lunedì 28 settembre 2020

C'è un manto lungo di paura

 

 Rey Kalaria

C'è un manto lungo di paura

che dell'uomo, sin dall'alba se ne cura

Ho visto uno

non lo guarda

davanti agli altri se ne vanta

Il manto, gonfio d'orgoglio

s'indurisce, diventa scoglio

ad ogni onda si consuma

Davanti il mare

dentro spuma

“Allora è questo” disse l'uomo

“l'orgoglio a cui giravo intorno”

Sì, son io, sentì rispondere

che t'aspettavi, ali di rondine?

Come neve sugli alberi

sulla pelle io ti peso

Non do coraggio, ma un punto fermo

Vieni con me, seguimi dietro

Danzeremo in cerchio fino all'inferno

martedì 15 settembre 2020

Per tutto quello che dovrei dire non mi basterebbero gli anni per farmi capire

 Francesco Chironi

Per tutti quelli a cui dovrei parlare non mi basterebbero le parole il tempo e l’amore

Potrei sentirmi importante e continuare per ore a raccontare cos’è che mi porta dolore, ma finisco sempre a parlare a un signore che quieto sente il malore come una condizione normale. Saprei scegliere le parole, ma mi manca il colore per disegnare un quadro della situazione generale, ma grazie alle canzoni che sto ad ascoltare riesco per un poco a sentirmi un ladro, a non sentirmi banale. Che poi un po’ banale lo sono lo stesso, qui seduto sul letto a guardare il soffitto, con la buia speranza di trovare il perdono che dovrei dare da anni a me stesso, ma continuo perplesso a guardare al di là della mia situazione attuale. Come un rito da cui non si fugge mi avvito al mio mito, che forte mi regge, e ne faccio una legge che diventa ancestrale, come se la redenzione che voglio perpetuare mi salvi da pensieri che non riesco a placare. Ti fai troppi problemi..” sento urlare da lontano, ma non capisco la fonte, aspetto di capire quella voce da villano cosa intende dire ma ascolto il silenzio come in vetta a un monte. “Non sprecare il tuo potenziale” è la frase ignorante che mi accompagna da quando ero un infante, infatti potrei diventare un ottimo fante a servizio del re che non riconosco, cercando da me la strada che sta dentro a sto bosco senza guide cartine o suggerimenti, per questo molto spesso mi chiedo che ti aspetti? Un tappeto rosso, luci e cospetti? È una scelta che ho fatto, non troppo cosciente quando venne a mancare quel poco di tatto che sarebbe servito a pensare al presente, e non ritrovarmi col passare degli anni a combattere mostri e a riparare danni. Ma quel che è successo ormai è successo, non posso cambiare il tempo pregresso, non posso slegare un groviglio contorto che appresso mi porto da tutta la vita, posso chiederti solo quando sarà finita se poteva esserci un modo diverso, se poteva esserci una via d’uscita e non un circolo vizioso perverso.

 


sabato 12 settembre 2020

Il fascista del 2020

 Marco Landucci

Chi è, dunque, un fascista? Che cos'è, oggi, il fascismo? Mi accusano spesso di essere un estremista e di usare questi termini a sproposito; metto subito le mani avanti: anch'io, a volte, sono fascista; lo siamo un po' tutti, ed è il motivo principale per cui, a distanza di un secolo, dei cento anni più “veloci” della storia dell'uomo, il fascismo continua a trovare terreno fertile.

