sabato 1 giugno 2019

Nessun futuro senza cultura


Scheletri di capannoni, rifiuti tossici, edifici fatiscenti che diventano riparo per disperati. Questo è quel che ci resta del capitalismo. Questo è quello che significa produrre: lasciare rifiuti alla storia. Ferite all’ambiente e al paesaggio in cambio di effimera ricchezza per pochi, di reale e cruda schiavitù per molti.
Una differenza che si acuisce quando l’industria, inevitabilmente, chiude i battenti. Ai ricchi padroni resta un lauto conto in banca, in alcuni casi con annessa fuga in paradiso fiscale, ai poveri dipendenti la disoccupazione ed un bell’ecomostro vicino casa. E scrivo mentre suonano le sirene per l’allertamento della popolazione, visto che qui a Marghera c’è un serbatoio di ammoniaca interrato che, se scoppia, ci scioglie tutti fino a Padova. Grazie, capitalismo.
Certo, mica possiamo tornare al feudalesimo, un tessuto industriale è necessario per il futuro del Paese: talmente necessario che è in crisi da trent’anni e ve ne rendete conto soltanto adesso. Basta con questa barzelletta della crisi iniziata nel 2008, quella è la data simbolo dell’esplosione di un problema strisciante, radicato nel profondo della società. Un problema partito dalla fine degli anni Ottanta.
Perché il nostro Paese è rimasto indietro, perché ha perso competitività? Perché abbiamo lasciato che fossero gli industriali e i commercianti a decidere. Gli abbiamo permesso di delocalizzare le fabbriche e mandare la gente a casa, gli abbiamo abbassato le tasse credendo che avrebbero investito in innovazione, abbiamo distrutto ogni tipo di tutela contrattuale dei lavoratori, abbiamo fatto condoni su condoni, fiscali ed edilizi. Consentite ad un industriale di guadagnare di più e lui giustamente spenderà più soldi in puttane e cocaina, per gli investimenti sul futuro andavano obbligati. Obbligati, cristo santo.
E la differenza è tutta qui: cosa ci resta? Cosa resterà tra cinquant’anni, sui libri di storia, della Mercatone Uno, della de Tomaso, della Mivar? Niente. Solo capannoni fatiscenti e tutta una lunga serie di torti e delusioni. Costruite le fabbriche, arricchitevi trent’anni e avvelenateci per trecento.
Forse sarebbe meglio costruire le scuole. Una fabbrica di televisioni dura il tempo di un battito di ciglia, una scuola che insegna come produrle e progettarle crea una generazione di persone consapevoli e competenti. Se l’Italia, nonostante la crisi trentennale, ancora oggi rimane uno dei posti migliori del mondo in cui vivere, lo deve all’egemonia culturale che ha esercitato per secoli sul mondo intero. Dopo settecento anni ancora si devono inchinare tutti di fronte ai grandi poeti del Trecento, e lasciamo stare il Rinascimento o facciamo notte. L’arte e la cultura producono ricchezza, una ricchezza immortale, destinata a rimanere nella storia, una ricchezza che migliora le sorti di tutti, una ricchezza sana, non inquinante, che anzi serve da esempio per le generazioni future. L’arte e la cultura hanno consentito all’Italia di acquisire prestigio e potere, ecco perché adesso è veramente spaventosa questa esaltazione dell’ignoranza.
Dopo aver distrutto il tessuto industriale adesso andiamo all’attacco dell’unico settore sano e funzionante di questo Paese. Cioè, l’attacco è cominciato tanto tempo fa, dopotutto i nostri investimenti nel settore sono ridicoli se paragonati con quelli del mondo occidentale, ma partivamo talmente avvantaggiati che ci siamo permessi, per lungo tempo, di non rendercene conto. Ma il dramma potrebbe non essere soltanto economico: in un Paese che non ha identità nazionale, nato per coercizione di un gruppo di notabili, da subito diviso tra un Nord produttivo ed un Sud da sfruttare, l’unico sentimento unitario è l’orgoglio delle cose passate. Uccidiamo anche questo, e poi davvero potremmo diventare un unico grande parcheggio.

