sabato 30 marzo 2019

La sinistra dei figli di papà: o finti fricchettoni, o finti Berlusconi, comunque ci state sui coglioni.


Quando fate i no global con le Nike, mi fate incazzare. Non voglio dire per forza che vi dobbiate fabbricare da soli i vestiti o comprare degli stracci osceni al mercato equo e solidale, no, chiedo solo coerenza. Nella fabbrichetta di Monsummano che la globalizzazione sta mandando in fallimento, le dovreste comprare, le vostre scarpe: questa sì che sarebbe una scelta alternativa e giusta.
E mi fate incazzare pure quando fate i fricchettoni integralisti. Quando blaterate di rivoluzione sociale ed uguaglianza. Perché ve lo potete permettere, mentre in Piazza Verdi comprate del fumo da un negro e pensate “poveretto chissà quanta sofferenza”; per voi invece dev’essere stata dura rinunciare al paio nuovo di Birkenstock pur di andare allo Sziget, nelle vacanze dalla vostra durissima laurea al Dams, fuoricorso da tre anni, appartamento pagato. Come sarebbe bello il mondo se tutti potessimo vivere come voi. Avete ragione, cazzo. Peccato che l’uguaglianza tenda ad abbassare il livello, non ad alzarlo. E sono convinto che invece d’essere tutti egualmente proletari, con l’affitto da pagare ed il mal di denti, perché col cazzo che ti puoi permettere il dentista, ve ne tornereste ad arroccarvi nei vostri manieri ed a votare lo scudo crociato.
Quel che non capite è proprio questo, chi vive al di fuori di questo vostro mondo meraviglioso vi ha in odio profondo, anche se magari condivide i vostri principi. Ma siete una delle tante cause per cui tante persone di sinistra son finite per votare altrove. Fate incazzare. E’ chiaro che un operaio ha interesse a migliorare le proprie condizioni, ma non vuole che le sue battaglie vengano portate avanti dai figli di Confindustria: suona falso. Sia che siano vestiti di stracci, sia che si atteggino da eurocrati in giacca e cravatta.
Abbiamo bisogno che la politica torni ad occuparsi del Paese reale; un mantra che i penosi rappresentanti della sinistra ci ripetono allo sfinimento. Ecco, allora andate a casa e lasciate la vostra poltrona a chi s’è fatto vent’anni di fabbrica. Il segretario del Pd lo voglio laureato in Storia, o Filosofia, e con una bella dose di precariato e lavori di merda alle spalle. Uno che sappia cosa voglia dire barcamenarsi nello schifo di Paese che ci avete confezionato voi, dai vostri comodi scranni ben pagati. Uno che abbia il coraggio di schierarsi, di essere fieramente di sinistra: per esempio, che dica chiaramente che in Venezuela è in atto un colpo di Stato appoggiato dagli Usa; che si lanci in una politica veramente ecologista; che rilanci la battaglia per i diritti di tutti. Che dica, semplicemente, “chi ha di più paga di più”, che parli di lavoro, di eguaglianza sociale, non di impresa, di rilancio delle imprese, di aiuti agli imprenditori: fai pagare meno tasse ad un imprenditore e lui spenderà i soldi in più in puttane e cocaina, o li porterà in Lussemburgo, o qualsiasi altra cosa ma di sicuro non aumenterà lo stipendio ai suoi dipendenti.
Ecco perché non può andarci bene la deriva che ha preso il centrosinistra negli ultimi anni: perché è centro destra. Ma se il resto della sinistra è formato dall’esercito di incoerenti personaggetti di cui parlavo all’inizio, stiamo freschi. Ci attende una lunga fase di leghismo al Governo, sostenuto da tanti ex comunisti incazzati; si potrebbe obiettare che chi si professava comunista e ora vota Salvini si è semplicemente smascherato, vuol dire che non è mai stato davvero di sinistra. Ma servono anche i loro voti, maledetti snob del cazzo del Pd.