Quand'ero piccolo costringevo mio padre a mettere a ripetizione, in auto, “le sorti de un pianeta” dei Pitura Freska; vi risparmio il veneziano, ma in sostanza la canzone insiste su due principi: la vita è un diritto e ogni vita va rispettata. OGNI vita, “che venga da una reggia o che venga dalla strada”: ecco perché, nella vicenda dell'omicidio di Willy, i più fascisti son quelli che insistono sul fatto che fosse un bravo ragazzo, perfettamente integrato nella nostra società. No, nossignori, anche fosse stato un gran pezzo di merda la sostanza non cambia: ogni vita va rispettata. Anche, udite udite, quella di Benito Mussolini: come ebbe a dire Sandro Pertini, Piazzale Loreto fu un errore di cui pentirsi per tutta la vita, e l'unico modo di riparare sarebbe stato di renderlo un monito per le generazioni a venire (suggeriva di mettere la foto del Duce appeso accanto a quella dei Presidenti, negli uffici e nelle scuole).

Proprio il Presidente socialista mi porta alla caratteristica “simpatica” dei fascisti: il loro modo di pensare, tanto dogmatico quanto volubile e incoerente. Hanno il mito della Gioventù Italica, e venerano l'uomo che ha mandato a morire il più alto numero dei “nostri ragazzi” della storia, ben consapevole che sarebbe andata così. Roba da inchiodare il cervello. Ma voglio parlare dei fascisti di oggi, di quelli che si rallegravano per l'omicidio di Carlo Giuliani, per il massacro della Diaz (sì, ci torno spesso, il G8 di Genova ha segnato profondamente la mia infanzia e la mia visione etica e politica) e adesso votano Salvini: andava bene pestare i No-Global, adesso si battono contro il mercato, vogliono i dazi e l'uscita dall'Euro.

Qui possiamo individuare le due peculiarità fondamentali del fascismo: opportunismo e violenza. Chiunque avalli comportamenti violenti è fascista. Chiunque pensi che sia giusto possedere armi per la difesa personale, ancor di più chi è favore della pena di morte o, in generale, dell'uso della violenza da parte delle forze dell'ordine. Praticamente si dichiarano a favore della disciplina e poi consentono ai rappresentanti dello Stato di fare il cazzo che gli pare usando quegli strumenti che dovrebbero, appunto, essere garanti di giustizia e legalità. Stupendo.

L'opportunismo però è ancora più fascista, perché più subdolo, più difficile da individuare. Riprendiamo il Mattew verdevestito, prima comunista padano, secessionista che cantava “Vesuvio lavali col fuoco”, oggi grande statista che fa i manifesti “Prima la Campania”. Ci sono idee dietro a questo? Ovviamente no, solo la brama di potere.

Messa in questi termini viene naturale chiedersi come tantissime persone, purtroppo sempre più, possano essere attirate da un sistema di potere che non si fa scrupolo di usare metodi meschini, e per giunta in modo palese, per crescere. Facile: con la paura. Paura del diverso, della novità, che siano i terroni, i negri, i froci, i fricchettoni... non importa, basta che la gente si senta minacciata. E l'evoluzione della Lega (senza più Nord) ne è il paradigma perfetto: se prima erano i Meridionali il grande pericolo, adesso che al Sud sbarcano gli africani si possono attirare anche loro dentro il sistema. Perché niente fa più paura della miseria e del rischio di perdere quel che abbiamo a causa di un nemico esterno; siamo tutti impegnati non a guardare oltre la siepe, ma a difendere il nostro giardino. Ma il bluff si scopre subito: il fascismo ha bisogno della miseria, e quindi farà di tutto per alimentarla. Salvini che non ha fatto niente per risolvere il problema dell'immigrazione è di nuovo l'esempio perfetto.

Perché il fascismo era, ed è, uno dei tanti sistemi, uno dei più efficaci, con cui “la Kasta” cerca di mantenere i propri privilegi. Il fascista si assoggetta alla morale comune, dettata ovviamente dai potenti (scusate l'abuso di termini da grillino, maledetti loro che se ne sono appropriati, ma è risaputo che la storia la scrivono i vincitori) e cambia pelle a seconda delle esigenze del momento. Per questo, come diceva lucidamente Pannella, nessuno è più fascista dei democristiani; il fascismo, morto Mussolini, ha proseguito a regnare, sia con la Dc, sia con la ridicola sinistra che ha svenduto il patrimonio statale a poche famiglie di industriali (esiste qualcosa di più fascista?); in un certo qual modo, più personalistico, anche con Berlusconi.