lunedì 13 maggio 2019

Sfogo notturno causa eccesso di sobrietà

Ci sono quelle volte che le vostre scelte le capisco. Addirittura quasi le rimpiango, ma solo perché son cinico. E' un modo come un altro per tirare avanti. Perché siamo stanchi, e delusi, e spesso pigri. A volte fragili, e trovano il modo di azzopparti. A volte tutte queste cose insieme ed allora te la vedi pure brutta, magari c'hai solo 10 euro per campare una settimana. E dire che lavori e pure guadagni, ma hai trovato il modo di farti fregare. Ce ne sono tantissimi, il modo in cui il mondo ti frega è un'industria che tira sempre. Cambia ogni giorno perché ogni giorno puoi trovare un modo nuovo per non guardarti in faccia. E poi a me piace cambiare, se c'è una cosa che non mi manda a picco è che lo so, le cose le affronto sempre di faccia. E allora prendiamola tutta, sta merda. Ma no, basta con la pigrizia, è la volontà, la volontà che ci allontana. La volontà di cambiare, di sentirsi insieme così inadeguati ma incapaci di subire, e alla fine di assorbire il sistema, come fate voi. Che v'incattivite sul vostro divano, che siete stanchi, o pigri, o zoppi, o tutte queste cose insieme e finite per reagire nello stesso modo in cui vi fregano, fregando qualcun altro. E allora dovrete smetterla di vedere me come cinico, voi sarete diventati cattivi. Quasi nessuno per scelta o vocazione, per aver ceduto alla pigrizia, ma per necessità, per aver rinunciato non a come avrebbe voluto essere, ma a com'è. Ai sogni, a quasi tutti, quasi tutti finiamo per rinunciare, alla morale no. Alla volontà di difendere la mia morale io non rinuncio. Io rinuncio a questa società che premia i cattivi, gli arrivisti, i leccaculo, i senza scrupoli. Te lo insegnano da piccino, te lo inculcano nella testa da quando sei ancora incosciente, e sempre non per volontà, ma solo perché siete tutti calati in questa società di merda, incapaci di accorgervene o di reagire. E pazienza se per quelli come me non c'è posto, io un posto qui non ce lo voglio.

Rispetto la legge, ma solo quando mi torna comodo


Rispetto delle leggi. A sentire la gente di destra, loro sono quelli ligi al dovere, mentre le zecche comuniste si fanno le canne, non si lavano, e soprattutto vivono sempre nell’illegalità.
Allora, quando la sindaca di un Movimento “non di destra né di sinistra” (quindi, di destra) applica la legge e assegna le case alle famiglie, questi signori dovrebbero ritenersi soddisfatti. Invece no, proteste a non finire, perché “prima gli Itagliani!”. Anche se poi quelli nelle case, comunque, italiani sono. Ma non abbastanza, si vede.
Una cosa che proprio non tollero, e che è tipica di questi fascistelli da quattro soldi, è che non sono in grado di pronunciare correttamente il nome della Patria, di quella che loro sostengono essere la Cosa più Preziosa che esista. Anche Salvini dice “Itaglia”… ma dove cazzo la sentite la G? Ma uno che non riesce a pronunciare correttamente una parola di sei lettere, può fare il Ministro?
In compenso, al Franco Franchi del Governo, Giggino, sembra giovare l’aria di campagna (elettorale). E allora via, la banda degli Honesti caccia Armando Siri, indagato per corruzione. Era già stato condannato per bancarotta eh, ma che vuoi che controllino la fedina penale di un Sottosegretario? Hanno cose più importanti a cui pensare. Lasciamoli lavorare, vedi che pian piano ce la fanno.
Ora, la morte del Compagno de Michelis mi spinge ad una riflessione. La Prima Repubblica fu spazzata via con Tangentopoli. Giusto, rubavano e pagarono il conto. Ma sbaglio o è stato accertato che anche la Lega ha rubato soldi pubblici? Non è esattamente la stessa cosa? Come mai adesso ci va bene?
Ma soprattutto, come mai va bene ai Cingustarz, i paladini della trasparenza? Come, fate tutto questo puzzo per il presunto conflitto d’interessi del babbo di Renzi, dite chi ruba deve pagare, e poi andate al Governo con dei ladri conclamati?
Ma si capisce, devono essere un po’ confusi. Dopotutto, è difficile schierarsi così duramente contro il conflitto d’interessi quando loro ne sono l’esempio più fulgido. Per chi non lo sapesse, ogni Parlamentare giallovestito versa ogni mese 300€ del suo stipendio (quindi, per usare il loro linguaggio, dei soldi NOSTRI!!1!1) ad un’azienda privata. Privata! Che non s’è ancora capito bene cosa faccia, se non arricchire il signor Casaleggio coi soldi pubblici.
Allora, per nascondere queste evidenti falle nel loro sistema, le devono sparare sempre più grosse. La foto di Salvini col mitra è uscita quando s’è scoperto del troiaio di Siri, per esempio. Le grandi battaglie Honeste sui costi della politica fanno davvero ridere. Grazie al taglio dei vitalizi il Compagno de Michelis è morto in condizioni difficili, lui, che al vostro cospetto era un Gigante, uno che da Ministro degli Esteri ci ha permesso di essere rispettati in tutto il mondo (Sigonella vi dice niente?), non come quell’ameba deficiente di Moavero che non s’è prodigato nemmeno in una parola di cordoglio.
Tuttavia la macchina di propaganda non si ferma. Ieri Facebook ha bloccato decine e decine di pagine a sostegno filogovernativo perché ricettacolo di fake news e altre amenità. Ma non basta, loro sanno spettacolarizzare. Ti fanno passare il taglio dei vitalizi come la panacea di tutti i mali. Ti tolgono la povertà con 40 euro. Sparano addosso ad una proposta di Zanda dicendo che serve ad aumentare gli stipendi dei Parlamentari, e invece non è vero un cazzo di niente, l’idea era quella di legare i rimborsi alle presenze, di modo che chi si fa eleggere e poi non si presenta mai (capito Matthew?) becca meno soldi. Lapidato sulla pubblica piazza, tanto quell’idiota di Zingaretti sta zitto, nelle ultime due settimane s’è sentito solo per dirsi contrario alla legalizzazione delle droghe leggere. Genio vero.