giovedì 28 febbraio 2019

MOGOL HAI ROTTO I COGLIONI


Mogol ha 82 anni. Perché non è in pensione? Perché deve esistere in Italia, sempre e per tutte le categorie, la distinzione tra normali e celebri? Mi sembra che a 67 anni, se sei un NIP (non important paraculo), ti mandino in pensione per forza.
Cosa consente al signor Rapetti di presiedere la Società Italiana Autori ed Editori nonostante alla sua età le persone siano più impegnate a lottare contro l’invecchiamento (e tutto quel che ne consegue) piuttosto che per i diritti d’autore?
“E’ stato il più grande paroliere italiano” direte voi. Pfui, rispondo io. A parte che decisamente non è vero, perché la summa di tutti i testi di Mogol non vale un appunto scritto da Battiato su un fazzoletto in un bar, e certo non finiranno mai sulle antologie come quelli di Guccini, ma poi chi l’ha detto che questo ti trasformi automaticamente nella persona giusta per una carica?
A me, sentire che il Presidente della Siae “ascolta pochissima musica” e “non ha visto SanRemo” fa rabbrividire. Basta pure per chiederne le dimissioni, a dirla tutta.
Mogol, hai rotto i coglioni. Hai 82 anni ed è evidente che tu stia rincoglionendo; cioè, un coglione fascista lo sei sempre stato, ma prima stavi attento a non darlo troppo a vedere. Vabbè che ora va di moda, ma insomma… Non esagerare, Giulio.
Eppure, questa vicenda mi sembra lo specchio perfetto dell’Italia. Vince il Festival un ragazzo italiano, e tutti a gridare allo scandalo perché ha origini egiziane. Non mi sembra che quando El Shaarawy segna con la Nazionale il pubblico non esulti. Non mi sembra ci siano state rivolte popolari contro le vittorie al Festival di Anna Oxa. Ah già, lei ha un colore della pelle più accettabile, e poi è (era) gnocca.
Le soluzioni a questa rivolta dell’opinione pubblica sono state: intervento di Ministri del Governo per dire che si deve far scegliere il vincitore solo al televoto (hanno parecchio da fare i nostri governanti a quanto pare), così che si possano riapprezzare Marco Carta e Valerio Scanu come massimi rappresentanti della canzone italiana; altro intervento governativo per imporre un 33% di musica italiana nelle radio.
A parte che dai rilevamenti emerge che già il 45% della musica che passa parla la nostra lingua, visto che  questo ipotetico provvedimento nasce come reazione allo scalpore suscitato da una canzone italiana cantata da un neGro, cosa dobbiamo intendere per musica italiana? Cantata nella nostra lingua oppure eseguita solo da persone autoctone? Cioè, per capirsi, Sting che canta in vernacolo senese è meno italiano dei Lacuna Coil che cantano in inglese? O viceversa? Perché fatico a comprendere.
E più di me, fatica Mogol. Che si è ovviamente detto d’accordo, perché più roba italiana passa e più lui è un bel presidente! Ma soprattutto più gli si gonfiano le tasche. Si sgonfieranno invece le tasche di quelle radio, non poche, alcune storiche e con davvero una bella programmazione, che mandano già solo musica italiana. Perché la devo imporre anche agli altri? Non siamo nel libero mercato, non siamo il grande Occidente, la patria della libertà? Se non ti piace quel che passano le radio, comprati dei cd. Questo sì che aiuterebbe gli artisti.
Poi, chi lo stabilisce cosa trasmettono le emittenti radio? Le major discografiche. Dunque io mi dovrei sentir propinare la peggio merda che esce dai talent (leggetevi una recente intervista a Red Ronnie sull’argomento, se apro sta parentesi facciamo notte) perché così incassate? Prendete sti regazzini, gli fate stampare un paio di singoli e poi li buttate via. Poi ci lamentiamo della qualità della nostra musica.

PS: Soldi di Mahmood è la canzone italiana più ascoltata di sempre su Spotify. Un successo clamoroso, al pari di Occidentali’s Karma (povero Gabbani, anche lì dovremmo aprire una parentesi sugli “uccisi dalle case discografiche”, ma vi basti guardare la faccia di Roberto Angelini quando gli rammentano Gatto Matto per capire tutto). Dunque la giuria di qualità non aveva tutti i torti. C’era Mauro Pagani ragazzi, altro che Mogol. Uno è un musicista, l’altro un vecchio demente.
PPS: la canzone di Ultimo è ributtante. Oscena, banale e nemmeno orecchiabile. La questione non è “come mai non abbia vinto” ma “come cazzo ha fatto ad arrivare secondo”. Come dite? Con i voti delle regazzì e con quelli dei call center comprati dalle case discografiche? Eh ma tanto il prossim’anno tutto al televoto, così sarà meglio. Ecco, mentre sto bimbetto (ma chi cazz’è poi) se ne stava a piagnucolare in sala stampa, io sognavo che la Bertè entrasse e lo incenerisse sputando fuoco dalla bocca. O che Silvestri, Rancore e Ghemon lo corcassero di mazzate.

