Il Ciarlatano
Quando non c’è scrivi citando i
poeti maledetti e antichi scrittori.
Quando è lì ti dimentichi dei versi di Dante e D’Annunzio; dei racconti di Verga o delle domande poste da Socrate e Platone. Finisci per lasciare andare parole così come faceva Marinetti.
Quando manca ti vengono le parole così.
Quando c’è muovi i diti a caso solo per far rumore, ma a patto che sia a tempo e agilmente scandito in quattro quarti. Osservi ciò che crei ma rimani deluso da come tutto sia piatto e sterile. Mentre la signora Banalità cola dai bordi del foglio.
Quando è assente ci metti poco a esprimere qualcosa di profondo e riflessivo.
Quando invece no, rimani lì a chiederti se sia saggio perdere dell’ inutile tempo prezioso e fragile, dal punto di vista del cosmo, standosene qui a illudersi che valga la pena scrivere ciò che si prova
A chiedersi per l’ennesima volta se ne valga la pena e a domandarsi: “in fondo per chi?”.
Quando è da ere che non la vedi e cerchi di scrivere i tuoi versi poetici,assolutamente per niente ridondanti e privi di ego sia chiaro, con parole arruffate da destini fasulli gettati come pensieri al vento,stando attento minuziosamente che tutto abbia un senso e non sia banale. Son sempre la voce del tuo cuore.
Quando è lì, invece, ami commuoverti senza pensarci due volte, mentre scrivi pensieri diretti quanto innocenti.
Quando va via sei tranquillo e non pensi a quei momenti in cui scavi solchi profondi, usi i ricordi come appiglio.
Vedi dei vuoti incolmabili, mostri ancora vivi, sensi di colpa, frasi dette per odio, domande interrotte da colpi di pianto.
Speri di addormentarti senza che fuori ci sia nessuno.
Speri che qualcuno ti cerchi e qualcuno no.
Ti domandi chi sei stato e forse non vuoi rispondere.
Tutto intorno a te urla e graffiato da tutto ciò che ti circonda ti ostini a non ascoltare.
Quando c’è ti viene una semplice paranoia, ma tranquillo amico mio.
Quando non ti fa compagnia, credo che le cose siano in qualche modo più chiare.
Quando invece ne hai un po’ fai confusione. Le parole fuggono via e i concetti sprofondano velocemente; cerchi di recuperarli, ma si sono tramutati in pensieri di troppo. Spariti.
Quando la usi provi giustamente rimorso
Quando non la usi almeno non provi quel senso di colpa dettato da moralisti, perbenisti e altri mostri di vario genere. Mostri pronti a massacrare di giudizi violenti, ragazzini troppo impauriti per stare al mondo.
Quando non c’è ti senti soddisfatto e cerchi un finale col botto.
Quando c’è non ti viene, ti arrendi e infatti la smetti.
Quando è lì ti dimentichi dei versi di Dante e D’Annunzio; dei racconti di Verga o delle domande poste da Socrate e Platone. Finisci per lasciare andare parole così come faceva Marinetti.
Quando manca ti vengono le parole così.
Quando c’è muovi i diti a caso solo per far rumore, ma a patto che sia a tempo e agilmente scandito in quattro quarti. Osservi ciò che crei ma rimani deluso da come tutto sia piatto e sterile. Mentre la signora Banalità cola dai bordi del foglio.
Quando è assente ci metti poco a esprimere qualcosa di profondo e riflessivo.
Quando invece no, rimani lì a chiederti se sia saggio perdere dell’ inutile tempo prezioso e fragile, dal punto di vista del cosmo, standosene qui a illudersi che valga la pena scrivere ciò che si prova
A chiedersi per l’ennesima volta se ne valga la pena e a domandarsi: “in fondo per chi?”.
Quando è da ere che non la vedi e cerchi di scrivere i tuoi versi poetici,assolutamente per niente ridondanti e privi di ego sia chiaro, con parole arruffate da destini fasulli gettati come pensieri al vento,stando attento minuziosamente che tutto abbia un senso e non sia banale. Son sempre la voce del tuo cuore.
Quando è lì, invece, ami commuoverti senza pensarci due volte, mentre scrivi pensieri diretti quanto innocenti.
Quando va via sei tranquillo e non pensi a quei momenti in cui scavi solchi profondi, usi i ricordi come appiglio.
Vedi dei vuoti incolmabili, mostri ancora vivi, sensi di colpa, frasi dette per odio, domande interrotte da colpi di pianto.
Speri di addormentarti senza che fuori ci sia nessuno.
Speri che qualcuno ti cerchi e qualcuno no.
Ti domandi chi sei stato e forse non vuoi rispondere.
Tutto intorno a te urla e graffiato da tutto ciò che ti circonda ti ostini a non ascoltare.
Quando c’è ti viene una semplice paranoia, ma tranquillo amico mio.
Quando non ti fa compagnia, credo che le cose siano in qualche modo più chiare.
Quando invece ne hai un po’ fai confusione. Le parole fuggono via e i concetti sprofondano velocemente; cerchi di recuperarli, ma si sono tramutati in pensieri di troppo. Spariti.
Quando la usi provi giustamente rimorso
Quando non la usi almeno non provi quel senso di colpa dettato da moralisti, perbenisti e altri mostri di vario genere. Mostri pronti a massacrare di giudizi violenti, ragazzini troppo impauriti per stare al mondo.
Quando non c’è ti senti soddisfatto e cerchi un finale col botto.
Quando c’è non ti viene, ti arrendi e infatti la smetti.
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