sabato 20 aprile 2019

Sono stati i zingheri


Siamo tutti tolleranti. E siamo tutti razzisti. Ma più di ogni altra questione, siamo tutti ipocriti. Che è la cosa che mi fa incazzare di più.
Che è il motivo per cui le persone che tollero, e che mi tollerano, sono assai poche. Provo a spiegarmi.
Io sono razzista, e parecchio, come tutti voi: lo siamo nei confronti di ciò che consideriamo “diverso”. E’ questo il grande dibattito. E’ per questo che “prima gli italiani dei rom” è una stronzata colossale; perché quei rom cui assegnano le case popolari sono italiani, e dunque hanno, ai sensi di legge, tutti i diritti di cittadinanza. Dire che non sono italiani come noi non serve a niente, rifarsela con loro non serve a niente. Dovreste chiedere ai politici, a quelli che avete votato, di modificare la legge. Cioè di rifare delle leggi razziali.
Dunque, cari miei che vi sentite più italiani di altri, cos’è un Italiano? Sappiamo che la cittadinanza, a vostro giudizio, non basta. Eppure è quello dice la legge, e voi che vi sgolate perché venga applicata non riuscite a rendervi conto del corto circuito mentale nel quale incappate.
“Eh ma insomma dai come fai a dire che gli zingheri sono come noi? Tu ti sentiresti sicuro ad averceli nello stesso palazzo?” Allora, no. Non sono come noi. Ma nemmeno io lo sono, la sola idea d’essere considerato uguale ad un padano cerebroleso leghista mi fa orrore. Tutti abbiamo pregiudizi nei confronti dei rom, ed evidentemente, se è un sentimento così diffuso, avrà pure un fondo di verità. Ma giacché vi considerate superiori in quanto “civili”, dovreste avere la capacità di discernere, dovreste applicare l’unica vera e sana distinzione, quella tra persone perbene e teste di cazzo. Pacciani e i compagni di merende mi sembrano 100% italiani, eppure…
“Eh ma diamo le case a chi non le vuole, loro per cultura sono nomadi”. Altra cazzata tipica, figlia dell’equazione rom = giostrai. Tanto per cominciare, se uno la casa non la vuole la rifiuta, e poi ormai i rom sono stanziali da generazioni. Vedete per caso in giro carovane di roulottes zingare? Non mi pare. E state tranquilli che quelli che fanno i giostrai della casa popolare non  ne hanno bisogno, perché loro sì che sono nomadi, lo richiede il lavoro che fanno, e poi vivono in case viaggianti che a confronto con  le abitazioni messe a disposizione dai Comuni sono degli alberghi di lusso.
Avete mai perso il posto di lavoro in favore di un rom? Avete mai subito angherie da parte di un rom? O la cosa peggiore che v’ha fatto è stato non farvi lo sconto al terzo giro di macchinine a scontro?
Ridicoli.

sabato 30 marzo 2019

La sinistra dei figli di papà: o finti fricchettoni, o finti Berlusconi, comunque ci state sui coglioni.