venerdì 1 febbraio 2019

La casalinga di Marghera ed il cattolicesimo travisato


Dio stronzo. Sì, è una bestemmia, ma è anche la verità: il Dio dei cattolici è stronzo. E’ un Dio cattivo, vendicativo, di cui avere paura. Non vuole che tu ti goda niente della vita e che tu abbia altro in testa all’infuori di Lvi. Chiaro che poi dentro a sti poveri fedeli cresca la rabbia, e che esploda in manifestazioni di stupidità ed incoerenza uniche. Perché, per credere in un Dio così tanto stronzo, non si può essere intelligenti.
Ecco allora che non mi stupisco quando leggo i fan di Salvini, che del cattolicesimo fa una delle sue armi elettorali preferite, gioire per i neGri morti in mare. Eppure il loro messia diceva “ama il prossimo tuo come te stesso”. E’ una contraddizione talmente elementare che ve la saprebbe smontare anche Maurizio Gasparri.
Sono così poco intelligenti, i cattolici, che arrivano a sostenere che i tizi che vengono dalla zona del loro Messia siano inferiori. Sì, gran parte della colpa è di Zeffirelli, un altro che proprio una cima non era, se le massaie pensano che Gesù sia alto bello biondo. Alto bello biondi occhi celesti puppapperaaaaaa.
E poi, ignoranza e fanatismo religioso, da sempre e dovunque, vanno a braccetto. Ecco perché noi toscani siamo credenti all’acqua di rose (quando lo siamo), ed a certe questioni diamo un peso relativo. Ma da quando mi sono trasferito in Veneto, dove invece le Chiese a messa son sempre piene, la realtà mi si è parata davanti con dolore.  Prendiamo una casalinga di Marghera, cinquantenne, che ha finito le superiori a calci in culo, senza imparare assolutamente niente. Sposata con uno zubo indecente che lavora ventisette ore al giorno, di cui sedici da ubriaco, la povera massaia trova consolazione solo nel Cristo. E nella tv, e chi c’è SEMPRE in tv? Salvini. E Salvini le sembra la versione più ricca, più giovane, più bella, e forse leggermente (leggermente) meno grezza del marito. E siccome anni e anni di messa le hanno insegnato ad essere sotto-messa alla figura maschile, ecco pronta la migliore fan possibile del Matthew.
Poi, adesso queste signore hanno accesso ad i social network, quindi la loro valvola di sfogo si è ampliata incredibilmente: se prima si limitavano ai circoli parrocchiali ed alle sedute dalla parrucchiera, dove al limite erano in dieci a dire le stesse robe, e dove se trovavano un prete decente rischiavano anche di prendere dei sonori vaffanculo, adesso il mondo è la loro piazza. E queste povere casalinghe venete possono fare rete, sentirsi unite nel nome del Cristo e del Matteo, e sfogare tutta la loro rabbia.
Che è enorme, cieca, frutto di una vita vissuta nella paura, nell’autoconvinzione di dover servire, di essere inferiori, di peccare senza rimedio. Perché solo una rabbia enorme può essere così irrazionale. Solo una rabbia enorme può spingere un cattolico a dichiararsi tale e contemporaneamente scagliarsi contro i principi della sua religione.
Ma non temete, noi che credenti non siamo ci segneremo tutti i vostri commenti sui social, ed il giorno che questo Governo verrà rovesciato dal popolo (se pensate che concederanno libere elezioni tra quattro anni siete proprio ingenui) vi verremo a cercare casa per casa. E non avremo rispetto dei valori cristiani che voi stessi state infangando.

venerdì 18 gennaio 2019

Quando Corallo insultò Burioni. Un breve discorso, una lunga agonia.


QUESTO ARTICOLO PARLA DI ROBA VECCHIA, HO ASPETTATO UN PO' PERCHE' INFAMARE IL PD E' COME SPARARE SULLA CROCE ROSSA.

