Premessa: Ho pensato molto se pubblicare o meno questo
pezzo: contrasta col solito livore di tutto il blog; temevo di passare per adulatore; serve a poco
parlare di gusti musicali.
Ma poi m’è capitato di vedere la Dark Polo Gang a X-Factor,
e questa combo di due tra i peggiori mali della musica (trap&talent) m’ha
dato la scossa. Quindi ora ve lo beccate fuori tempo massimo, sperando (lo so,
sono presuntuoso) che possa dare un minimo contributo alla prosecuzione di
questa imprevedibile reunion.
Il 2 novembre si riuniscono i Bombabomba ed io sono molto,
molto felice di questo fatto (chi non viene fa caare).
Primo, perché sono un appassionato di musica in generale, di
reggae in particolare, e andare a vedere dei concerti dal vivo è senz’altro il
mio vizio preferito. E Markone e Cillo in combinazione sono tanta roba già col
sound system, quando alle spalle hanno invece una formazione di musicisti coi
controcazzi beh… se non venite fare caare.
Secondo, perché per me la musica è importante. Le sensazioni
che dà, ma soprattutto i messaggi che riesce a veicolare, e i BombaBomba hanno
rivestito un ruolo essenziale nella formazione del mio carattere. Marco e
Marcello mi conoscono entrambi di persona, ma non credo sappiano quanto hanno
influito le loro parole nella mia crescita.
Anche i miei amici a cui non piace il reggae conoscono i
loro testi, per averli sentiti fino allo sfinimento nella mia macchina, o
essere venuti a qualche serata in giro. Hanno avuto, quindi, quella funzione
aggregatrice di solito riservata, per quelli dei miei anni, agli 883 e/o a
Ligabue. Cantare Referendum in Lada Niva diretti al Centro Sociale… a 18 anni,
cosa potevamo chiedere di più?
Comunque, non c’è solo questo. Come direbbe Michele
Apicella, le parole sono importanti. Le parole che un adolescente ascolta
uscire dal proprio stereo, ancora di più. Qui è il momento di aprire una
riflessione più ampia: sto invecchiando, quindi chiaramente mi sembra che le nuove generazioni siano una banda di
debosciati senza valori, e che molto sia determinato dalla musica che
ascoltano. Mi spiego meglio: gli adolescenti della mia generazione sono
cresciuti con i grandi cantautori, con Caparezza, coi Modena Ramblers, tutta
gente politicamente schierata larga a sinistra, tutta gente che cantava di
pace, fratellanza, rispetto. A questi ognuno aggiungeva qualcosa a seconda del
gusto personale. Io a 14 anni presi di nascosto a mio papà il cd di Duri i
Banchi dei Pitura Freska per masterizzarlo (non volevo che mi considerasse quel
che ero: un fattone) e m’innamorai follemente della musica in levare; qualcuno
poi mi disse “Ehi, senti questi, sono di Pistoia” ed ecco che dai 16 i BombaBomba
fanno parte della mia vita. Ne sono molto contento, perché riconosco loro di
aver avuto un’influenza positiva sul mio modo di pensare, di relazionarmi con
il mondo circostante. Hanno contribuito a rendermi una persona curiosa, a non
avere pregiudizi, ad essere sempre pronto ad accogliere tutti i punti di vista,
a capire che con l’educazione ed il buonsenso si può dominare il mondo. A
rivedere molti dei concetti che mi erano stati proposti fino a quel momento, a
pensare alla felicità mia e di chi mi sta a cuore più che alle condizioni
imposte dalla società.
Eppure, nonostante tutti questi messaggi positivi, le mie
cazzate le ho fatte, anche belle grosse. Però penso che se mi fossi ascoltato
sti cazzo di rapper fake sarebbe andata molto peggio. Lo so, è un discorso da
ottantenne reazionario, ma non credo d’essere del tutto fuori di strada a dire
che testi che inneggiano al sessismo, alla violenza ed al consumo di droghe
pesanti certo non bastano da soli a renderti un delinquente, ma diciamo che
t’incoraggiano su quella strada. Senza dubbio non mi dicono che nel mondo c’è
bisogno della mia parola per portare avanti ideali di pace e collaborazione.
E poi, come dice il Generale, se canti di un qualcosa che
non t’è capitato, “son solo fregnacce senza significato”. La differenza è tutta
qui, tra l’ascoltare fuffa finto delinquenziale oppure canzoni autentiche. Nelle
nuove leve vedo smarrito quel senso, magari fittizio, di unità che avevamo noi
a sedici anni; la convinzione che le convinzioni degli adulti fossero vecchie,
le nostre migliori, che il mondo andasse cambiato in meglio. Cioè, non il
mondo, ma gli uomini che lo vivono, “perché siamo noi che dobbiamo cambiare,
siamo noi l’unica cosa da rifare”.
PS: Lo so, la butto sempre in politica. Ma scorgo,
nell’abissale scollatura tra l’apparato del PD e la sinistra reale, quella
delle fabbriche, dei Circoli Arci e dei movimenti studenteschi, anche una
frattura musicale. L’impegno politico, quello autentico, giacché la parola
dovrebbe significare “interessarsi della vita cittadina”, è del tutto assente
in questa nuova infornata di cantanti hipster. Lagne, lagne, e ancora lagne. Se
non ti vuoi impegnare allora tanto vale che mi canti roba allegra, direbbe (con
ragione) Bugo.
E invece se gli attuali sedicenni ascoltassero quel che
ascoltavamo noi dieci (anche quindici) anni fa, probabilmente ci sarebbe una
base più solida per costruire qualcosa di concreto a sinistra. Ragazzi,
riemergete dall’ascolto dell’ultima fatica di *inserire nome di rapper
fintogangsta* e ascoltatevi Compresse. Vi farà bene.
PPS: Lo so che ci sono ancora artisti impegnati, e anche tra
quelli della nuova generazione, solo non mi sembra facciano tutta sta gran
presa sul pubblico. Cioè, fanno tendenzialmente caare. Come voi se non venite
venerdì.