Senza dubbio i Cinque Stelle cercano in ogni modo di governare in maniera fascista (e quindi, sia chiaro, anche il Pd): basti vedere come sono disposti alla qualunque pur di rimanere in sella. Sia dal punto di vista politico, stravolgendo l'alleanza di Governo e tutti i loro principi fondanti (con l'ultima ridicola perla del Mandato Zero), sia da quello morale, continuando a sacrificare i morti in mare sull'altare del consenso. Eppure perdono terreno: non sono abbastanza bravi a fare paura, non sono ancora dei veri fascisti. Hanno dato un approccio troppo paternalistico alla miseria: il Reddito di Cittadinanza (lasciamo perdere le considerazioni sulla sua efficacia) ha l'evidente fine dell'immobilismo, anzi dell'impoverimento sociale (condizione perfetta per il proliferare del fascismo, come purtroppo s'incomincia a vedere), ma passa per una concessione da pappemolli incapaci (cioè, da quel che realmente sono), non per la mano santa di un Duce che vuol bene al suo popolo. Per questo possiamo stare ancora abbastanza tranquilli, certo sti fascisti aumentano ma ancora non ci sanno fare, come ebbe a dire Villaggio a Borghezio i leghisti vorrebbero tanto essere dei nazisti ma sono soltanto degli incapaci. Tocca però stare attenti e non avere paura di esporsi: riconoscere il fascista nel disonesto, in chi sfrutta una posizione di potere per raccomandare o intascare soldi, nei violenti di ogni genere, in chi discrimina, in chi rifiuta la novità, in chi trova sempre un nemico esterno per giustificare i propri problemi e le proprie debolezze. In sostanza, in tutti quelli che si vantano d'essere “uomini tutti d'un pezzo”, con sani e rigidi principi, col culto dell'onore, e poi sono solo dei grandissimi stronzi pronti a buttartelo in culo anche solo per passarti avanti in fila alle Poste. Oppure di creparti di mazzate ma solo in netta superiorità numerica.

mercoledì 2 settembre 2020

Fiori d'acqua

 Giulio Paci

Esistono luci che intravedono

Un silenzio.


Allora, vivo. Lei può dirlo.




È ciò che il legno disse al focolare, quella volta e poi mai più. Non è vero quanto si dice, che la poesia serve a ricordare. Se anche questo è vero, lo è solo per un fatto di giustizia delle parole. Non è meno vero che la poesia serva alle cose belle, affinché la bellezza rimanga tra noi e duri in eterno. La poesia ha un segreto che dovrebbe lasciar pensare, non tanto a quello che dice, nemmeno alla persona che ha scritto. È il tempo. È un fatto temporale. Vi è una persona spesso buona e generosa che non riesce a usare la propria memoria. Scrivere serve a eludere questo tipo di eventi. A restituire una traccia al mondo che altrimenti andrebbe trovata chissà dove. È un estremità in questo senso. Quell’uomo è malato e ancora non lo sa. Continua a usare parole, parole di cui solo lui conosce l’ordine, la mano del giocatore. Immaginatevi un uomo guardare il cielo in un pomeriggio d’estate. Un uomo che pensa o almeno ci prova, nell’intenzione. Un uomo per fortuna innamorato. È tutto finito. Egli vive una storia diversa. Emozioni di passaggio. Emozioni che nemmeno vede, tradotte a casaccio, rese vane al pari della verità, così che il narratore, l’altro che gli sta dietro, l’ombra che si è nascosta, possa star sicuro a dire, tenetelo lontano, non sa quel che dice. Il mondo ci piace così com’è. Non abbiamo bisogno di persone come lui, di fedi troppo importanti, di ragioni troppo sbagliate, troppo chiare. Servendomi di lui io vi restituisco la libertà. Non un uomo. Non è quello che mi avete chiesto.




