venerdì 3 aprile 2020

TEMPESTA SOCIALE

Niccolò Ferri

La tragedia di nebbie ricacciava
ai soliti trambusti trabocchetti nuovi
Guardami negli occhi e menti
tradimento è la mia condanna. Piangi
l'orrido inarrivabile della mia resa

Consapevolezze che si scontrano e rottami di foglie

La selva delle mie ambizioni
Contraddizioni. Azioni
che si rinfacciano al fil di lama
Parliamo parliamo e non vediamo occhi
mani non tocchiamo che siano fatti
o l'ingiallire novembrino alla chioma dei faggi

Cannibalismi prossimi
pressappochismi di rimando
Alla placida penombra si aggiunge ombra
ed è, infine, luce. Ed è qualcosa in più
nuova sfida a raccattare lacrime
non ne verserò altre
da questi occhi
Tutto ho odiato già
ciò che all'odio mio si impone
di più non posso

Ai retaggi soliti legherò il bicchiere
nemmeno il vino dà conforto ad una pagina perduta
Le ispirazioni non soddisfatte di una patria accidentale
son poca cosa
e nuovamente a Genova, Valsusa, Seattle, Porto Alegre, Caracas
i combattenti temerari di un romanticismo andato.
Navigammo di bolina incespicando al Maestrale
cui non cedemmo, se non i passi
almeno il destino del nostro nome

Applausi al dramma dell'ora persa
al muro corrono mani larghe e gloriosi intenti

Dovrei ringraziarti, dunque
per le rabbie le morti incerte le privazioni
i basti le ordalie le pastoie d'oppressione che non rinneghi
per gli apotegmi con cui condanni
tutta una storia di rivoluzioni presunte o mancate

Per la tua salvaguardia
nell'unità dei secoli

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