Dobbiamo andare oltre Renzi. Dobbiamo guardare al futuro. Dobbiamo rinnovarci. Questo è il mantra che chiunque sia vicino al PD (membri del partito, tesserati, semplici simpatizzanti) ripete ossessivamente dalla sconfitta elettorale, mentre il partito continua a perdere voti.
Adesso che dovremmo essere vicini ad una svolta, sono partite le grandi manovre. Poco m’importa sapere chi sarà il prossimo segretario di un partito che non voterò, ma giocoforza sono costretto a guardare a questa faticosissima ricostruzione perché, se vogliamo che la sinistra non sparisca del tutto dal Parlamento, tocca inevitabilmente sperare che qualcosa di buono esca fuori dal PD.
E questo sicuramente NON è Dario Corallo. Perché nonostante tutti siano d’accordo sul fatto che Renzi va messo a riposo, dal comunque meno antipatico dei Matteo nazionali hanno ereditato la straordinaria capacità di pretendersi infallibili. Sono tutti lì a dire “eh ma Renzi s’è inimicato la gente perché è presuntuoso ed arrogante, non chiede mai scusa eppure ha sbagliato tante volte” e adesso che un coglione si lancia in una polemica sterile soltanto per farsi pubblicità ecco che tutti si ergono in sua difesa.
Allora o non avete capito nulla, o lo fate apposta, e davvero non so cosa sia peggio. Se non vi levate quella puzza sotto al naso e l’idea d’essere più infallibili del Papa siete destinati a soccombere. Avessi sentito UNO, tolto il povero Vittorio Zucconi, dire “Corallo, la tua stronzata l’hai detta, ora torna a cuccia e chiedi scusa a Burioni”. Al di là del capolavoro albertosordiano di additare la presunta saccenza & arroganza dell’immunologo con saccenza & arroganza, ma che bisogno c’era? Invece niente, tutti a levare lo scudo in difesa del giovane e coraggioso compagno. Perché uno del PD non sbaglia mai.
Dopo la sconfitta di Rutelli, Nanni Moretti disse “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Si sbagliava, ma solo perché dall’altra parte facevano talmente tanto schifo che una volta, per miracolo, abbiamo rivinto. Adesso invece ci siamo assicurati la sconfitta per i trent’anni a venire. Ma voi siete sicuri d’essere un partito di sinistra, anzi il grande partito di sinistra, con Minniti e Calenda? Con gente che ha fatto sentire a D’Alema, MASSIMO D’ALEMA, IL PIU’ GRANDE ALLEATO DI BERLUSCONI, l’esigenza di spostarsi più a sinistra?!?! Ma siete stronzi, imbecilli, fascisti o tutti e tre?
Di sicuro siete snob e presuntuosi. Anche in queste schermaglie per la scelta del prossimo leader, si parla solo dei volti, e mai dei programmi. Come se fosse un’elezione dei candidati M5S. (Questa è una grande vittoria del berlusconismo, e la dimostrazione che ormai il pensiero di Berlusconi, anzi l’assenza di pensiero, è sopravvissuto al suo creatore). Ma davvero non avete niente di meglio da proporre? Ma che non ce l’avete uno con le mani spaccate dal lavoro, siete tutti per forza in camicia bianca? Fin quando non capirete che è colpa vostra se gli operai sono finiti nelle mani di Salvini, dovete solo fare silenzio.
Perché non c’è cosa che fa più rabbia, a chi non arriva a fine mese, che sentirsi dire come deve campare dal solito finto fricchettone col babbo avvocato. Madonna se avete scartavetrato i coglioni.

sabato 17 novembre 2018

Tipe da Instagram


1)      la finta modella
Quella che paga per farsi fare le foto nemmeno va presa in considerazione. Al massimo ha bisogno d’una mano d’aiuto per capire quanto sia poraccia.
Quelle che invece si sparano le pose finto artistiche meritano un approfondimento.
a) fotografate dal proprio ragazzo. Lo sanno benissimo, di stare con un coglione, e lo sfruttano a ragion veduta. Generalmente lui è un debosciato pieno di soldi, e di corna.
b) fotografate dalla propria bff. Queste invece non si accorgono dell’inganno. La vostra amica che vi fa le foto in realtà vi invidia, anzi vi odia proprio dal profondo, e conserva tutte le foto in cui siete venute di merda pronta a sputtanarvi. Il motivo per cui, nonostante siate bellocce e abbiate migliaia di like, nessuno uomo vi sfiora da anni, sta nelle maledizioni potentissime che quel roito grassoccio che vi fa da fotografa personale vi lancia ad ogni scatto.
c) fotografate da fotografi fintoprofessionisti. Allora, menzione speciale per quei tizi che anni fa hanno investito i loro risparmi in una reflex decente ed hanno aperto un profilo .ph su Instragram: voi siete i veri geni del ventunesimo secolo. Grappoli di fica aggratis, e magari ve la danno pure.
Tutte le tipologie di finto modelle sembrano dominate dall’incrollabile convinzione di essere delle fiche stratosferiche. Invece, nonostante si comprino i follower e si facciano fotografare sempre più nude, continuano a ricevere i soliti 200 like dei soliti 200 segaioli. Figliole, è ora di fare una riflessione. Avete 8000 follower e una foto a tette gnude raccatta 150 like, io ho 250 seguaci ma una foto del mio gatto di cuoricini ne riceve 30. Io due domandine comincerei a farmele.

