Niccolò Ferri
La tragedia di nebbie ricacciava
ai
soliti trambusti trabocchetti nuovi
Guardami
negli occhi e menti
tradimento
è la mia condanna. Piangi
l'orrido
inarrivabile della mia resa
Consapevolezze
che si scontrano e rottami di foglie
La
selva delle mie ambizioni
Contraddizioni.
Azioni
che
si rinfacciano al fil di lama
Parliamo
parliamo e non vediamo occhi
mani
non tocchiamo che siano fatti
o
l'ingiallire novembrino alla chioma dei faggi
Cannibalismi
prossimi
pressappochismi
di rimando
Alla
placida penombra si aggiunge ombra
ed è,
infine, luce. Ed è qualcosa in più
nuova
sfida a raccattare lacrime
non
ne verserò altre
da
questi occhi
Tutto
ho odiato già
ciò
che all'odio mio si impone
di
più non posso
Ai
retaggi soliti legherò il bicchiere
nemmeno
il vino dà conforto ad una pagina perduta
Le
ispirazioni non soddisfatte di una patria accidentale
son
poca cosa
e
nuovamente a Genova, Valsusa, Seattle, Porto Alegre, Caracas
i
combattenti temerari di un romanticismo andato.
Navigammo
di bolina incespicando al Maestrale
cui
non cedemmo, se non i passi
almeno
il destino del nostro nome
Applausi
al dramma dell'ora persa
al
muro corrono mani larghe e gloriosi intenti
Dovrei
ringraziarti, dunque
per
le rabbie le morti incerte le privazioni
i
basti le ordalie le pastoie d'oppressione che non rinneghi
per
gli apotegmi con cui condanni
tutta
una storia di rivoluzioni presunte o mancate
Per
la tua salvaguardia
nell'unità
dei secoli
Nessun commento:
Posta un commento