Quando fate i no global con le Nike, mi fate incazzare. Non voglio dire per forza che vi dobbiate fabbricare da soli i vestiti o comprare degli stracci osceni al mercato equo e solidale, no, chiedo solo coerenza. Nella fabbrichetta di Monsummano che la globalizzazione sta mandando in fallimento, le dovreste comprare, le vostre scarpe: questa sì che sarebbe una scelta alternativa e giusta.
E mi fate incazzare pure quando fate i fricchettoni integralisti. Quando blaterate di rivoluzione sociale ed uguaglianza. Perché ve lo potete permettere, mentre in Piazza Verdi comprate del fumo da un negro e pensate “poveretto chissà quanta sofferenza”; per voi invece dev’essere stata dura rinunciare al paio nuovo di Birkenstock pur di andare allo Sziget, nelle vacanze dalla vostra durissima laurea al Dams, fuoricorso da tre anni, appartamento pagato. Come sarebbe bello il mondo se tutti potessimo vivere come voi. Avete ragione, cazzo. Peccato che l’uguaglianza tenda ad abbassare il livello, non ad alzarlo. E sono convinto che invece d’essere tutti egualmente proletari, con l’affitto da pagare ed il mal di denti, perché col cazzo che ti puoi permettere il dentista, ve ne tornereste ad arroccarvi nei vostri manieri ed a votare lo scudo crociato.
Quel che non capite è proprio questo, chi vive al di fuori di questo vostro mondo meraviglioso vi ha in odio profondo, anche se magari condivide i vostri principi. Ma siete una delle tante cause per cui tante persone di sinistra son finite per votare altrove. Fate incazzare. E’ chiaro che un operaio ha interesse a migliorare le proprie condizioni, ma non vuole che le sue battaglie vengano portate avanti dai figli di Confindustria: suona falso. Sia che siano vestiti di stracci, sia che si atteggino da eurocrati in giacca e cravatta.
Abbiamo bisogno che la politica torni ad occuparsi del Paese reale; un mantra che i penosi rappresentanti della sinistra ci ripetono allo sfinimento. Ecco, allora andate a casa e lasciate la vostra poltrona a chi s’è fatto vent’anni di fabbrica. Il segretario del Pd lo voglio laureato in Storia, o Filosofia, e con una bella dose di precariato e lavori di merda alle spalle. Uno che sappia cosa voglia dire barcamenarsi nello schifo di Paese che ci avete confezionato voi, dai vostri comodi scranni ben pagati. Uno che abbia il coraggio di schierarsi, di essere fieramente di sinistra: per esempio, che dica chiaramente che in Venezuela è in atto un colpo di Stato appoggiato dagli Usa; che si lanci in una politica veramente ecologista; che rilanci la battaglia per i diritti di tutti. Che dica, semplicemente, “chi ha di più paga di più”, che parli di lavoro, di eguaglianza sociale, non di impresa, di rilancio delle imprese, di aiuti agli imprenditori: fai pagare meno tasse ad un imprenditore e lui spenderà i soldi in più in puttane e cocaina, o li porterà in Lussemburgo, o qualsiasi altra cosa ma di sicuro non aumenterà lo stipendio ai suoi dipendenti.
Ecco perché non può andarci bene la deriva che ha preso il centrosinistra negli ultimi anni: perché è centro destra. Ma se il resto della sinistra è formato dall’esercito di incoerenti personaggetti di cui parlavo all’inizio, stiamo freschi. Ci attende una lunga fase di leghismo al Governo, sostenuto da tanti ex comunisti incazzati; si potrebbe obiettare che chi si professava comunista e ora vota Salvini si è semplicemente smascherato, vuol dire che non è mai stato davvero di sinistra. Ma servono anche i loro voti, maledetti snob del cazzo del Pd.