2)      l’acculturata
Categoria recentissima. Ha cominciato col postare roba di Frida Kahlo, adesso è passata a Marina Abramovic. Fino a ieri l’altro il momento più culturale della sua esistenza erano le repliche di Uomini & Donne over 50. Di solito si rifanno il profilo, per nascondere le inevitabili foto da maiala di pochi mesi prima.

3)      l’artista
La peggiore. Ti ammorba coi suoi disegnini, quadretti, gioielli fatti con i materiali di recupero, e se la tira neanche fosse la Canalis però col cervello della Hack. Ovviamente, ha il talento di una nutria spiaggiata.

4)      la fotografa
Se fotografa le amiche bone, la possiamo tollerare. Se pretende di fare foto artistiche, gesùmmaria.

5)      la promoter
Si diverte solo lei. Fa la pr in qualche disco scrausa che si prodiga di far passare come il posto più in voga del momento; oppure la bartender; oppure l’istruttrice di fitness. In ogni caso, ti massacra il cazzo con pubblicità varie in cui ovviamente mercifica il proprio corpo. Alla faccia dell’evoluzione culturale.


AGGIORNAMENTO DEL 15/12/18


1)      QUELLA CHE SI FIDANZA
      Categoria leggermente più difficile da individuare, perché più sfuggente. Me ne sono accorto dalla sparizione delle stories di questa tipa, oggettivamente bona. Se non vedo più le cazzate di un botolo non ci faccio caso, ma quando per giorni mancano determinati stacchi di coscia qualcosa dentro di te si rompe. A un certo punto riappare, però non più nelle solite pose ammiccanti e seminude. Anzi, non è mai da sola, ma sempre avvinghiata ad un tipo meglio identificato come “amore mio”. Da lì in poi, è un bombardamento di foto che testimoniano la loro invincibile unione. Dopo un paio di mesi, nuovo silenzio della tipa. Un paio di settimane e ricomincia con le foto da maiala.

2)      LA FISSATA
      Questa non è solo rompicazzo sui social, è sicuramente pericolosa nella vita reale. Monotematica e martellante su un argomento che di solito fa venire l’orticaria. Come minimo è vegana, femminista, nazigattara, canimegliodellepersone, cinquestelle, novax, nosex eccetera eccetera eccetera. La maggior parte delle volte si scopre che s’è fatta ingabbiare in quelle strutture di vendita piramidali ed è piena di debiti in banca e creme al cetriolo in garage.


CURVATURA DELLE STORIES
Salvo rarissime eccezioni (tra cui il sottoscritto), la quantità di stories pubblicate è inversamente proporzionale alla quantità di sesso praticato.

Gli adolescenti, la musica e i BombaBomba


Premessa: Ho pensato molto se pubblicare o meno questo pezzo: contrasta col solito livore di tutto il blog; temevo di passare per adulatore; serve a poco parlare di gusti musicali.
Ma poi m’è capitato di vedere la Dark Polo Gang a X-Factor, e questa combo di due tra i peggiori mali della musica (trap&talent) m’ha dato la scossa. Quindi ora ve lo beccate fuori tempo massimo, sperando (lo so, sono presuntuoso) che possa dare un minimo contributo alla prosecuzione di questa imprevedibile reunion.