La voce è anche lei una piccola rendita del tempo. Andava bene così: uno e non più di uno. È ben comodo. Non ha opinioni. Ha un debole per chi, come lui, si lascia pensare. Però mi sorride perché lo vuole. È l’unica cosa importante per noi. Non ci conosciamo più di così. Dice sempre molte cose. Ma con me parla una sola lingua. Ha il ben volere di guardarmi. Chi insiste a fare il contrario è costretto a spendersi al posto mio.




Sono le persone come lui ad essere come i fiori d’acqua, gli unici fiori rimasti ormai, sulla terra. Sono fiori di una strana lucentezza. È un fatto culturale che ci si ricordi di essersi già trovati davanti a loro, in un sogno, in un momento di evanescenza delle piccole cose, che rendono e hanno reso il mondo più grande della nostra stanza d’albergo. Ormai. Si, perché il mondo poteva benissimo restare grande come all’inizio. Non è vero che è ancora uguale a prima. Sono questo tipo di fiori a ricordarlo. Essi hanno, sì e no, le parole che riusciamo a dare. Muoiono, scompaiono, insieme alla pioggia. Chiaramente. Poiché non servono più a niente. Riescono a crescere, nascono, fioriscono dal loro seme, appena ne sono sicuri. L’ultima goccia se n’è andata, caduta. Ogni goccia è un seme che non sapevamo. Questa forse è l’altra faccia del vento. Quando la gente come lui viene presa e messa lì, dov’è che tutti ridono, si lamentano e non hanno niente. Un uomo a cui è stato tolto il sogno della propria vita. A cui la vita è stata rubata. Costretto a lottare. Per rimettersi in piedi. Senza far niente. Rinunciando al proprio coraggio, si è fatto aiutare. È l’uomo più egoista e eccentrico che abbia mai conosciuto. Diventato sempre più trasparente. Se una donna dovesse vederlo, prenderebbe le misure a qualcosa, ma non ne siamo certi.




Tutto prosegue alla stessa maniera. Ce ne siamo accorti. Per questo abbiamo bisogno di errori. Pensieri sbagliati. Per chi scrive è diverso. Deve poter dire simili verità, simili sciocchezze. È chi scrive questo valore delle cose. Poiché chi scrive è l’immagine da cui nasce questo segreto. Conoscessimo a fondo la sua vita, ce ne accorgeremmo, abbandoneremmo la penna, i fogli bianchi, la carta di giornale. Vita, vita e nient’altro. La noia di questo secolo, il benessere raggiunto dice questo. L’ambizione si è arresa a muovere il male, a divertirsi, per mano del niente, del vuoto, dei piccoli atti egoistici. Nessuno riesce a dichiarare più niente. Nessuno può decidere da solo cosa e quando ascoltare. Siamo lì, ognuno con la faccia di fronte a quella di un altro. Crediamo a tutta la realtà che ci viene data. Abbiamo fiducia di credervi. Serve a qualcosa, è l’unica speranza rimasta. D’altronde, è ancora l’unico modo per far proseguire la specie. Un sorriso. E poi? Poi lascerò passare ancora un giorno. Mica importa, un bacio, nemmeno so ricordarne la sensazione. Mi pare forse, quella cosa, che mi ricordava di avere una mente, un filtro, una possibilità. Se le cose stanno così, posso solo accontentarmi dei baci e le carezze di mia madre. D’altronde l’ho già detto. È un fatto che si sia smesso di ricordare.




