mercoledì 5 agosto 2020

Soldati

Niccolò Ferri

- Ecco che un altro amico ci ha lasciati - disse un primo.

- Non ci posso ancora credere che non sia più con noi - continuò un secondo con dolore - era un caro amico, gli volevo bene, ed era troppo giovane per andarsene -

L'aria si era fatta stretta, triste, in pochi avevano il coraggio di dire una parola, la maggior parte dei presenti si limitava ad andare avanti e indietro intorno ad una luce soffusa, la malinconia era padrona della situazione.

- Come è successo? - una voce si levò in maniera confusa dalla massa di presenti.

- E' stato ucciso, come quasi tutti i nostri, del resto. - affermò con autorità quello in disparte, che era evidentemente il capo dell'assemblea.

- La situazione è intollerabile - gridò qualcuno, e nel tono della voce si poteva intuire un sentimento misto di rabbia, frustrazione e dolore per la perdita dell'amico - Abbiamo avuto già quindici vittime negli ultimi due giorni - continuò - quindici vite spezzate prematuramente, ed oggi la lista va ad aumentare -

Tutti erano visibilmente stanchi della situazione, delle troppe vittime, dell'alone di morte che li circondava. La paura era troppo grande, i più deboli temevano persino di uscire da soli.

- Non possiamo stare fermi qui senza fare niente, dobbiamo reagire, anche nel nome dei nostri compagni che ci hanno lasciato, perchè la loro memoria non venga infangata dalla nostra codardia – esclamò una voce decisa e sprezzante, tipica dei giovani. A questo punti tutti incominciarono ad urlare, erano esaltati da ciò che avevano udito, e più che mai intenzionati ad organizzare squadre di guerriglia e di resistenza per far fronte al problema.

All'improvviso il cielo si oscurò, e dall'alto una grande ombra calò su tutti i presenti.

- Oh no! - erano terrorizzati - il nemico è arrivato, ci ha scoperti! -

Ma era troppo tardi. Si trovarono tutti schiacciati da una grande zanzariera di plastica.

- E' dura la vita di una mosca al giorno d'oggi - pensarono, mentre le coscienze andavano affievolendosi.

giovedì 18 giugno 2020

L'anno sabbatico di un clown: marzo

Rey Kalaria

Ma Christo... un'altra multa. Ma guarda te se sti stronzi devono lavare questa strada proprio il giorno che ci lascio io la macchina.
Il lunedì! Pensavo fosse un giorno buono per sbronzarsi e non tornare a casa. Ma guarda te se sto stronzo deve lasciare la macchina su questa strada, proprio il giorno che devo lavarla io.
Almeno d'ora in poi ho il privilegio di lavorare, con un bel contratto da dodici ore settimanali, ma solo per adesso, così le pago da solo le multe.
Il telefono! È quella santa di mia sorella, la più grande. Portatrice di notizie e gossip, voce di tutta la stirpe Kalaria.
-Pronto-
-Rei, Zio sta male. Mi sa che i dottori non possono fare più niente. Gli rimangono pochi giorni-
-Cazzo!-
-Vieni qua per favore, dobbiamo stare vicini alla Zia, a Blerim e Sadete-
-Arrivo, tra un'ora sono lì-
-Vieni subito!-
-Ela arrivo, cazzo, non posso partire subito!-

Cazzo! Stupido! Sono fatto, e mai in grado di affrontare la situazione.
-Ragazzi, io vado. Mio Zio ha finito di vivere, ora aspetta solo la fine-
Devo stare attento, se non voglio pagare un'altra multa. Aaah, non è il momento di pensare a queste cose. Sì eh! Ti permetti pure di sentirti scocciato di doverti presentare alle persone che ti amano, alle quali farebbe bene la tua presenza. Tua?! Dell'aborto di te stesso che in fretta deciderai di mettere in piedi.
Piangi vai, vigliacco.
-Oooh, sono fuori, vienimi a prendere, non so dov'è Zio-
-Arrivo-
Eccola, già mi guarda come se, oltre alla sagoma della merda che vede, sentisse anche il puzzo della merda che sono, che mi sento, che... VAFFANCULO!
-Ciao Bazze-
Madonna come sta!
Da quant'era che non ci abbracciavamo così. Non glielo dico.

lunedì 8 giugno 2020

Falsa partenza

Francesco Chironi


Camminare in questa città è camminare nei corridoi di casa: sai dove vai anche al buio. Riempie di tempo, non c'è dubbio, ma sono comunque domiciliari.