giovedì 28 febbraio 2019

MOGOL HAI ROTTO I COGLIONI


Mogol ha 82 anni. Perché non è in pensione? Perché deve esistere in Italia, sempre e per tutte le categorie, la distinzione tra normali e celebri? Mi sembra che a 67 anni, se sei un NIP (non important paraculo), ti mandino in pensione per forza.
Cosa consente al signor Rapetti di presiedere la Società Italiana Autori ed Editori nonostante alla sua età le persone siano più impegnate a lottare contro l’invecchiamento (e tutto quel che ne consegue) piuttosto che per i diritti d’autore?
“E’ stato il più grande paroliere italiano” direte voi. Pfui, rispondo io. A parte che decisamente non è vero, perché la summa di tutti i testi di Mogol non vale un appunto scritto da Battiato su un fazzoletto in un bar, e certo non finiranno mai sulle antologie come quelli di Guccini, ma poi chi l’ha detto che questo ti trasformi automaticamente nella persona giusta per una carica?
A me, sentire che il Presidente della Siae “ascolta pochissima musica” e “non ha visto SanRemo” fa rabbrividire. Basta pure per chiederne le dimissioni, a dirla tutta.
Mogol, hai rotto i coglioni. Hai 82 anni ed è evidente che tu stia rincoglionendo; cioè, un coglione fascista lo sei sempre stato, ma prima stavi attento a non darlo troppo a vedere. Vabbè che ora va di moda, ma insomma… Non esagerare, Giulio.
Eppure, questa vicenda mi sembra lo specchio perfetto dell’Italia. Vince il Festival un ragazzo italiano, e tutti a gridare allo scandalo perché ha origini egiziane. Non mi sembra che quando El Shaarawy segna con la Nazionale il pubblico non esulti. Non mi sembra ci siano state rivolte popolari contro le vittorie al Festival di Anna Oxa. Ah già, lei ha un colore della pelle più accettabile, e poi è (era) gnocca.
Le soluzioni a questa rivolta dell’opinione pubblica sono state: intervento di Ministri del Governo per dire che si deve far scegliere il vincitore solo al televoto (hanno parecchio da fare i nostri governanti a quanto pare), così che si possano riapprezzare Marco Carta e Valerio Scanu come massimi rappresentanti della canzone italiana; altro intervento governativo per imporre un 33% di musica italiana nelle radio.
A parte che dai rilevamenti emerge che già il 45% della musica che passa parla la nostra lingua, visto che  questo ipotetico provvedimento nasce come reazione allo scalpore suscitato da una canzone italiana cantata da un neGro, cosa dobbiamo intendere per musica italiana? Cantata nella nostra lingua oppure eseguita solo da persone autoctone? Cioè, per capirsi, Sting che canta in vernacolo senese è meno italiano dei Lacuna Coil che cantano in inglese? O viceversa? Perché fatico a comprendere.
E più di me, fatica Mogol. Che si è ovviamente detto d’accordo, perché più roba italiana passa e più lui è un bel presidente! Ma soprattutto più gli si gonfiano le tasche. Si sgonfieranno invece le tasche di quelle radio, non poche, alcune storiche e con davvero una bella programmazione, che mandano già solo musica italiana. Perché la devo imporre anche agli altri? Non siamo nel libero mercato, non siamo il grande Occidente, la patria della libertà? Se non ti piace quel che passano le radio, comprati dei cd. Questo sì che aiuterebbe gli artisti.
Poi, chi lo stabilisce cosa trasmettono le emittenti radio? Le major discografiche. Dunque io mi dovrei sentir propinare la peggio merda che esce dai talent (leggetevi una recente intervista a Red Ronnie sull’argomento, se apro sta parentesi facciamo notte) perché così incassate? Prendete sti regazzini, gli fate stampare un paio di singoli e poi li buttate via. Poi ci lamentiamo della qualità della nostra musica.