Ho visto un uomo sedersi e mangiare. Ho visto un uomo seduto mangiare un buon pasto. Sulla tavola dei fiori d’acqua. Perdonare il tempo. Perdonare il tempo per la sua offerta. Ho già visto quella donna. Ho già visto quell’uomo esser costretto a fingere non sia mai accaduto niente. Ci sono amori che vivono ringraziando una possibilità, rimanendo fedeli a quello che si deduce dalla reale intenzione di ciascuno. E nessuno degli amanti ha mai detto una parola. Un modo per sognare. Quanto basta a restare indifferenti senza troppe parole. Mai detto io non ti lascio più. Cos’è che veramente ho pensato, sono stato io. Non posso più andare oltre a quello che sei. Sono ormai scomparso dalla luna.




Lo so. È inutile io ti guardi. È già diventato inutile tutto l’amore che riusciremo a darci. Chi sei, non l’ho mai saputo. Eppure qualcosa me lo hai detto, sono io ad averlo veduto, io, con i miei occhi e basta. Qua una partenza è sempre una falsa partenza. Un altro modo per diventare ridicoli. Un modo per crescere, che equivale a sentire sempre meno, serve a eludere qualsiasi pensiero. Fedeli alla realtà, gli uomini, andrebbe chiesto a mia madre. Non so cos’altro vuoi farmi vivere. Ma è certo ne uscirò solo e senza sforzo. Perché la fantasia muoia. L’amore resti soltanto una promessa, un coraggio, l’unica maniera di viversi. Mi hai sempre dato la possibilità di risultare naturalmente il timbro della mia voce. L’espressione di una pausa che certo non potrai dire soltanto mie. I pensieri. I pensieri restano, quell’inutile differenza tra il sole e il cielo sottostante. Ci sono un sacco di persone intenzionate a prendersi cura di me, ma non fanno attenzione, credo sia una scusa per guadagnare un po’ di benessere dalla disperazione troppo facile a crearsi in un’anima vuota. Tanto, loro, dalla loro parte, hanno ancora la dignità. La vita. La vita per loro è ancora un fatto di possibilità.


mercoledì 5 agosto 2020

Soldati

Niccolò Ferri

- Ecco che un altro amico ci ha lasciati - disse un primo.

- Non ci posso ancora credere che non sia più con noi - continuò un secondo con dolore - era un caro amico, gli volevo bene, ed era troppo giovane per andarsene -

L'aria si era fatta stretta, triste, in pochi avevano il coraggio di dire una parola, la maggior parte dei presenti si limitava ad andare avanti e indietro intorno ad una luce soffusa, la malinconia era padrona della situazione.

- Come è successo? - una voce si levò in maniera confusa dalla massa di presenti.

- E' stato ucciso, come quasi tutti i nostri, del resto. - affermò con autorità quello in disparte, che era evidentemente il capo dell'assemblea.

- La situazione è intollerabile - gridò qualcuno, e nel tono della voce si poteva intuire un sentimento misto di rabbia, frustrazione e dolore per la perdita dell'amico - Abbiamo avuto già quindici vittime negli ultimi due giorni - continuò - quindici vite spezzate prematuramente, ed oggi la lista va ad aumentare -

Tutti erano visibilmente stanchi della situazione, delle troppe vittime, dell'alone di morte che li circondava. La paura era troppo grande, i più deboli temevano persino di uscire da soli.

- Non possiamo stare fermi qui senza fare niente, dobbiamo reagire, anche nel nome dei nostri compagni che ci hanno lasciato, perchè la loro memoria non venga infangata dalla nostra codardia – esclamò una voce decisa e sprezzante, tipica dei giovani. A questo punti tutti incominciarono ad urlare, erano esaltati da ciò che avevano udito, e più che mai intenzionati ad organizzare squadre di guerriglia e di resistenza per far fronte al problema.

All'improvviso il cielo si oscurò, e dall'alto una grande ombra calò su tutti i presenti.

- Oh no! - erano terrorizzati - il nemico è arrivato, ci ha scoperti! -

Ma era troppo tardi. Si trovarono tutti schiacciati da una grande zanzariera di plastica.