Sentirsi rinchiuso in casa perché fuori è freddo, ci sono pericoli e il doppio dei problemi che possono annidarsi qui, tra le mura.
C'è la pioggia e c'è anche il sole, il tuo sole.

Noi amanti della luna, piccola, pallida, eppure tanto profonda da far dimenticare il ricordo della luce. Insomma siamo pessimi ottimisti, ma almeno ci proviamo e questo ci rende fieri.
Un centimetro è l'infinito in questa piscina di catrame.

Però che peccato sprecare tutto quel fervore che senti nell'incontrare difficoltà, quella grinta in più che avresti se non dovessi pensare a quel senso di delusione di non riuscire a farcela, quella disperazione di dover tirare avanti se non vuoi provare quel senso di delusione. Ma di nuovo mi consola quella gioia nel vedere che anche se non hai scalato tutte le montagne sei arrivato a metà della catena montuosa.

Eppure sono qui, in bilico tra due fronti: uno pieno di paure, novità, sofferenze, crescite e bellezza; l'altro altrettanto colmo di abitudini, sicurezze, intolleranza, familiarità e bellezza.
C'è la guerra, volano proiettili decisi e ritirate fugaci. Mi ritrovo in mezzo con un paio di mutande per nascondere gli ultimi segreti e uno scontrino con gli insegnamenti dei miei: uno scritto in grassetto e l'altro ormai troppo sbiadito

mercoledì 3 giugno 2020

Biasimo della misera esistenza

Marco Landucci

Le persone che dimenticano in fretta
le credi forti
finché non ti pugnala alle spalle
e ti lascia sconfitto
la fretta di dimenticarle

In ginocchio sulle contraddizioni
non dissetano le lacrime
per chi s'illude di avere sentimenti
per chi t'illude
Meschini dal passo leggero,
per fuggire dai guai
basta un sorriso senza cuore

Puoi pesare un'anima
dalla somma dei rimorsi
Puoi conoscere un uomo
dalle sue cicatrici
Un vuoto è sempre a perdere

martedì 5 maggio 2020

Dipingo una tela

il Ciarlatano

Dipingo una tela fatta di piastrelle
ho in mente un tema monocromatico
uso un colore leggero
uso un colore trasparente come l'acqua 

Impugno un pennello lungo un metro
e ci danzo intorno. 
danzo e dipingo 
dipingo e danzo. 

Sì insomma, do il cencio!

giovedì 30 aprile 2020

Il primo giorno felice

Giulio Paci

So che vivrò per sempre. La cosa per cui sentirò maggiormente la mancanza  è il silenzio. Ciò che mi comprendeva e mi lasciava essere un uomo buono. Se ora è tardi è tardi per sempre.

L’uomo non visto resterà l’uomo che non si vede, finché una notte scomparirà anche lui senza sapere cos’era l’amore, senza aver avuto mai una donna. Giovane o no, ho piantato dei semi ovunque ed ora è nata una foresta. Finché cresceranno fiori la natura avrà speranza e la memoria servirà solo al canto delle stagioni. Conto di far presto. Non sono i ricordi  ma è la vita che mi ha lasciato solo. La campana suona ad ogni ora. Si mangia per due volte al giorno un lungo pasto. La guerra fa orrore. Più che i morti sono i vivi. Si crede ci sia ancora una fine, un traguardo, dopo di che le cose inutili scompariranno. Le parole scompariranno. La storia avrà assunto un nuovo significato. Dormiremo riuniti e senza vestiti. Nudi com’erano un tempo i roghi, i sogni dei bambini e i bambini. Qualcuno sarà sveglio per sorvegliare il continuo della festa. Creeremo il pane dal niente e ne saremo capaci. Percorreremo la vita con la sola forza dell’immaginazione. Poiché anche l’amore cambia insieme con la noia. Come il nulla che ad oggi è il suo scontento. E non è amore l’amore quanto il non sapere cosa sia, questo rende la vita una cosa rara. Innocua è la fine di tutto. Per questo gli uomini muoiono mentre io vivrò per sempre. La prima cosa, il cielo e la terra. Nascere dunque è trovarsi in mezzo a loro. Si può nascere, se così si vuole.

martedì 28 aprile 2020

L'abito che indosso

Manuel M.
Nudo sono nato e nudo morirò.
Eppure nudo, mai lo sono stato.
Quando mi spogliavo vestivo l'abito più pesante.
Ma se lo avessi tolto,
Per voi mai sarei esistito.