PS: Soldi di Mahmood è la canzone italiana più ascoltata di sempre su Spotify. Un successo clamoroso, al pari di Occidentali’s Karma (povero Gabbani, anche lì dovremmo aprire una parentesi sugli “uccisi dalle case discografiche”, ma vi basti guardare la faccia di Roberto Angelini quando gli rammentano Gatto Matto per capire tutto). Dunque la giuria di qualità non aveva tutti i torti. C’era Mauro Pagani ragazzi, altro che Mogol. Uno è un musicista, l’altro un vecchio demente.
PPS: la canzone di Ultimo è ributtante. Oscena, banale e nemmeno orecchiabile. La questione non è “come mai non abbia vinto” ma “come cazzo ha fatto ad arrivare secondo”. Come dite? Con i voti delle regazzì e con quelli dei call center comprati dalle case discografiche? Eh ma tanto il prossim’anno tutto al televoto, così sarà meglio. Ecco, mentre sto bimbetto (ma chi cazz’è poi) se ne stava a piagnucolare in sala stampa, io sognavo che la Bertè entrasse e lo incenerisse sputando fuoco dalla bocca. O che Silvestri, Rancore e Ghemon lo corcassero di mazzate.

venerdì 1 febbraio 2019

La casalinga di Marghera ed il cattolicesimo travisato


Dio stronzo. Sì, è una bestemmia, ma è anche la verità: il Dio dei cattolici è stronzo. E’ un Dio cattivo, vendicativo, di cui avere paura. Non vuole che tu ti goda niente della vita e che tu abbia altro in testa all’infuori di Lvi. Chiaro che poi dentro a sti poveri fedeli cresca la rabbia, e che esploda in manifestazioni di stupidità ed incoerenza uniche. Perché, per credere in un Dio così tanto stronzo, non si può essere intelligenti.
Ecco allora che non mi stupisco quando leggo i fan di Salvini, che del cattolicesimo fa una delle sue armi elettorali preferite, gioire per i neGri morti in mare. Eppure il loro messia diceva “ama il prossimo tuo come te stesso”. E’ una contraddizione talmente elementare che ve la saprebbe smontare anche Maurizio Gasparri.
Sono così poco intelligenti, i cattolici, che arrivano a sostenere che i tizi che vengono dalla zona del loro Messia siano inferiori. Sì, gran parte della colpa è di Zeffirelli, un altro che proprio una cima non era, se le massaie pensano che Gesù sia alto bello biondo. Alto bello biondi occhi celesti puppapperaaaaaa.
E poi, ignoranza e fanatismo religioso, da sempre e dovunque, vanno a braccetto. Ecco perché noi toscani siamo credenti all’acqua di rose (quando lo siamo), ed a certe questioni diamo un peso relativo. Ma da quando mi sono trasferito in Veneto, dove invece le Chiese a messa son sempre piene, la realtà mi si è parata davanti con dolore.  Prendiamo una casalinga di Marghera, cinquantenne, che ha finito le superiori a calci in culo, senza imparare assolutamente niente. Sposata con uno zubo indecente che lavora ventisette ore al giorno, di cui sedici da ubriaco, la povera massaia trova consolazione solo nel Cristo. E nella tv, e chi c’è SEMPRE in tv? Salvini. E Salvini le sembra la versione più ricca, più giovane, più bella, e forse leggermente (leggermente) meno grezza del marito. E siccome anni e anni di messa le hanno insegnato ad essere sotto-messa alla figura maschile, ecco pronta la migliore fan possibile del Matthew.
Poi, adesso queste signore hanno accesso ad i social network, quindi la loro valvola di sfogo si è ampliata incredibilmente: se prima si limitavano ai circoli parrocchiali ed alle sedute dalla parrucchiera, dove al limite erano in dieci a dire le stesse robe, e dove se trovavano un prete decente rischiavano anche di prendere dei sonori vaffanculo, adesso il mondo è la loro piazza. E queste povere casalinghe venete possono fare rete, sentirsi unite nel nome del Cristo e del Matteo, e sfogare tutta la loro rabbia.
Che è enorme, cieca, frutto di una vita vissuta nella paura, nell’autoconvinzione di dover servire, di essere inferiori, di peccare senza rimedio. Perché solo una rabbia enorme può essere così irrazionale. Solo una rabbia enorme può spingere un cattolico a dichiararsi tale e contemporaneamente scagliarsi contro i principi della sua religione.
Ma non temete, noi che credenti non siamo ci segneremo tutti i vostri commenti sui social, ed il giorno che questo Governo verrà rovesciato dal popolo (se pensate che concederanno libere elezioni tra quattro anni siete proprio ingenui) vi verremo a cercare casa per casa. E non avremo rispetto dei valori cristiani che voi stessi state infangando.