- E' dura la vita di una mosca al giorno d'oggi - pensarono, mentre le coscienze andavano affievolendosi.

giovedì 18 giugno 2020

L'anno sabbatico di un clown: marzo

Rey Kalaria

Ma Christo... un'altra multa. Ma guarda te se sti stronzi devono lavare questa strada proprio il giorno che ci lascio io la macchina.
Il lunedì! Pensavo fosse un giorno buono per sbronzarsi e non tornare a casa. Ma guarda te se sto stronzo deve lasciare la macchina su questa strada, proprio il giorno che devo lavarla io.
Almeno d'ora in poi ho il privilegio di lavorare, con un bel contratto da dodici ore settimanali, ma solo per adesso, così le pago da solo le multe.
Il telefono! È quella santa di mia sorella, la più grande. Portatrice di notizie e gossip, voce di tutta la stirpe Kalaria.
-Pronto-
-Rei, Zio sta male. Mi sa che i dottori non possono fare più niente. Gli rimangono pochi giorni-
-Cazzo!-
-Vieni qua per favore, dobbiamo stare vicini alla Zia, a Blerim e Sadete-
-Arrivo, tra un'ora sono lì-
-Vieni subito!-
-Ela arrivo, cazzo, non posso partire subito!-

Cazzo! Stupido! Sono fatto, e mai in grado di affrontare la situazione.
-Ragazzi, io vado. Mio Zio ha finito di vivere, ora aspetta solo la fine-
Devo stare attento, se non voglio pagare un'altra multa. Aaah, non è il momento di pensare a queste cose. Sì eh! Ti permetti pure di sentirti scocciato di doverti presentare alle persone che ti amano, alle quali farebbe bene la tua presenza. Tua?! Dell'aborto di te stesso che in fretta deciderai di mettere in piedi.
Piangi vai, vigliacco.
-Oooh, sono fuori, vienimi a prendere, non so dov'è Zio-
-Arrivo-
Eccola, già mi guarda come se, oltre alla sagoma della merda che vede, sentisse anche il puzzo della merda che sono, che mi sento, che... VAFFANCULO!
-Ciao Bazze-
Madonna come sta!
Da quant'era che non ci abbracciavamo così. Non glielo dico.

lunedì 8 giugno 2020

Falsa partenza

Francesco Chironi


Camminare in questa città è camminare nei corridoi di casa: sai dove vai anche al buio. Riempie di tempo, non c'è dubbio, ma sono comunque domiciliari.

Sentirsi rinchiuso in casa perché fuori è freddo, ci sono pericoli e il doppio dei problemi che possono annidarsi qui, tra le mura.
C'è la pioggia e c'è anche il sole, il tuo sole.

Noi amanti della luna, piccola, pallida, eppure tanto profonda da far dimenticare il ricordo della luce. Insomma siamo pessimi ottimisti, ma almeno ci proviamo e questo ci rende fieri.
Un centimetro è l'infinito in questa piscina di catrame.

Però che peccato sprecare tutto quel fervore che senti nell'incontrare difficoltà, quella grinta in più che avresti se non dovessi pensare a quel senso di delusione di non riuscire a farcela, quella disperazione di dover tirare avanti se non vuoi provare quel senso di delusione. Ma di nuovo mi consola quella gioia nel vedere che anche se non hai scalato tutte le montagne sei arrivato a metà della catena montuosa.

Eppure sono qui, in bilico tra due fronti: uno pieno di paure, novità, sofferenze, crescite e bellezza; l'altro altrettanto colmo di abitudini, sicurezze, intolleranza, familiarità e bellezza.
C'è la guerra, volano proiettili decisi e ritirate fugaci. Mi ritrovo in mezzo con un paio di mutande per nascondere gli ultimi segreti e uno scontrino con gli insegnamenti dei miei: uno scritto in grassetto e l'altro ormai troppo sbiadito