Il 2 novembre si riuniscono i Bombabomba ed io sono molto, molto felice di questo fatto (chi non viene fa caare).
Primo, perché sono un appassionato di musica in generale, di reggae in particolare, e andare a vedere dei concerti dal vivo è senz’altro il mio vizio preferito. E Markone e Cillo in combinazione sono tanta roba già col sound system, quando alle spalle hanno invece una formazione di musicisti coi controcazzi beh… se non venite fare caare.
Secondo, perché per me la musica è importante. Le sensazioni che dà, ma soprattutto i messaggi che riesce a veicolare, e i BombaBomba hanno rivestito un ruolo essenziale nella formazione del mio carattere. Marco e Marcello mi conoscono entrambi di persona, ma non credo sappiano quanto hanno influito le loro parole nella mia crescita.
Anche i miei amici a cui non piace il reggae conoscono i loro testi, per averli sentiti fino allo sfinimento nella mia macchina, o essere venuti a qualche serata in giro. Hanno avuto, quindi, quella funzione aggregatrice di solito riservata, per quelli dei miei anni, agli 883 e/o a Ligabue. Cantare Referendum in Lada Niva diretti al Centro Sociale… a 18 anni, cosa potevamo chiedere di più?
Comunque, non c’è solo questo. Come direbbe Michele Apicella, le parole sono importanti. Le parole che un adolescente ascolta uscire dal proprio stereo, ancora di più. Qui è il momento di aprire una riflessione più ampia: sto invecchiando, quindi chiaramente mi sembra che le nuove generazioni siano una banda di debosciati senza valori, e che molto sia determinato dalla musica che ascoltano. Mi spiego meglio: gli adolescenti della mia generazione sono cresciuti con i grandi cantautori, con Caparezza, coi Modena Ramblers, tutta gente politicamente schierata larga a sinistra, tutta gente che cantava di pace, fratellanza, rispetto. A questi ognuno aggiungeva qualcosa a seconda del gusto personale. Io a 14 anni presi di nascosto a mio papà il cd di Duri i Banchi dei Pitura Freska per masterizzarlo (non volevo che mi considerasse quel che ero: un fattone) e m’innamorai follemente della musica in levare; qualcuno poi mi disse “Ehi, senti questi, sono di Pistoia” ed ecco che dai 16 i BombaBomba fanno parte della mia vita. Ne sono molto contento, perché riconosco loro di aver avuto un’influenza positiva sul mio modo di pensare, di relazionarmi con il mondo circostante. Hanno contribuito a rendermi una persona curiosa, a non avere pregiudizi, ad essere sempre pronto ad accogliere tutti i punti di vista, a capire che con l’educazione ed il buonsenso si può dominare il mondo. A rivedere molti dei concetti che mi erano stati proposti fino a quel momento, a pensare alla felicità mia e di chi mi sta a cuore più che alle condizioni imposte dalla società.
Eppure, nonostante tutti questi messaggi positivi, le mie cazzate le ho fatte, anche belle grosse. Però penso che se mi fossi ascoltato sti cazzo di rapper fake sarebbe andata molto peggio. Lo so, è un discorso da ottantenne reazionario, ma non credo d’essere del tutto fuori di strada a dire che testi che inneggiano al sessismo, alla violenza ed al consumo di droghe pesanti certo non bastano da soli a renderti un delinquente, ma diciamo che t’incoraggiano su quella strada. Senza dubbio non mi dicono che nel mondo c’è bisogno della mia parola per portare avanti ideali di pace e collaborazione.
E poi, come dice il Generale, se canti di un qualcosa che non t’è capitato, “son solo fregnacce senza significato”. La differenza è tutta qui, tra l’ascoltare fuffa finto delinquenziale oppure canzoni autentiche. Nelle nuove leve vedo smarrito quel senso, magari fittizio, di unità che avevamo noi a sedici anni; la convinzione che le convinzioni degli adulti fossero vecchie, le nostre migliori, che il mondo andasse cambiato in meglio. Cioè, non il mondo, ma gli uomini che lo vivono, “perché siamo noi che dobbiamo cambiare, siamo noi l’unica cosa da rifare”.
PS: Lo so, la butto sempre in politica. Ma scorgo, nell’abissale scollatura tra l’apparato del PD e la sinistra reale, quella delle fabbriche, dei Circoli Arci e dei movimenti studenteschi, anche una frattura musicale. L’impegno politico, quello autentico, giacché la parola dovrebbe significare “interessarsi della vita cittadina”, è del tutto assente in questa nuova infornata di cantanti hipster. Lagne, lagne, e ancora lagne. Se non ti vuoi impegnare allora tanto vale che mi canti roba allegra, direbbe (con ragione) Bugo.
E invece se gli attuali sedicenni ascoltassero quel che ascoltavamo noi dieci (anche quindici) anni fa, probabilmente ci sarebbe una base più solida per costruire qualcosa di concreto a sinistra. Ragazzi, riemergete dall’ascolto dell’ultima fatica di *inserire nome di rapper fintogangsta* e ascoltatevi Compresse. Vi farà bene.
PPS: Lo so che ci sono ancora artisti impegnati, e anche tra quelli della nuova generazione, solo non mi sembra facciano tutta sta gran presa sul pubblico. Cioè, fanno tendenzialmente caare. Come voi se non venite venerdì.

mercoledì 14 novembre 2018

Davvero siete ancora grillini?


