono 50 cent. – Disse il poliziotto.
-
Non fa niente, gli dica che siamo passati. –
Quando
uscimmo mia madre sorrideva. Quella visita gli aveva migliorato lo spirito. E’
certo che quando non si guarda il cielo per giorni fuori c’è ancora gente che
guarda in alto e pensando a te, stupido vecchio, non può dire nient’altro, che…
-
Sono sicura che sarebbe felice di essere qui con
noi, piccino mio. –
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