Cos’hanno in comune un fascista, un misogino e un raccomandato? Sono tutti nella lista dei giornalisti liberi (ben 8) stilata dal nuovo Catone il Censore, aka Alessandro di Battista, uno che ha certo lo spessore politico, etico e morale per pontificare sulle più note firme del giornalismo italiano.
Difficile immaginare una rettifica più schifosa dopo aver definito la categoria piena di pennivendoli e puttane. Eppure, che il M5S avesse un problema coi media era evidente dagli esordi; ve lo ricordate, quando andare in TV comportava l’immediata espulsione dal Movimento, senza neanche passare dal blog? Bei tempi, con quei grillini ingenui, candidi, che forse credevano davvero di poter cambiare le cose.; la Taverna che si fa buttare fuori dall’aula strillando contro i decreti che passano con il voto di fiducia.
Ora che sono al Governo, hanno scoperto che blindare un decreto con la fiducia (pur avendo una maggioranza larghissima) non è poi così male, ed inoltre sono OVUNQUE. Tempo fa, il Ministro Bonafede ammetteva di aver saltato un Consiglio dei Ministri per farsi intervistare dalla Berlinguer.
Ma le epurazioni non sono finite, e ieri i Cingustarz hanno stabilito un nuovo record: buttare fuori un proprio membro solo per essersi attenuto a quelle che sono (dovrebbero essere) le linee politiche del Movimento. Perché, o siamo veramente tutti così coglioni come quelli che l’hanno votati, o ci dobbiamo ricordare di quanto hanno rotto il cazzo contro i condoni. Specie Luigi di Maio, quello che vive in una palazzina abusiva, ingrandita negli anni e poi via via condonata, quello che diceva se faccio un condono ad Ischia mi iscrivo al PD, quello che poi l’hanno eletto nel collegio di Ischia e magicamente ha cambiato idea.
Però lo sappiamo, la coerenza non è certo l’arma vincente del Giggino nazionale, quindi i pentaSenatori ritrovatisi in Commissione a decidere sul DL Genova, devono essersi trovati in grave imbarazzo leggendo del condono per Ischia (e anche, voglio sperare, dell’innalzamento di 20 volte della tolleranza di idrocarburi nei fanghi usati in agricoltura). Seguire le ultime indicazioni del Di Maio, ormai ridotto a patetica macchietta del futuro appeso di Piazzale Loreto, oppure tenere la linea indicata da TUTTO IL MOVIMENTO FIN DALLA SUA NASCITA?
Bene, Gregorio de Falco, che non è un politico navigato, ha fatto la scelta sbagliata: ha votato secondo coscienza, ma soprattutto ha votato rispettando il mandato degli elettori che lo hanno scelto. Quindi, è ovviamente stato espulso.
Niente tv, e sono dappertutto. Niente condoni, e li infilano vigliaccamente in un decreto che non può non passare. Niente Autostrade nella ricostruzione del Ponte Morandi, e invece o lo fanno loro o siamo ancora al palo. Niente alleanze con chi urla “Vesuvio lavali col fuoco”, e invece hanno regalato l’Italia a Salvini.
Se avete votato 5 Stelle e siete pentiti, vi capisco. Magari siete pure di sinistra, e volevate dare una lezione a questa classe dirigente borghesuccia che ha perso completamente di vista operai e studenti. Era una cazzata eh, perché se ritenevate il PD troppo poco di sinistra avreste dovuto votare PIU’ a sinistra, non più a destra. Se invece ancora li difendete, nonostante abbiano disatteso TUTTE e dico TUTTE le promesse elettorali, con una velocità e una faccia di merda che neanche Berlusconi ai tempi d’oro, allora siete proprio dei coglioni, e vi meritate la Taverna. Come moglie.